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L'esperienza tra costruzione e conquista PDF Stampa E-mail

di Marco Chisotti

Ovvero chi siamo da dove veniamo dove andiamo.

La realtà e i suoi pezzi, meglio detto come fare a pezzi la realtà!

'Sotto l'immagine rivelata ce né un'altra più fedele alla realtà e sotto quest'altra un'altra ancora e di nuovo un'altra ancora fino alla vera immagine di quella realtà assoluta che nessuno vedrà mai.'
(Tratto dal film: 'Al di là delle nuvole' di W. Wenders, M. Antonioni)

Il linguaggio e la realtà sono, ovviamente, strettamente connessi. Generalmente si sostiene che il linguaggio sia una rappresentazione del mondo, ma noi vorremmo proporvi esattamente l'opposto, e cioè che il mondo è un'immagine del linguaggio. Il linguaggio viene prima e il mondo è una conseguenza.
Pensiamo ad una comprensione, una comprensione altro non è che un tipo di accordo complesso che riflette le condizioni che hanno reso possibili i diversi insegnamenti dei partecipanti alla conversazione stessa, dove da un lato un'individuo apprende e dall'altra un'altro insegna sia in modo diretto come in modo indiretto, in realtà la comprensione prevede un'interazione istruttiva dove esiste un oggetto esterno di conoscenza, qualcosa da apprendere, mentre l'oggetto é interno all'esperienza dell'individuo, ed ogni oggetto del reale porta con sé una spiegazione o é intriso di spiegazioni differenti. Riguardo alle spiegazioni vi vogliamo ricordare una storia di Carlos Castaneda. Come forse ricorderete, Castaneda si recò a Sonora, in Messico, per incontrare un brujo, di nome don Juan, per farsi aiutare ad apprendere a vedere. Così donJuan se ne va con Carlito nella boscaglia messicana per insegnargli a vedere ciò che vi avviene. Essi camminano per un'ora o due e improvvisamente don Juan dice: 'Guarda, guarda là! Hai visto?' Castaneda risponde: 'No... non ho visto'. 'Niente di male'. Riprendono il cammino e dopo circa dieci minuti donJuan ancora: 'Guarda, guarda là! Hai visto?' Castaneda guarda e dice: 'Non vedo un bel niente'. 'Ah!'. Continuano a camminare e la stessa scena si ripete altre due o tre volte, ma Castaneda non vede mai niente. Finalmente don Juan trova la soluzione: 'Ora capisco, Carlito, qual è il tuo problema. Non puoi vedere le cose che non sai spiegare. Cerca di dimenticarti delle spiegazioni e comincerai a vedere'. Noi esseri umani conosciamo il mondo tramite i messaggi trasmessi dai nostri sensi al nostro cervello.
'Il mondo é presente all'interno della nostra mente, la quale é all'interno del nostro mondo' ci ricorda Edgar Morin nel metodo, noi siamo come prigionieri del senso che abbiamo dato al nostro mondo, questo conosciamo e questo ci portiamo dietro con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, le sue spiegazioni, le scoperte e le invenzioni.
Ricordate i metaloghi di Gregory Bateson? Un metalogo è un dialogo, alcuni sostengono fittizio, tra un Padre e una Figlia. Le persone che conoscevano bene Gregory potrebbero dire che si trattava della sua esperienza di dialogo con sua figlia. Ma, vero o no, resta il fatto che si tratta di racconti di dialoghi molto suggestivi. Ve ne vogliamo riportare uno per due ragioni: la prima è che affronta la nozione di spiegazione, di cui è molto importante conoscere gli effetti perché, come vi abbiamo precedentemente illustrato, essa è pericolosa per il fatto di potervi rendere ciechi rispetto a qualcos'altro; la seconda ragione è relativa alla distinzione tra invenzione e scoperta. Il metalogo a cui facciamo riferimento é pubblicato in Verso un'ecologia della mente, è intitolato 'Che cos'è un istinto?' e, come tutti questi dialoghi, inizia con una domanda trabocchetto da parte della figlia: 'Papà, che cos'è un istinto?' Ora, se nostra figlia ci avesse posto tale domanda avremmo cominciato prudentemente con una spiegazione tratta dalle nostre conoscenze biologiche, sfoderando magari una bella spiegazione letterale di cos'è un istinto. Il padre in questione, però, non cadde nella trappola. Si rende subito conto che la parola 'istinto' è utilizzata all'interno di un dialogo, viene utilizzata per qualche scopo 'politico', e si domanda: 'Che cosa vuole da me? Che cosa si aspetta?' Così risponde: Padre. Un istinto, tesoro, è un principio esplicativo. Figlia. Ma che cosa spiega? Padre. Ogni cosa... Quasi ogni cosa. Ogni cosa che si voglia spiegare con esso. [Osserverete che se qualcosa spiega ogni cosa, probabilmente non spiega proprio niente] F. Non dire sciocchezze. Non spiega la forza di gravità.
P. No. Ma è cosi perché nessuno vuole che l' 'istinto' spieghi la forza di gravità. Se qualcuno volesse la spiegherebbe. Si potrebbe semplice mente dire che la luna ha un istinto la cui forza varia in maniera inver samente proporzionale al quadrato della distanza... F. Ma non ha senso, papà.
P. S', d'accordo, ma sei tu che hai tirato fuori l' 'istinto', non io. F. D'accordo... ma allora che cos'è che spiega la forza di gravità? P. Niente tesoro, perché la forza di gravità è un principio esplicativo. F. Ah. (Breve pausa)
F. Vuol dire che non si può usare un principio esplicativo per spiegarne un altro? Mai? P. Uhm... quasi mai. Questo è quello che Newton intendeva quando diceva 'Hypoteses non fingo' . F. E che cosa vuol dire?
[Ora, per favore, prestate attenzione al padre mentre dà una spiega zione di che cosa è un'ipotesi, e notate come, nel fare ciò, si mantenga sempre nel dominio linguistico e nella descrizione, senza fare riferi mento a nient'altro al di fuori del linguaggio]. P. Beh, sai cosa sono le ipotesi. Ogni proposizione che colleghi tra loro due proposizioni descrittive è un'ipotesi. Se dici che il 1° febbraio c'era la luna piena e che il 1° marzo c'era di nuovo, e poi colle ghi queste due proposizioni in qualche modo, la proposizione che le collega è un'ipotesi. F. Si, e so anche che cosa vuol dire non. Ma fingo che cosa vuol dire? P. Beh... fingo è un termine della tarda latinità che significa 'fabbri co'. Da esso si forma un sostantivo, fictio, da cui proviene la parola 'finzione' che oggi è spesso intesa come fabbricazione non vera. F. Papà vuoi dire che il signor Isacco Newton pensava che tutte le ipo tesi fossero solo fabbricate come le storie? P. Si, proprio cosi.
F. Ma non è stato lui a scoprire la gravità? Con la mela? P. No, tesoro, I'ha inventata.
Se voi inventate qualcosa, allora è il linguaggio che crea il mondo; se invece pensate di aver scoperto qualcosa, allora il linguaggio non è che un'immagine del mondo. Con questo ci sentiamo di affermare assieme a Gregory Bateson che è il linguaggio che genera il mondo, e non il mondo che si rappresenta nel linguaggio.



 
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