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Rodolfo Llinas
Ci si può chiedere: "A che cosa serve il
cervello?" Tutti sappiamo che, in assenza di attività cerebrale, ciascuno
di noi è morto. Il cervello è, dunque, l'elemento essenziale della nostra
esistenza. Noi siamo il nostro cervello. Ma qual è la storia naturale del
cervello? Come è diventato ciò che è? La biologia ci insegna che i soli
organismi viventi che hanno sviluppato un cervello sono quelli dotati di
attività motoria. Perfino il verme più semplice, o l'invertebrato marino più
primitivo, ha un sistema nervoso. D'altro canto, le piante non hanno sistema
nervoso. E infatti le piante non hanno neppure attività motoria.
Ma perché c'è bisogno di un cervello
per muoversi attivamente? Perché noi siamo costretti a spostarci all'interno di
una rappresentazione del mondo esteriore. Non possiamo andare alla cieca,
sarebbe troppo pericoloso! Occorre avere un'idea di quello che c'è nell'ambiente.
Possiamo, quindi, affermare che il cervello si è sviluppato per consentire agli
animali di muoversi.
La struttura del cervello dei
vertebrati è lo stesso per tutti. Tutti noi abbiamo un midollo spinale, e tutti
noi abbiamo dei nervi per attivare i muscoli e degli altri nervi per
trasmettere le sensazioni. I vertebrati superiori hanno, oltre al tatto, il
senso della vista, dell'udito, del gusto e dell'olfatto. Questi sistemi sono
tutti molto simili.
Ora, qual’è uno dei problemi
centrali del funzionamento del cervello? Il problema centrale è come facciamo a
raccogliere tutti questi frammenti della realtà, il colore delle cose, la loro
forma, le sensazioni che esse ci danno, i suoni che emettono, per generare
un'unica immagine a partire da tutti questi elementi. E' come se voi masticaste
la realtà e la divideste nelle sue componenti. Alcune parti del sistema
analizzano il colore, altre analizzano il movimento, e altre ancora analizzano
il peso o la sensazione tattile. Come sono integrate tutte queste sensazioni in
un'unica immagine della realtà? Come facciamo a costruire un evento cognitivo
unico?
E' un problema, perché quando
si esamina il cervello si scopre che i diversi sistemi sensoriali sono situati
in aree differenti del cervello. Posso avere un cervello, per favore? Questo è
un cervello di gomma, che ha pressappoco le stesse dimensioni del cervello
umano. Ecco, dunque, quello che abbiamo nella nostra testa. Se lo apriamo,
vediamo le diverse regioni. Questa parte, qua dietro, è dedicata
all'elaborazione degli stimoli visivi. Se guardate quest'occhio, qui, vedete
che si collega alla parte posteriore dell'altro emisfero. Scoprite anche che
l'udito viene elaborato in questa parte del cervello.
E allora, qual è il problema? Il
problema sta nella grande distanza che separa questa regione da quest'altra.
Questa distanza è enorme, rispetto alle minuscole dimensioni di un neurone.
Come fanno, quindi, questi neuroni a trovare questi altri neuroni, per
costruire, a partire dalla vista e dall'udito, un singolo evento? Se io tengo
qualcosa in mano, ad esempio un uccello, lo vedo, lo sento cantare, sento il
peso delle sue zampine sulla mia mano; ma come faccio a trasformare tutta
questa attività in un unico evento? Questo è il problema.
Dall'occhio il nervo ottico si
dirige per prima cosa verso un centro, chiamato talamo; quindi, dal talamo, le
fibre ottiche raggiungono la corteccia visiva. Analogamente per l'orecchio, il
segnale uditivo passa per prima cosa attraverso il talamo e quindi raggiunge la
corteccia uditiva. La corteccia uditiva è qui e la corteccia visiva è lì. Il
problema è il seguente: come fanno i neuroni che si trovano qui a collegarsi ai
neuroni che si trovano lì, per informarmi che ho un uccellino sulla mano?
L'immagine è qui e il suono è lì. Come fanno il suono e l'immagine a trovarsi?
Ci sono solo due possibilità. La prima possibilità è che il suono attraversi la
corteccia per trovare l'immagine, o viceversa, ma questo è molto difficile,
perché fra due aree della corteccia ci sono delle connessioni che vanno in
tutte le direzioni. Allora, qual è l'altra possibilità?
