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Si vive perennemente nell’idea di essere i migliori, di saper giudicare e
considerare il mondo, i successi della scienza ci portano continuamente ad
intravedere nuovi orizzonti ed a noi tutti ci sembra di conquistare nuovi spazi
e nuovi tempi; ma il mondo ed ogni sua dimensione ruota intorno all’individuo,
é lui l’unico protagonista di tutto l’incanto che si trova a descrivere; il
mondo é quello che é, siamo noi a descriverlo per come diventa, il mondo é
dunque nella descrizione del mondo stesso, una relatività la nostra che
difficilmente riusciamo ad evadere per i pochi punti che ci accompagnano nel
riconoscerla, sempre continuamente avvolti da una continuità cognitiva e
percettiva che non lascia spazio a dubbi di sorta.
Vedere per credere é ciò che si va dicendo da sempre in campo esperienziale e
cognitivo, ma la nostra mente non é in grado di fare ciò, la mente e non il
cervello, la mente che sorge dalla relazione tra cervello organi di senso e
realtà osservata deve credere , non può fare a meno di credere per poterci
avvicinare all’esperienza.
Dove stà dunque l’oggetto, se é la relazione a definirne l’esistenza, l’oggetto
non esiste, esistono i nostri criteri di oggettivazione o meglio di
contestualizzazione.
Credere é l’unica possibile strada della mente noi abbiamo differenti livelli
percettivi che vanno ad orientarci ogni volta che affrontiamo da osservatori la
realtà; il livello base é un livello indefinito ed indefinibile, un livello in
cui la realtà non può essere chiamata per nome, né definita, neppure spiegata,
una realtà che stenta ad emergere a livello cosciente se non confusa in livelli
percettivi differenti ed appartenenti ad altri contesti. Vi é poi la realtà
conosciuta e dunque creduta, questa al contrario della precedente é libera
perché disegnata in precisi contesti di apprendimento che scandiscono il nostro
percepire.
Guardare é credere a più livelli, credere ai confini, credere al linguaggio
denotativo, credere ad ogni elemento guida della nostra esperienza connotativa.
La percezione é più un atto di fede che un dato oggettivo, una guida che si é
fissata nel tempo attraverso i passi evolutivi di una socializzazione,
attraverso l’apprendimento di forme precise di riconoscimenti e riferimenti
passo passo fino ai confini della conoscenza.
Noi crediamo che la prossima rivoluzione dell’umanità non avverrà all’esterno
dell’uomo bensì all’interno, nascerà da una drastica considerazione legata al
fatto che ogni apprendimento parte da un’osservatore per arrivare ad un
osservatore, l’uomo non può prescindere da come é fatto, la sua essenza é
legata alla sua auto organizzazione.
Non é possibile considerare l’esperienza della conoscenza senza tener presente
il soggetto di tale esperienza, negare tale presenza proclamandosi in un
contesto di oggettività equivale a negare la propria presenza, conosciamo
ancora troppo poco della nostra essenza di organismi sensibili, continuiamo a
negare la nostra dimensione confermandoci nella nostra dimensione neutrale.
“La prima separazione, la più elementare distinzione che possiamo fare, può
essere la separazione intuitivamente soddisfacente tra se’ stessi, in quanto
soggetti esperienti da una parte, e la propria esperienza dall’altra. Ma questa
separazione, in nessuna circostanza può essere una separazione tra se’ stessi e
un mondo degli oggetti oggettivi che esiste indipendentemente. La nostra
“conoscenza “... deve cominciare con l’esperienza e le separazioni tra la
nostra esperienza, come, ad esempio, la separazione che facciamo tra la parte
dell’esperienza che chiamiamo “noi stessi” e tutto il resto della nostra
esperienza che chiamiamo il nostro “mondo”. Dopodichè questo nostro mondo, non
importa come lo strutturiamo, non importa quanto bene riusciamo a renderlo
stabile con oggetti permanenti e interazioni ricorrenti, è , per definizione un
mondo codipendente con la nostra esperienza.... sebbene il mondo sembri solido
e regolare, quando lo andiamo ad esaminare, scopriamo che non c’è alcun punto
stabile di riferimento al quale poterlo fissare. In nessun posto è solido o
resistente.” [Francisco Varela 1979 ]
Lo sguardo oggettivo non riesce a rimanere senza tradire i suoi limiti, il
concetto ha una sua forza intrinseca che guida un sistema di credenze, il
dubbio deve rimanere legato all’esperienza per non costringerla entro i confini
del dogma e del pregiudizio, dubitare rimane un percorso indispensabile per
l’intera epistemologia.
Non rimane un posto solido a cui aggrapparsi, un fascio di idee, pensieri ci
circonda, stiamo alla soglia di un nuovo millennio, na rivoluzione sta per
assorbirci, ne siamo attori/spettatori, nella complessità lasciamo l’atomo per
abbracciare il mondo della comunicazione, dell’informazione, non più oggetti a
sostenere il pensiero ma idee che sostengono altre idee, non più un
corrispettivo materiale a mantenere le nostre idee.
Il denaro nella sua storia é andato sostituito dall’informazione, il credito,
il debito; le nazioni si amministrano con denaro virtuale, noi tutti viviamo
con denaro virtuale, con un credito che ci sostiene, non esiste più un
corrispettivo come un tempo, tanto denaro tanto oro, o materie preziose, in
borsa si amministrano ricchezze virtuali, non oggetti concreti.
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