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di Marco Chisotti
Ciò che è
eticamente corretto ci appartiene e nessuno e niente può e deve allontanarci da
questo bisogno/fine, dire, dare, fare, immaginare, costruire, progettare, e
tutta la vita ci ruota intorno e si immerge continuamente nel dubbio,
accelerando, avvicinando, allontanando ogni individuo dal suo senso morale, ma
ogni volta che si fa qualcosa con gli altri o per gli altri la vita ci riporta
ad un bisogno etico.
Il
costruttivismo é una teoria universale, é cioè, secondo la definizione di
Luhmann, applicabile a se stessa, un principio di second’ordine. Questo spiega
perché si pretende dal costruttivismo radicale la presenza del dubbio, esso
infatti, a sua volta non può essere un "vero". L'individuo è
necessariamente un elaboratore di terz'ordine, che computa il prodotto delle
sue computazioni, la conoscenza ci obbliga a modificare il nostro stesso modo
di percepire. Prendiamo per esempio Il concetto (non costruttivista) di realtà,
osserviamolo da un punto di vista costruttivista: come viene costruito e
negoziato? Tramite le "prove di realtà" (che possono essere di senso
comune o di esclusiva pertinenza del mondo scientifico: da "questa roccia
esiste perché posso toccarla", a "siamo riusciti ad isolare un
khgbzxk, quindi sappiamo che esiste!"). Per prove di realtà (o
semplicemente "prove") s’intendono narrazioni sulla realtà (composte
da differenziazioni e correlazioni) già a lungo negoziate e ormai condivise.
Così come esistono le metafore morte (le catacresi) allo stesso modo esistono
argomentazioni morte, cioè non bisognose di essere più risollevate (per
esempio, oggi, un'argomentazione morta, almeno per il senso comune, é che la
terra è tonda.) Fare riferimento a una di queste narrazioni significa
assicurarsi l'assenso dell'interlocutore evitando ulteriori discussioni. E’
bene ricordare che questo procedimento ha avuto una storia e che è cambiato nel
tempo, e non mi riferisco solo al fatto che c'è stato un tempo in cui per
esempio era indiscutibile che la terra fosse piatta, ma al fatto che c'è stato
un tempo in cui non era usato il concetto di prova (concetto che inizia a
prendere forma con la nascita della retorica, in epoca primordiale la
"conoscenza" non era frutto di negoziazione, si limitava al possesso
dei nomi: Salomone era ritenuto "sapiente" solo perché conosceva il
nome di tutte le piante esistenti.) Il ricorso ad "argomentazioni
morte" (le prove) è un altro aspetto del tener conto, nelle interazioni
dialettiche, di ciò che l'altro sa già: cioè di alcuni suoi costrutti, quelli
che sono già stati negoziati e condivisi da "tutti". Nel primo cap.
della Retorica Aristotele afferma: “... é necessario infatti che i discorsi e
le prove siano posti dalle nozioni comuni...”
Il
procedimento di queste negoziazioni? Uno schema semplice potrebbe essere
questo: gli interlocutori interagiscono proponendo la loro visione (fatta di
differenziazioni e di correlazioni) come se fosse vera, supportandone
l'autenticità con ciò che ha il significato già condiviso di prova di realtà.
Nel fare questo anche la prova stessa è parzialmente negoziata, aggiornata,
aggiustata, resa chiara al punto di vista dell'altro. Quando poi l'accordo é
raggiunto, e cioè sono entrambi acquietati perché condividono prove di realtà,
la "narrazione" che emerge, oltre che essere condivisa, comune,
appare come se fosse una parte del mondo reale, come realtà. I nostri ipotetici
interlocutori hanno costruito insieme, e ora lo condividono, un accordo su
qualcosa che ora appare vero proprio grazie a quell'accordo. Questo é il senso
con il quale noi diciamo che le persone costruiscono la realtà. Mi pare che
questa definizione concordi nella sostanza con quella data da von Glasersfeld.
Risulta
convincente l'affermazione di von Glasersfeld tesa a tranquillizzare gli
avversari del costruttivismo, esso non nega la realtà ontologica, ma soltanto
la possibilità della sua rappresentazione. A leggere von Glasersfeld viene a
mente Zenone, ritenuto da Aristotele l'inventore della dialettica perché dopo
aver accettato le tesi dell'avversario ne deduceva una interpretazione diversa
costringendolo a percorsi coerenti con le sue premesse, ma non ancora
immaginati o sperimentati. Affinché l'altro abbracci la posizione
costruttivista questa infatti deve essere convincente, verosimile, apparire
isomorfa alla realtà.
Una frase
di Wittgenstein dice "...la tendenza di tutti gli uomini che hanno cercato
di scrivere o parlare di etica o religione era quella di imbattersi nei limiti
del linguaggio. Questo sbattere sui muri della nostra gabbia é perfettamente e
assolutamente senza speranza. L'etica, se nasce dal desiderio di dire qualcosa
in proposito al significato ultimo della vita, il bene ultimo, l'assoluto
prezioso, non può essere scienza. Ma é una prova della tendenza nella mente umana
che io personalmente non posso non rispettare profondamente e non
ridicolizzerei per nessun motivo anche a costo della mia vita." In questo
senso, così drammaticamente suggerito da Wittgenstein, questa teoria di secondo
livello é strettamente vincolata all'etica.
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