|
di Marco Chisotti
Per come ci strutturiamo l’idea di realtà tutto ci
sembra un prodotto compiuto; il prodotto di emulazione del nostro cervello ci
risulta perfettamente coerente, armonioso e compiuto.
Ma se
questo è il prodotto finale del nostro emulatore (cervello), il lavoro iniziale
è un lavoro di approssimazione, dove molto spazio è lasciato all’anticipazione
creativa, un processo attraverso il quale il nostro cervello, lavorando in modo
parallelo su più fronti, coordina assieme aspetti di differenti realtà
possibili fino a produrre, in un senso compiuto, un’unica realtà stabile.
Le anticipazioni sono il prodotto del tentativo di percepire una realtà
comprensibile, partendo da conoscenze, aspettative, contesto di riferimento.
Dunque l’idea di realtà che siamo abituati a trattare è la risultante di
approssimazioni consequenziali (pensiero logico/razionale) ed il prodotto di un
lavoro di apprendimento socio – culturale sviluppato dal bambino negli anni che
impara specifici parametri di percezione e contemporaneamente specifici
parametri di traduzione, dall’analisi percettiva come quantità (stimoli visivi,
auditivi, cenestesici, ecc.), all’idea del “che cosa” percepisce attorno a sé,
l’oggetto compiuto e, soprattutto, condiviso.
Ciò che è magico, nella realtà, non è tanto il fatto che la possiamo percepire,
quindi riconoscere ed utilizzare, neppure se quest’operazione nel nostro
cervello avviene contemporaneamente (percepisco e nello stesso tempo posso
riconoscere ed utilizzare); in fondo quest’operazione è fatta da molti
organismi viventi. La vera magia sta nella possibilità di condividere con gli
altri e condividere soprattutto la realtà in termini descrittivi e non solo
concreti.
E’ questo che ci fa essere particolarmente unici nella nostra esperienza di
realtà condivisa con gli altri.
Per quanto concerne l’esperienza della trance possiamo affermare che avviene
nella stessa maniera con cui la nostra realtà si disvela a noi, la condivisione
è però limitata tra l’ipnotista e l’ipnotizzato, dunque la differenza sta nel
tempo a disposizione per condividere tale “mondo”, molto più limitato di quello
che occorre per produrre una realtà stabile e condivisa come quella che
conosciamo in comune con tutti gli altri.
La realtà della trance è uno stato mentale povero di esperienze, limitato al
tempo dell’induzione stessa, ma di completo accesso al ricco potenziale mentale
di ognuno.
Questo è ciò che rende l’esperienza della trance, rispetto all’esperienza della
realtà, un’esperienza limitata sulla quantità, anche se unica dal punto di
vista qualitativo, essendo possibile durante la trance utilizzare risorse
mentali libere dai filtri che limitano la nostra idea di realtà fornandoci
credenze e convinzioni del senso condiviso di realtà stessa. Per il resto la
realtà costituisce uno stato mentale, al pari di una qualunque trance.
|