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di Marco Chisotti
Verso una psicologia unificata
Qual’è la struttura che connette le diverse teorie
psicologiche esistenti? Cosa unisce la teoria dei costrutti personali di G. A.
Kelly con la teoria della psicoanalisi di S. Freud, o l'analisi transazionale
con?
E’ possibile pensare di unificare la psicologia su alcuni punti guida che
instradano ipotesi e teorie differenti su di un unico binario?
Ritengo sia possibile trovare un’intesa nel campo
della psicologia attorno al concetto di stato mentale, delle regole generali di
funzionamento sulla psiche degli individui, una base psicologica su cui
attecchiscono principi guida di teorie e presupposti delle varie correnti
psicologiche che fino ad oggi hanno fatto la storia della psicologia stessa.
Il presupposto di fondo risulta molto semplice, fino a sembrare riduttivo,
nella sua semplicità disvela elementi di complessità innovativi per una teoria
unificata della psicologia sull'individuo, una teoria degli stati mentali.
Il presupposto da cui parto riguarda l'esperienza degli stati mentali, uno
stato mentale è l’equilibrio che una persona vive tra sensazioni corporee
percettive ed elaborazioni cognitive, i pensieri, due distinte esperienze una
cognitiva ed una sensoriale che si vivono alternativamente in funzione di
momenti in cui diamo forma descrittiva alla nostra esperienza, e momenti di
azione, il processo attraverso il quale agiamo la nostra esistenza, la prassi
quotidiana del vivere.
La struttura mentale di ogni individuo è interessata da due funzioni
portanti:
-
la prima è la
funzione razionalizzante, dominio di complessità, questa funzione permette agli
individui di utilizzare capacità sintetiche ed analitiche, sviluppa il senso
critico, le modalità assimilanti (Piaget) dell'intelligenza, ovvero le capacità
di modificare il mondo a nostro favore, modificare la realtà per renderla più
favorevole ai nostri obiettivi, ricercare differenze
- la seconda è la
funzione emozionante, dominio di semplicità, questa funzione permette di
sviluppare il senso acritico, il concetto globale di insieme, le modalità
assimilanti dell'intelligenza, ovvero le capacità di adattarci al mondo,
accettare le diversità e ritrovare le similitudini.
Attraverso la razionalità sviluppiamo la critica, ci manteniamo legati e
collegati al senso di realtà comune e condiviso, sviluppiamo il conformismo, ci
manteniamo collegati al senso comune, rimaniamo collegati agli altri
nell'assonanza cognitiva, difficilmente ci lasciamo convincere di qualcosa o da
qualcuno, ci manteniamo collegati al senso di verità che l'idea stessa di
realtà favorisce. Al contrario con le emozioni ci appassioniamo alla vita in
senso esteso, accettiamo le differenze, anzi siamo in grado di isolare le
divergenze e trovare intesa con gli altri, ci lasciamo convincere più
facilmente, sviluppiamo abilità mentali creative collegate alla capacità della
mente di fare finta, come se fosse possibile quella data esperienza.
L'esperienza della mente collegata alla possibilità del fare come se fosse
possibile qualcosa, accesso che favorisce esperienze di fantasia, è resa
possibile unicamente dall'abbassamento del livello di razionalità, la critica
bassa rende possibile un’ipotesi di sogno o fantasia. Con la critica alta il
cervello sancisce ciò che è possibile dividendolo da ciò che non lo è, ci
impedisce esperienze che altrimenti sarebbero censurate come impossibili,
pericolose, o improponibili.
Ogni stato mentale possiede un suo preciso listato di possibilità, le
esperienze che non rientrano in tale listato di aspettative condivise in un
senso comune accettato vengono negate, considerate impossibili, sbagliate, o
piuttosto non vengono neppure percepite. La lista di comandi che ci guida nelle
esperienze quotidiane costituisce l'insieme di cose possibili che possiamo
permetterci di fare, l'insieme di conoscenze vissute come vere, il
potenziale entro cui possiamo muoverci, ma al contempo è anche il limite delle
cose considerate possibili, il dominio di esperienze entro cui rimanere, una
sorta di testamento cognitivo entro il quale è possibile vivere.