Cambiamo punto di vista. Questa è la
corteccia e questo è il talamo. Il talamo si trova al centro, e noi possiamo
disegnare la corteccia come un grande cerchio che gli gira attorno. Le proiezioni
del talamo verso la corteccia sono, allora, come i raggi di una ruota di
bicicletta. Bene, qual è il problema? L'immagine dell'uccello è qui e il suono
dell'uccello è lì. Si può andare direttamente dall'immagine al suono, o
viceversa, e le due percezioni forse si incontreranno da qualche parte sulla
corteccia. Questa era la nostra prima possibilità. Oppure, se il talamo è al
centro, diciamo come nel centro di una ruota, il suono andrà qui, l'immagine
andrà lì, e la corteccia rinvierà questi segnali al talamo. Quindi le
sensazioni non sono collegate né a livello della corteccia, né a livello del
talamo, ma in questo dialogo fra il talamo e la corteccia: dal talamo alla
corteccia, quindi di nuovo al talamo, e poi alla corteccia, e poi al talamo, e
così via.
Una cosa interessante a questo
proposito è che la distanza fra talamo e corteccia visiva, fra talamo e
corteccia uditiva, fra talamo e corteccia somato-sensoriale (quella
responsabile della sensazione tattile dell'uccello sulla mia mano) è la stessa
in tutti e tre i casi. Quindi è possibile che uno stesso evento attivi
simultaneamente queste tre regioni corticali.
Ciò permette anche di immaginare un
processo di collegamento delle sensazioni che sia temporale piuttosto che
spaziale, poiché le informazioni situate in diverse aree sensoriali della
corteccia possono arrivare simultaneamente al talamo.
Se io sento, ascolto e vedo
l'uccello simultaneamente, lo percepisco come un unico oggetto.
E' dunque importante capire che cosa
rende possibile questa simultaneità di ritorno delle sensazioni verso il
talamo. Come può l'attività dei neuroni essere più o meno sincronizzata? Se
prendiamo in considerazione il talamo e una parte della corteccia, e ci
chiediamo: "Che cosa c'è qui dentro?", troviamo dei neuroni. Che
aspetto hanno i neuroni? Hanno un corpo cellulare, un assone e dei dendriti. Se
con un elettrodo si misura l'attività elettrica dei neuroni del talamo, si
osserva che essi scaricano regolarmente a una frequenza variabile a seconda del
nostro stato di coscienza. Ad esempio, quando questi neuroni scaricano a una
frequenza di 2 Hz, ossia a 2 cicli al secondo, noi siamo addormentati, cioè non
siamo coscienti.
Quando torniamo coscienti, la
frequenza con cui i neuroni del talamo scaricano aumenta fino a 40 Hz, cioè a
un ritmo di 40 cicli al secondo. Ciò significa che questi neuroni scaricano
tutti alla stessa frequenza e quindi in modo sincrono.
Che cosa succede allora? Questo
neurone è collegato a questa regione corticale, e ne attiva alcuni neuroni a
una frequenza di 40 Hz. Quest'altro neurone è collegato a quest'altra regione
corticale, e ne attiva alcuni neuroni alla stessa frequenza di 40 Hz. In questo
modo, queste due regioni corticali diventano coordinate nel tempo, cioè i loro
neuroni scaricano simultaneamente a una frequenza di 40 Hz. In queste
condizioni, collegare le diverse sensazioni consiste nell'individuare i neuroni
delle aree corticali che scaricano simultaneamente. E', quindi, molto facile
per il nostro cervello riconoscere le aree corticali sincrone, ed è proprio
questa sincronizzazione temporale a produrre la percezione. E' come ciò che
accade quando si suonano due note molto distanti l'una dall'altra sulla
tastiera del pianoforte: se le si suona insieme, si riesce comunque a produrre
un effetto unitario, anche se i tasti sulla tastiera e le corde corrispondenti
nel pianoforte sono fisicamente distanti. E' la sincronizzazione a produrre la
coerenza.
Esaminiamo precisamente il
funzionamento del sistema talamo-corticale. Qui si trova il talamo e qui si
trova la corteccia. Il talamo è composto da due parti. Oltre a essere
interessante, questa divisione rende le cose più facili da comprendere. Se
guardiamo il talamo lateralmente, vediamo che c'è una regione centrale, detta
"non-specifica", e una regione periferica, detta
"specifica".
Il sistema non-specifico riceve gli
stimoli provenienti dal tronco cerebrale, che controlla il sonno, in generale
le funzioni corporee, i nostri impulsi e probabilmente anche la nostra capacità
di attenzione. Il sistema non-specifico ha, dunque, funzioni rivolte verso
l'interno. E' il sentire del nostro corpo.
