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di Marco Chisotti
Viviamo la
nostra cultura, siamo parte di essa, l'umanità, per come la conosciamo, non
esisterebbe senza cultura, ma noi non ci accorgiamo di quanto ne facciamo
parte, rispondiamo ad essa come ad un programma da cui difficilmente ci possiamo
sottrarre proprio perché fa parte di noi, della nostra vita, del nostro
pensare, ragionare, scegliere, decidere.
Così
viviamo con una consapevolezza viziata da luoghi comuni, ipotesi dannose,
criteri fasulli, ma è un prezzo che dobbiamo pagare per avere legami ed
affetti, la forza dei pari, del gruppo, l'aiuto, la solidarietà, e quant'altro.
Ogni
organizzazione pur partendo da basi semplici, nell'intento di favorire i
risultati che si raggiungono, perde rapidamente la sua funzione iniziale
divenendo sempre più complessa. Il motivo di tale trasformazione è da
ricercarsi nel lavoro dei singoli individui che concorrono al suo mantenimento,
appartenendo questi ultimi a sistemi che tendono a complessificarsi, venendo a
contatto con realtà più più semplici, quali l'organizzazione da loro creata o
gestita, con l'andar del tempo la rendono sempre più complessa, dimenticandone
in fondo la sua funzione originaria semplificatrice.
Il rischio
della complessità è un rischio diffuso, legato alla semplice organizzazione
interna della nostra identità, prova ne è il fatto che per non cadere nel
tentativo di rendere complessa la nostra organizzazione, accediamo ad un senso
comune condiviso che mantiene in noi un minimo comune denominatore all'insegna
della semplicità.
Rispondere
alla cultura in cui si è nati è dunque importante per mantenersi in comune
intesa su come orientarsi nella propria vita. Voglio prendere a prestito un
pensiero semplice ma ben articolato, per come l'ho percepito, e senza
addentrarmi in merito lo accenno brevemente per chi ama la semplicità come me.
"La scoperta consiste nel vedere ciò che tutti hanno visto e nel pensare
ciò che nessuno ha pensato" ci è
suggerito da Szent-Gyorgy, l'ipnosi è sostanzialmente un lavoro di questo tipo,
scoprire il possibile cambiamento per le persone, anche se è più corretto
parlare di costruzione del cambiamento, va cercato dove tutti possono guardare,
ma solo pochi riescono a vedere. Il pensiero del terapeuta va di solito dove le
persone non sono state capaci ad andare.
E' per
questo motivo che l'ipnosi serve per cambiare, cambiare le abitudini, cambiare
i pensieri, le idee, i luoghi comuni, far notare i limiti per dare nuove
opportunità, abbassando la critica ci permette di apprendere nuove dimensioni
di pensiero, nuove esperienze, dunque nuove relazioni possibili. Oltre a questo
il lavoro con l'ipnosi sviluppa il potenziale mentale delle persone, mettendole
nella condizione di sviluppare più facilmente il proprio cambiamento.
Ora, per
entrare in merito alle struttura delle nostre credenze, e dei meccanismi
attraverso cui le formiamo, guardiamo il mondo dell'ipnosi, considerandola come
l'esperienza principale in grado di declinare gli stati mentali di una persona,
al pari del mondo magico, trae i suoi limiti dai limiti della mente stessa,
così è possibile vedere in questi 4 punti cosa succede al contempo nella mente
e nell'intelligenza umana, per cui il nostro sistema di credenze si struttura:
La mente
umana ha l'incapacità o la grande difficoltà di fare tesoro dell'esperienza ed
imparare dai propri errori, ogni nuovo individuo ha bisogno di farsi le sue
esperienze, che divengono così le sue relazioni con l'esterno, codificando i
propri credo, mano a mano che tali esperienze gli “causano” il mondo.
L'intelligenza
umana ha come l'incapacità o la difficoltà di modificare i propri schemi
mentali, in funzione delle novità incontrate. L'intelligenza tende a mantenere
uno status quo, un omeostasi interiore, un equilibrio che non deve modificarsi,
dunque qualunque cambiamento di credenze può avvenire solo gradualmente, ci
vogliono almeno 4 mesi perché avvenga un modellamento delle nostre strutture
neuronali che hanno appoggiato, nella vita dell'individuo, un cambiamento in
atto.
La mente
umana ha l'incapacità o la grande difficoltà di discernere i veri
presupposti, problemi e criteri di
giudizio da quelli falsi, raccogliendo una inutile mole di dati di riferimento.
La mente tende a gestire la quantità, in un principio di economia è più
semplice da gestire, che non la qualità, più impegnativa da amministrare.
