|
Pagina 1 di 3
di Marco Chisotti
Imbrigliare il pensiero, questo il pensiero segreto
di ogni epistemologo, imbrigliare la fonte della conoscenza e se possibile
uscire dal paradosso della conoscenza, la conoscenza di colui che conosce,
l’epistemologia dell’uomo.
Per uscire dal comune intendere l’uomo e la sua epistemologia nuovi presupposti
divengono indispensabili.
La
conoscenza é metodo, organizzazione, dunque apprendimento di regole, apprendere
le regole del gioco é darsi un’organizzazione strutturando un metodo.
Il concetto di organizzazione richiama un punto fondamentale nella conoscenza
la relazione, organizzare é creare una rete di relazioni tra parti che devono
essere mantenute perché l’oggetto mantenga la sua identità.
Se ad esempio prendiamo una sedia e la scomponiamo in tre parti: gambe,
schienale, sedile, allora possiamo dire che l’organizzazione della sedia, la
sua identità, é data dal mantenersi nel tempo del rapporto tra queste tre
componenti, prova ne é che se togliamo uno dei tre elementi dalla relazione con
gli altri avremo una panca, piuttosto che uno sgabello, piuttosto che altro.
Al contrario la struttura della sedia, (di cosa e di che si compone la sedia
stessa), interessata a mantenere la sua organizzazione può cambiare, si possono
trovare sedie differenti per differenti composizioni in forme e materiali.
E’ il contesto a determinare il significato di ogni cosa, ed il contesto viene
appreso attraverso un insieme di regole, relazioni, che definiscono i criteri
attraverso cui delineare gli oggetti, senza regole, sistema organizzato, non vi
é percezione della realtà; percepire é dunque cogliere delle ridondanze
(insieme di regole che si ripetono), costanza percettiva, all’interno di un
contesto definito in un sistema organizzato, rilevando quelle differenze di
differenze che danno forma alle cose.
La percezione di una realtà costante a cui ci siamo abituati é frutto di
precedenti e comuni apprendimenti di relazioni, l’oggetto esiste in rapporto
all’esistenza di una persistenza percettiva dell’eguaglianza sulla differenza,
persistenza dettata da un sistema organizzato di regole pre-definite.
Dal pluriverso indifferenziato dell’infinito si é strutturato un universo
anch’esso incommensurabile ma finito, le regole stesse della nostra conoscenza
ne dettano i confini.
L’universo é il prodotto di un sistema organizzato organizzante, uno dei
risultati di tale organizzazione dell’universo é l’uomo soggetto ed oggetto al
contempo di tale organizzazione, l’uomo ha così prodotto il mondo che produce
l’uomo da cui é prodotto.
Una spirale si é sviluppata dove inizio e fine si sovrascrivono, nel definire
le prime regole di esistenza l’uomo ha prodotto i confini, come regole, di una
conoscenza che va a definire i criteri di quel continuum che cognitivo che la produce.
Oggi noi definiamo scontato e reale ciò che un tempo era conoscibile solo
attraverso un attento e scrupoloso lavoro di applicazione di principi, regole,
attraverso cui filtrare le percezioni.
Il modo attraverso cui delineare l’universo é poi filtrato in contesti
differenti portandosi appresso esperienze e dunque regole differenti con cui
descrivere l’esperienza, ancora oggi si può notare un continuo fruire di
conoscenze di campi particolarmente battuti dalla scienza, sistema di
conoscenze altamente organizzato, in contesti totalmente differenti; pensiamo a
quanto in passato la psicologia per voce di Sigmund Froid si sia arricchita nel
modello psico-dinamico delle spiegazioni acquisite dai modelli scientifici
della fisica del tempo, così come la medicina si é scientificizzata attraverso
modelli cognitivi ereditati da altre discipline, e a come in fondo il modello
matematico, il più antico modello esplicativo riscontrabile nell’universo
conosciuto, sia riuscito ad imporsi come contesto di regole descrittive nei
campi più lontani tra loro, e come oggi risulti essere il sistema di
descrizione più utilizzato nel contesto scientifico, tutto quanto é intriso di
regole che direttamente o indirettamente si rifanno al modello matematico.
Se anche lo stesso occhio é strutturato a percepire differenti universi, regole
organizzative differenti, dunque contesti diversi, gli fanno percepire la
realtà come totalmente differente, sia in senso orrizzontale, panoramica su
punti differenti di una stassa inquadratura, sia in senso verticale, incursione
su universi differenti.
Ciò che vogliamo sottolineare é che l’occhio viene allenato dalla mente a
percepire con differenti regole di fondo la realtà ed a descriverla di
conseguenza, non esiste in verità una realtà se non nelle regole che la
organizzano ai nostri occhi.
Il tempo scorre veloce e cambia continuamente i presupposti degli uomini sulla
conoscenza dell’universo e sulla conoscenza di sé stessi, segni e simboli si
intrecciano senza lasciar più spazio alla tradizione ne al nuovo, in un unico
vortice inafferrabile di passato, presente futuro.
Come lavorano i nostri presupposti sulla percezione che abbiamo della realtà,
dello spazio come del tempo?
Come va cambiando la nostra mentalità e con essa la nostra percezioe del mondo,
l’etica sociale e la morale individuale, come cambiano le concezioni, i giudizi
del tempo, dello spazio, le idee, quali spazi si schiudono?
<< Inizio < Prec. 1 2 3 Pross. > Fine >> |