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di Ernst Von Glaserfesfeld
Avevo
intenzione di cominciare questa chiacchierata, come si fa di solito per rompere
il ghiaccio nei congressi, con qualche battuta su argomenti futili . Ma sono
rimasto sconcertato dal triste annuncio del Professor Trappl.
Essendo stato in
viaggio nelle ultime due settimane, non sapevo della morte di Gordon Pask sino
a questo momento, e ancora non mi capacito di una perdita così grande. Gordon
mi ha aiutato con generosità trent’anni fa, quando incominciai l’insegnamento
negli stati Uniti, ed è senza limite l’aiuto che le sue idee mi hanno fornito
nello sviluppare il mio pensiero. Adesso sono oppresso dal profondo rimpianto
per un amico che se n’è andato e che non ho mai ringraziato abbastanza per
l’ispirazione che mi ha fornito. Lasciatemi allora iniziare dicendo che spero
sinceramente che uno studente sveglio raccolga e registri la storia dei primi
dieci o quindici anni della cibernetica prima che siano irrimediabilmente
dimenticate: troppe affascinanti caratteristiche personali e intellettuali dei
suoi inventori. Sfortunatamente tutto sono tranne che uno studente sveglio. Ho
solo avuto, per caso, alcune opportunità d’essere testimone dello sviluppo di
questa disciplina rivoluzionaria come un profano entusiasta che ne è stato
profondamente influenzato. Ciò che mi convinse ad avvicinarmi ad essa è il
fatto che i suoi padri fondatori, specialmente Norbert Wiener e Warren
McCulloch, pensavano alla loro impresa non esclusivamente come ad una tecnica,
ma anche come ad un nuovo, potente approccio alla filosofia. Ma i due interessi
si sono rapidamente separati e gli eccezionali successi matematici e
tecnologici della cibernetica ne hanno, sino a poco tempo fa, oscurato il
potenziale filosofico.
A giudicare
dalla lista dei simposi annunciati nel nostro programma, anche il punto focale
di questa conferenza, si concentra ampiamente sulle innovazioni tecniche e le
nuove applicazioni in una quantità di settori. Correrò, quindi, qualche
rischio, nel parlare di cibernetica e arte del vivere. Spero che alla fine mi perdonerete. Comincerò
ricordando un’affermazione che fece Warren McCulloch in una conferenza alla
University of Virginia nel 1948. "Aver provato che un’ipotesi è falsa è il
picco più alto della conoscenza". Il mondo "reale" non ci mostra
quando abbiamo ragione, bensì quando abbiamo torto. Tutto ciò che proviamo sono
i limiti che ci impediscono di agire in una certa maniera. Quando lessi gli
scritti di McCulloch, nei primi anni 60, ero da tempo completamente
insoddisfatto dall’epistemologia tradizionale. Quell’affermazione fu per me
un’autentica rivelazione. Qualche tempo dopo m’imbattei negli scritti di
Gregory Bateson sulla "Cybernetic Explanation" (1972), nei quali spiegava
che ciò che rende la cibernetica differente dalle altre imprese scientifiche è
il fatto che essa opera attraverso i limiti piuttosto che attraverso le cause
efficienti. Bateson citava, come primo esempio, la teoria dell’evoluzione, dato
che la selezione naturale elimina soltanto ciò che non è adatto . Le proprietà che permettono ad un organismo di
sopravvivere non sono create dalla selezione ma sono il risultato di variazioni
casuali. La teoria dell’evoluzione si applica alle specie e ai caratteri geneticamente
trasmissibili che le caratterizzano. Le specie non hanno alcuna conoscenza,
qualunque esse siano, e gli organismi che compongono una specie o hanno le
proprietà che permettono loro di sopravvivere, o non le hanno. Esistono,
tuttavia, molti organismi, che chiamiamo intelligenti in virtù del fatto che
sono capaci di imparare attraverso la propria esperienza. Ciò che imparano,
ovviamente, non è trasmissibile geneticamente, ma può aiutarli a sopravvivere.
Imparano ad evitare alcuni limiti presenti nel mondo che sperimentano. In altre
parole, imparano ad essere meglio adattatati tra gli ostacoli che l’ambiente
pone sul loro sentiero. Se prendiamo il concetto di adattamento e lo
applichiamo al problema di come raggiungiamo la conoscenza delle basi sulle
quali tentiamo di stabilire la nostra esistenza, arriviamo ad una teoria della
conoscenza radicalmente diversa dalla maggior parte delle epistemologie dei
filosofi tradizionali. Dato che Vienna è una specie di roccaforte
dell’"Epistemologia Evoluzionista", voglio porre in rilevo che il
modello di cognizione di cui sto parlando non si adatta ad quello
"stampo", La ragione principale è che la conoscenza nel modello
cibernetico non è mai conoscenza di un mondo reale. E’ la conoscenza di ciò che
possiamo o non possiamo fare. Gli ostacoli che si manifestano come limiti, sono
semplicemente i confini dello spazio accessibile all’esperienza. Sono in
relazione con il modo di sperimentare dell’organismo, non rappresentazioni di
una realtà indipendente. La conoscenza, secondo questa teoria non è quindi
un’immagine della realtà, ma un repertorio di azioni e pensieri che
nell’esperienza passata hanno avuto successo. In tal senso questa teoria della
conoscenza sostituisce la nozione di rappresentazione del vero con la nozione di
capacità di vivere . Piuttosto che scendere nei dettagli della teoria,
disponibili altrove ( cfr. Glasersfeld, 1995), vi darò degli esempi tangibili
di come io la vedo. Ho passato gli ultimi dieci giorni a Chamonix e sulle
montagne intorno al Monte Bianco. E’ stata un’esperienza piena di nostalgia,
dato che quarant’anni fa passavo molte primavere sciando sui ghiacciai delle
Alpi. In quel periodo non c’erano impianti di risalita o altri mezzi che
portavano migliaia di sciatori sulle vette. Si era da soli, e se volevi sciare
giù per la montagna, prima la dovevi scalare. Guardando indietro, ciò mi ha
fornito un buon esempio di come fare i conti con i limiti. “Se vuoi andare su e
giù per una montagna, la devi guardare piuttosto attentamente”. Volevi raggiungere
la vetta ma hai sbagliato semplicemente perché hai scelto la via più facile. Un
montanaro esperto, per prima cosa immagina i luoghi dove non deve andare. A questo punto puoi fare delle scelte, ma le fai all’interno dello spazio lasciato libero
dai limiti della montagna. "Conoscere" una montagna, significa sapere
dove, lungo i suoi pendii, sei relativamente al sicuro: significa che hai
imparato quali sono i sentieri percorribili. Si arriva alla nozione di
percorribilità in molte maniere.
Una di
queste è il principio di Leibniz e Maupertuis formulato molto tempo fa: il
principio dell’ultima azione o, rispettivamente, dell’ultima resistenza.
L’acqua segue sempre più che può l’attrazione di gravità. Quando piove su una
collina, l’acqua scorre a valle dove trova un passaggio. Se viene arrestata, si
raccoglie e alla fine scorre al di sopra o attorno all’ostacolo. Questo,
ciclicamente modifica la forma delle colline, rende praticabili nuovi percorsi
e incontra nuovi limiti.
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