L'intelligenza concreta, la più antica forma intelligente, ha sempre gestito
grandi quantità di elementi, non curando i dettagli, valutando l'insieme, con
l'intelligenza astratta, un tempo esperienza eletta, elaborata all'interno
delle tribù solo da alcune persone designate come sciamani, sacerdoti,
stregoni, si è cominciato a porre attenzione a dettagli e conoscenze sempre più
particolari.
L'intelligenza
umana ha l'incapacità o la grande difficoltà di concepire mezzi adeguati ai
fini, ricordare i fini nell'uso dei mezzi, e distinguere cause finali da cause
efficienti, il risultato è un accumulo di credo orientati a sostenere, o
favorire, certe esperienze accumulate in passato e mai messe in discussione.
Approfondendo
i meccanismi coi quali costruiamo i nostri sistemi di credenze, dal lavoro di
Miller, Galanter e Pribram, autori di “Piani e strutture del comportamento”,
tra i primi ad interessarsi della costruzione teorica del concetto di
feed-back, emerge che con l’ipnosi si ha qualcosa di simile al sonno profondo:
il soggetto elimina il proprio linguaggio interno col quale elabora normalmente
i suoi Piani d'azione e a questo subentra la voce ed il Piano
dell'ipnotizzatore.
Così anche
nel lavoro di Weitzenhoffer emerge questa incapacità, o comunque la difficoltà
a parlare dei soggetti in stato di trance già a livello medio oltre che
profondo.
L'esperienza
ipnotica mette in luce come tutti i sistemi d’apprendimento che costituiscono
le nostre esperienze, come, in particolare, i quattro livelli che vengono
attivati in un sistema educativo rivolto alla crescita o al cambiamento di una
persona:
1.
Caricamento nell'individuo di un programma, che viene proposto come base da cui
partire, il programma si presenta come un piano coerente e completo di
comportamento, al quale l'individuo viene instradato, quasi sempre come unica
soluzione, al massimo sono presentati più programmi, identici nella sostanza,
in grado di generare un illusione di scelta.
2. Viene
dato un feed-back positivo dove sono premiati tutti gli atteggiamenti in linea
con il programma, così vengono dati riconoscimenti diretti ed indiretti a chi
si allinea col piano programmato, non ultimo livello di incentivo è
l'adeguamento al gruppo, un forte somiglianza coi pari, ricercata dal singolo
per essere accettato, ed entrare in assonanza col gruppo, al contrario non
rimane che la dissonanza, difficile da mantenere nel tempo .
3. Viene
dato un feed-back negativo dove vengono puniti direttamente o indirettamente
atteggiamenti non in linea coi piani proposti, l'isolamento e l'emarginazione
dal gruppo dei pari è solo uno degli esempi di pressione all'uniformismo.
4. Vengono
poi censurati i piani alternativi al programma proposto, ogni iniziativa
personale creativa viene disincentivata, solo poche proposte alternative sono
accettate e nel tempo integrate nel programma.
Ed eccoci
tornati alla cultura, la struttura da cui siamo partiti è anche il punto
d'arrivo, la cultura come conoscenza ci impegna, obbligandoci a prenderla in
considerazione, il più delle volte ne siamo influenzati senza poterci accorgere
dell'esperienza stessa, dando per scontato o pensando “così fan tutti”. Cosa
crediamo è una condizione essenziale per comprendere chi siamo, noi siamo
quello che crediamo di essere, e questo sistema di credenze è parte del nostro
cervello evoluto, parte della neo-corteccia, gerarchicamente controlla i nostri
sensi, la nostra volontà, i nostri desideri, si potrebbe pensare che non ha
antagonisti, non ha rivali, ma per nostra fortuna non è proprio così.
Sebbene ciò
che crediamo è parte essenziale dei nostri meccanismi decisionali e selettivi,
esiste almeno un'altra parte in ogni individuo che la pensa diversamente, se
non fosse così l'uomo sarebbe, di per sé un robot, asservito ai credo
collettivi. Esiste uno spirito in ogni essere umano, oltre all'anima che, lo
dice la parola ci anima, e ad un corpo, che ci permette di interagire con la
materia esistente, uno spirito che potremmo pensare trasversale all'esistenza
individuale, vale a dire che usa l'esistenza individuale, a carattere
verticale, per continuare trasversalmente la sua esistenza. Questa nostra parte
spirituale, interagendo con la coscienza dell'individuo, è in grado di
influenzare il il sistema stesso di credenze del singolo individuo, accrescendo
o riducendo il suo impatto nella vita, e così il comportamento finale di un
individuo, ma questa è un altra storia e dunque ce la riserviamo per una
prossima puntata, dal momento che ci porta nel vivo delle nostre esperienze con
l'ipnosi regressiva.
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