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Ma ha senso dunque parlare di virtuale, forse che non siamo costantemente
immersi in un mondo virtuale? Forse che nella nostra testa esistono oggetti
concreti?
Siamo circondati di idee ed intrisi di idee, da sempre viviamo in un mondo di
relazioni che sono informazione, nient’altro che informazione.
“Quando si mette l’oggettività tra due parentesi, tutte le vedute, tutte le
direzioni nella multidirezionalità sono ugualmente valide. Se capiamo questo,
perdiamo la passione per il cambiamento dell’altro. Uno dei risultati è che si
può apparire indifferenti alle altre persone. Invece chi non vive con
l’oggettività tra parentesi ha una vera passione per cambiare l’altro. Quindi
loro hanno questa passione e tu no. Nell’Università dove lavoro, ad esempio, la
gente dice. “Humberto non è veramente interessato a niente!” E questo perchè io
non ho una passione dello stesso orientamento di quella della gente che vive
con l’oggettività senza parentesi. Penso che questa sia la maggiore difficoltà.
Ad altre persone puoi sembrare troppo tollerante. Tuttavia, se anche gli altri
mettono l’oggettività tra parentesi, puoi scoprire che il disaccordo può essere
risolto entrando in un dominio di Co-inspirazione, nel quale le cose vengono
fatte insieme perchè i partecipanti vogliono siano fatte. Con l’oggettività tra
parentesi è facile fare le cose assieme perchè l’uno non squalifica l’altro nel
processo di farle.”
Humberto Maturana -Intervista- 1985
Quando si ha il coraggio di mettere in discussione la propria percezione e
dunque il proprio credo allora ha senso parlare di realtà condivisa,
costruzione della realtà, com-prendere é il primo passo del percepire, senza la
com-prensione non vi può essere realtà, l’organizzazione del vivente precede
poi tutto questo susseguirsi di comandi percettivi, alla fine di tutto
percepire é tessere relazioni durature in un mondo posto innanzi da precedenti
relazioni.
L’oggettività tra parentesi é un passo verso la saggezza, il considerare tutto
possibile, il pensiero potenzialmente libero di agire le regole che lo
regolano, la conoscenza é satura di tautologismi, si nutre dei propri limiti e
lo fa a propria insaputa, mantenere i livelli descrittivi entro il dominio
descrittivo della conoscenza vuol dire creare nuove tautologie.
La tolleranza é alla base del vivere civile, é in grado di sacrificare
l’ideologia per salvare l’uomo, la sua dignità, la sua legittimità, si é
tolleranti nel momento in cui ci riesce di mettere tra parentesi l’oggettività
e si accetta il dubbio di un codice linguistico che imbriglia tra le sue regole
il senso ed il consenso, accettare il diverso come il cangevole a guida
dell’esistenza e delle descrizioni che continuamente si affrontano, si
confrontano si indirizzano e si guidano, soggetti ed oggetti al contempo del
nostro pensare.
Etica ed
estetica nelle conoscenza.
Il pensiero etico e il pensiero estetico si abbracciano intensamente portandoci
a considerare il fondamento della conoscenza come fonte di saggezza, una
persona saggia é una persona capace di conoscere il bene e metterlo in pratica.
Agire per conoscere ed aumentare le possibilità che abbiamo di scelta, questo é
ciò che dice von Foerster a propositi dei due imperativi quello etico,
aumentare le possibilità di scelta, e quello estetico, per conoscere é
necessario agire.
Esistono delle regole che definiscono le regole, la conoscenza dell’uomo non
può prescindere da un criterio di scelta, di decisione, un modello del
conoscere non può esimersi dal giudizio, ogni conoscenza é intrisa di scelte e
decisioni, regole e confini che molto spesso si sono scelti deliberatamente per
delle specifiche ragioni, conoscere é un atto consapevole e come tale porta con
se una volontà, la somma delle conoscenze é ancora un atto di volontà ma il
soggetto di tale decisione non é più il singolo individuo ma l’umanità intera.
Ora se da un lato é possibile indirizzare la singola conoscenza non é così
semplice orientare il conoscere dell’uomo, ciò che é legittimo andare a
definire e utilizzare.
Non si ha la sensazione di essere di fronte ad una conoscenza mirata,
finalizzata, al contrario il conoscere é senza confini, senza limiti, senza
regole e dunque senza senso, sono le regole a dettare il percorso ed a
permettere la scelta, imporre regole ad un bambino che cresce é legittimo, lo
aiuta a conoscere senza procurarsi danni, lo aiuta a conoscersi; allo stesso
modo l’uomo ha bisogno di conoscersi per non arrecarsi danni conoscendo senza
seguire un fine, uno scopo, o almeno facendolo in condizioni protette.
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