Menu

Login Form






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati
News arrow Articoli arrow Costruttivismo tra luci ed ombre
Costruttivismo tra luci ed ombre PDF Stampa E-mail
Limiti e possibilità di un pensar costruttivista che è limitato dall'osservatore e viaggia tra luci ed ombre. Un pensarsi nel dominio di una realtà che dipende da chi l'osserva più che da se stessa. Alla luce ed al buio del costruttivismo. Sento sempre d'essere ben accompagnato dal processo costruttivista, sento di poter dare le giuste risposte ad ogni quesito, sopratutto di non ecceder in spiegazioni limitanti ed appassionate che persuadono o addirittura suggestionano più che convincere. L'idea che la realtà è prima d'ogni cosa frutto personale di chi la esperisce è semplice da comprendere ma difficile da accettare, sopratutto non si vuole accettare le conseguenze di tale concetto, accettare la limitatezza dell'esperienza sensitiva, noi pensiamo e viviamo costantemente entro il nostro stato mentale difficilmente ne dubitiamo, difficilmente lo confutiamo, per farlo dobbiamo negarci l'unica esperienza che in fondo possediamo l'idea di noi stessi, la nostra identità. Così non potendo sfuggire alla logica costruttivista, i fatti di cui si circonda l'esperienza dell'ipnosi, m'addentro a dire di trovarmi spesso dinnanzi ai miei limiti, i confini del mio stato mentale, in base a come mi sento sono ed è così anche attorno a me, ciò che percepisco è strettamente legato al mio stato mentale, alla logica di quel mondo da cui dipendo per poter esser me stesso. Riconosco che il pensiero costruttivista ricorsivo risulta sempre difficile, o meglio di difficile applicazione, non potendo uscire dal mondo (stato mentale) in cui mi trovo, ogni esperienza dipende da un osservatore, non posso prescindere dal mio essere per dire, sentire, pensare, percepire, interpretare o capire, non poppo prescindere da come sono. Una volta che si comprende il concetto che porta con se l'esperienza della realtà, per quanto mi riguarda si comprende l'idea dell'osservatore ed osservato, non essendoci una posizione migliore d'un altra in assoluto, non rimane che decidere il contesto entro il quale il tutto si dispone, ed è all'intenzione che dobbiamo arrivare per comprendere dove porta la notizia, l'informazione, l'idea. I presupposti del nostro vivere custodiscono la nostra intenzione, non sempre frutto cosciente, spesso prodotto inconscio dietro le nostre scelte, le decisioni, i comportamenti, viviamo costantemente in un equilibrio di scelte e "pulsioni" inconsce, ma è alla volontà a cui diamo meriti e colpe, il prodotto finale di un complesso flusso di azioni mentali. La coscienza ci inganna, facendoci credere, sentire, esperire continuamente l'idea, il pensiero come un fatto, lo sento, lo vedo quindi è vero, dimenticando il complesso articolarsi degli stati mentali sottesi ad ogni attività della mente, senza entrare in un dominio di tipo filosofico posso dire d'essere senza menzionare quando e/o dove, o quanto, o senza implicare ripeto a cosa, a chi, e senza cadere in un interpretazione dissociativa in cui parlo di me in terza persona? Non è possibile! Viviamo costantemente in uno stato di trance dal momento che siamo soggetti costantemente a focalizzarci nel tempo e nello spazio,a quantificare oltre che qualificare le nostre sensazioni, ad implicare ed implicarci in pensieri, concetti, ragionamenti "superstiziosi" del tipo causa effetto, e siamo costantemente dissociati in altro dal quell'io da cui partiamo. Senza renderci complicato un delicato pensiero di trance, siamo costantemente in uno stato mentale che produce in noi l'idea stessa, dunque lo stato mentale che lo produce. È altamente ricorsivo il nostro vivere, non c'è da stupirsi che si possa dare in escandescenze quando gli equilibri del nostro vivere si alterano, ieri, tanto per fare un esempio, tornato da un viaggio di 500 km nel manovrare in cortile la macchina ho strisciato quella di mio padre senza neppur accorgermi ne sentir rumore, così da rendermi conto di quanto la percezione possa esser distratta o deviata dal contingente, da stimoli e sensazioni dimenanti, o concentrazioni protratte o quant'altro, così viviamo quotidianamente in un'identità (stato mentale) che i sui limiti e le sue possibilità ma i cui confini spesso son persi di vista assieme alla logica, al buon senso, al buon pensiero, alla comprensione ..... Non so ben da dove son partito ma torno alla coscienza, quella che mi ritrovo, ai suoi confini, alla sua esistenza, sono la coscienza che penso di essere, sono confinato nella coscienza che dichiaro, confronto, vivo costantemente, ma sono anche nel flusso delle trac e, stati mentali da cui dipendo, sono in una costante idea del mondo, della vita, del reale di cui ho bisogno e da cui dipendo costantemente, così rimango in attesa di un comprendere, conoscere, capire più esteso di quello da cui son partito. Una buona fine estate a chi è rimasto ad ascoltare il proprio mondo sincronizzandolo al mio!
 
< Prec.   Pros. >