Ogni esperienza nuova viene accettata solo a seguito di un abbassamento della
critica, il meccanismo attraverso il quale ci avviciniamo al nuovo è un
meccanismo emotivo, sono le emozioni ad avvicinare a noi un nuovo
apprendimento, dobbiamo abbassare la critica ogni volta che ci troviamo ad
assimilare una nuova esperienza, teniamo alta la critica ogni volta che
desideriamo o dobbiamo mantenerci entro le nostre convinzioni. Per modificare le
esperienze esterne a nostro favore, siamo influenzati dal modo che abbiamo di
percepire; il nostro occhio, assieme alla struttura del cervello collegata alla
visione, è strutturato in modo da farci vedere una realtà stabile, dove mancano
elementi di esperienza percettiva, esso provvede a fornirli mantenendo di fondo
l'idea di continuità e persistenza percettiva.
Nel caso in cui la nostra mente completi l'esperienza di realtà colmando
le lacune percettive, noi non vediamo di non vedere, vediamo sempre e solo ciò
che riteniamo importante, utile, essenziale percepire, al pari di come facciamo
durante un sogno, dove la nostra parte critica ci desta o meno a seconda se
ritiene lo stimolo che arriva dall'esterno utile o meno, importante o
superfluo; il resto degli stimoli percepiti vengono accettati come parte
integrante del sogno stesso, gli esempi in merito a tali esperienze sono tanti:
suona il campanello, il telefono o altro e non ci sveglia, un rumore esterno
viene accettato ed integrato nel sogno stesso e non ci sveglia, così di
seguito.
La dinamica mentale che si scatena, nel gioco di stati mentali differenti, tra
esperienze emotive ed esperienze razionali è la stessa che intercorre tra la
descrizione di un’esperienza ed il vivere l'esperienza, nel momento in cui la
si vive si è coinvolti in una dimensione acritica, in cui ci si trova coinvolti
ed immersi in un processo esperienziale dove necessariamente non c'è posto per
la critica, o elaborazione razionale; nel momento successivo all'esperienza
stessa, in cui la si descrive allora dando forma all’esperienza, noi
utilizziamo criteri razionali, esportabili, comprensibili, direttamente
traducibili, si passa anche repentinamente da una dimensione processuale
(esperienza agita) ad una formale (descrizione dell’esperienza), ciò che
probabilmente succede è che le due dimensioni appartengono a due stati mentali
differenti, che non possono essere vissuti contemporaneamente.
Le aspettative o fantasie su come ci aspettiamo un dato evento sono strutturate
attraverso uno spazio razionale ed uno emozionale; noi siamo i migliori profeti
di noi stessi, e lo siamo in momenti in cui abbozziamo ciò che potrà succedere
deducendolo dalle nostre esperienze passate, e in momenti in cui dsveliamo
scenari futuri ipotizzando come andrà a finire una data esperienza, per fare
ciò uniamo assieme elementi fisici/sensoriali, logici, causali, razionali, con
elementi emozionali, intuitivi, magici, casuali.
La dimensione di realtà a cui siamo abituati ad appartenere è una dimensione
razionale, esportabile razionalmente, comunicabile, ogni dimensione che si
allontani dal dominio causale (criterio della causa ed effetto),
attraverso cui siamo addestrati ad ordinare le nostre esperienze, non viene
immediatamente accettata, per lo più viene ridimensionata, riportata ad una
dimensione causale, al massimo è considerata magica nella sua essenza, porta
con sè legami non causali e dunque difficilmente comprensibili e condivisibili,
il senso di realtà condivisa è soggetto a regole precise di veridicità, solo
entro tali criteri viene condiviso il senso di verità.
Il pensiero differenziato è il frutto del nostro percorso di conoscenza (dimora
in uno stato mentale complesso), le leggi della forma delineano il percorso
della nostra conoscenza e si dividono in due principi guida:
-
Il principio
della forma, o descrizione, per cui fare delle distinzioni è alla base del
conoscere nuove forme disvelate, da un-universo ad un multi-verso, molteplicità
di forme
-
la legge del
processo per cui è fondamentale ricordare quali distinzioni si sono fatte in
passato e dunque mantenere la conoscenza, stratificazione delle conoscenze
Questo alternarsi di forme e processi può essere inteso come il principio
attraverso il quale si arriva a conoscere, le distinzioni che facciamo
avvengono in un dominio razionale che pone le esperienze in un ordine
pre-stabilito, il pensiero multi forme che siamo in grado di utilizzare è il
frutto di questo complesso pensiero di differenziazioni e memorizzazione.
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