Il sistema specifico guarda, invece,
al mondo esterno e riceve dei segnali grezzi dall'occhio, dall'orecchio, dalla
mano e dalle altre periferiche sensoriali.
Allora, come funziona precisamente
il sistema talamo-corticale? C'è il talamo e c'è la corteccia. Ciascun neurone
del talamo specifico si connette a un neurone corticale e scarica a 40 Hz. Però
i potenziali d'azione sinaptici così trasmessi a questo dendrite non sono
sufficienti per fare scaricare il neurone corticale. Ci vorrebbe un altro
stimolo oltre al primo. Se ora guardiamo la regione del talamo non-specifico,
anche qui troviamo un neurone che si connette allo stesso dendrite del neurone
corticale e che scarica anch'esso a una frequenza di 40 Hz. Quando i segnali
dei neuroni specifico e non-specifico si sommano, il neurone corticale viene
attivato e può quindi scaricare. In altre parole, è necessaria la combinazione
del neurone del talamo specifico e di quello del talamo non-specifico perché il
neurone della corteccia possa rinviare il segnale verso il talamo.
Quindi il movimento di
"avanti-e-indietro" tra il talamo e la corteccia è causato dalla
combinazione delle attività specifiche e non-specifiche.
Se subiamo un danno a livello del
talamo specifico coinvolto nella visione, diventiamo ciechi, ma non sordi,
perché solo una parte del cervello è danneggiata: quella che va dal talamo alla
corteccia visiva. Analogamente, se abbiamo una lesione nella regione che collega
il talamo alla corteccia uditiva, non possiamo più sentire, ma continuiamo a
vedere. Vi è, dunque, una separazione tra le sensazioni. La sensazione visiva
corrisponde a questa parte del talamo e a questa regione della corteccia, la
sensazione uditiva corrisponde a un'altra parte del talamo e a un'altra regione
della corteccia.
Al contrario, se subiamo un danno
nel sistema non-specifico, perdiamo in un colpo solo la vista, l'udito e il
tatto. Il sistema non-specifico è, quindi, indispensabile al buon funzionamento
del sistema specifico.
Per concludere, riprendiamo i due
concetti fondamentali: il sistema specifico rappresenta il contenuto del mondo,
i colori, le forme, i movimenti, i suoni. Il sistema non-specifico rappresenta,
invece, ciò che siamo, ciò che facciamo del contenuto, in altre parole è il
contesto. L'uno osserva il mondo, l'altro osserva noi stessi. Il dialogo fra il
contenuto e il contesto non è altro che la coscienza.
Come può questo sistema collegare
tutte le diverse sensazioni prodotte da un uccello? Noi abbiamo l'immagine
dell'uccello qui, la sensazione tattile delle zampe sulla mano lì, e il canto
da un'altra parte ancora della corteccia. Dunque, le zampe producono uno
stimolo da 40 Hz, il suono produce un altro stimolo da 40 Hz e l'immagine
produce un terzo stimolo da 40 Hz, ma noi non vediamo ancora l'uccello. Che
cosa manca? Abbiamo una stimolazione specifica qui, un'altra lì e un'altra
ancora lì: dobbiamo aggiungervi la stimolazione non-specifica, che è poi quella
che produrrà un movimento a onda nella corteccia. Se questo e quest'altro
neurone scaricano insieme, viene attivata la percezione della zampa. Se questo
e quest'altro neurone scaricano insieme, viene attivata la percezione del
suono. Se questo e quest'altro neurone scaricano insieme, sarà attivata anche
la percezione visiva. Tutti e tre insieme, la parte tattile, la parte uditiva e
la parte visiva, si combinano a significare "uccello"
Ora, come funziona l'onda? Voi
vedete qui il cervello e qui il nucleo non-specifico. Il nucleo non-specifico
ricorda un po' una frittella. I suoi assoni, invece di andare verso punti
specifici della corteccia, si irradiano in tutte le direzioni. E i suoi neuroni
sono organizzati in modo tale che questo neurone attivi quest'altro,
quest'altro ne attivi a sua volta un altro ancora e così via. Si forma, dunque,
un circuito: 1°, 2°, 3°, 4°, 5°, 6°, 7°, 8°, 9°, il tutto in 12,5 millisecondi,
e poi si ricomincia. L'onda si ripete regolarmente, e ogni volta tutto quello
che nella corteccia oscilla a 40 Hz lo si ritrova lì. Ogni onda è un quanto di
coscienza.
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