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di Antonello Musso
Tratto da:
Elisabetta Làdavas e Anna Berti – Neuropsicologia – Manuali il Mulino
Già all'inizio del secolo scorso la ricerca neurologica e neurofisiologica aveva evidenziato la rilevanza delle strutture sottocorticali nel processo di valutazione di un evento emotigeno e di quelle corticali nel controllo ed elaborazione delle risposte emotive. Esperimenti su animali decorticati avevano evidenziato risposte di rabbia del tutto comparabili a quelle suscitate da stimoli emotigeni veri e propri. Risultati analoghi furono descritti da diversi neurologi nello studio di pazienti con lesioni delle vie cortico - diencefaliche. Il comportamento di questi pazienti era caratterizzato dall'insorgenza improvvisa e immotivata di crisi di pianto e di riso. Le reazioni di rabbia evidenti nell'animale decorticato, così come il comportamento di questi pazienti, possono essere spiegati attribuendo alle strutture corticali una funzione di controllo di processi emotivi sottesi da strutture sottocorticali.
Queste osservazioni sperimentali e cliniche indussero Papez (1937) a proporre che “l'ipotalamo, i nuclei anteriori del talamo, il giro del cingolo e l'ippocampo e le loro connessioni costituiscono un meccanismo armonico che suscita internamente le emozioni, e al tempo stesso contribuiscono ad organizzare le risposte emotive”. La componente ipotalamica di questo sistema sarebbe più di altre coinvolta nell'attribuzione di un significato emotivo agli stimoli sensoriali e nella espressione emotiva, mentre la componente corticale sarebbe responsabile dell'elaborazione della esperienza emotiva. Nello stesso anno Kluver e Bucy (1937) notarono come, dopo una lobectomia temporale, in cui vennero distrutte sia la corteccia temporale che le strutture sottostanti, cioè l'ippocampo e l'amigdala, l'animale mostrava comportamenti emotivi del tutto inappropriati al tipo di stimolazione; tendeva ad accoppiarsi con animali di specie diversa e, se affamato, a mettere in bocca qualsiasi tipo di oggetto, mangiabile e non.
Basandosi su queste osservazioni sperimentali e cliniche Downer effettuò un importante esperimento che mise in evidenza il ruolo predominante dell'amigdala nella valutazione emotigena degli stimoli.
I risultati da lui ottenuti furono successivamente confermati da diversi autori, che evidenziarono come il riconoscimento della valenza positiva e negativa di una informazione visiva abbia luogo solo dopo che le informazioni arrivano e vengono elaborate dall'amigdala. Infine è stato dimostrato come la stimolazione dell'amigdala provochi risposte emotive del tutto sovrapponibili a quelle evocate da uno stimolo naturale così come una sua lesione interferisce con l'attività autonomica legata alle emozioni, con i comportamenti emotivi già appresi o innati e con l'apprendimento di nuove risposte emotive nei confronti dell'ambiente circostante.
L'importanza dell'amigdala per questo tipo di apprendimento è stata dimostrata da un lavoro Jones e Mishkin (1972), su animali sottoposti ad asportazione chirurgica dell'amigdala. Gli animali non erano più in grado di formare associazioni tra stimolo e rinforzo, in quanto non riuscivano ad attribuire un valenza positiva o negativa al rinforzo.
L'amigdala riceve due categorie di connessioni: da un lato proiezioni provenienti dalle aree sensoriali primarie e dalle aree associative secondarie (via corticale) e dall'altro riceve informazioni sensoriali provenienti da vari nuclei talamici (via sottocorticale o talamica). L'informazione visiva può arrivare alle aree sensoriali primarie ed alle aree associative secondarie attraverso la via retino - genicolo - striata ed essere successivamente inviata alle strutture sottocorticali (via corticale) o ai nuclei talamici posteriori che inviano a loro volta l'informazione all'ipotalamo e all'amigdala (via sottocorticale).
Le due vie, oltre ad essere anatomicamente diverse, svolgono funzioni diverse nel processo di analisi dell'informazione emotiva.
<!--[if !supportLists]-->Þ La via talamica invia un'informazione molto povera sulle caratteristiche dello stimolo anche se sufficiente ad iniziare una risposta emotiva indifferenziata, risposta non necessariamente compatibile con la situazione stimolo. Va qui ricordato che l'amigdala può dare origine a risposte emotive anche grazie al fatto che invia informazioni efferenti al sistema autonomico e neuroendocrino, al sistema piramidale ed extrapiramidale, risultando quindi in grado di controllare le risposte autonomiche e neuroendocrine, così come le espressioni emotive facciali intenzionali e automatiche.<!--[endif]-->
<!--[if !supportLists]-->Þ Al contrario, l'informazione che arriva all'amigdala dalla via corticale è molto dettagliata in relazione alle caratteristiche percettive e semantiche dello stimolo e serve al soggetto per preparare una risposta adeguata alla situazione. La via talamica è molto più veloce rispetto a quella corticale e, in conseguenza di ciò, si è pensato che essa, oltre a fornire una prima risposta emotiva, serva a preparare l'amigdala a ricevere informazioni più dettagliate ed esaustive sulla natura dello stimolo da parte delle strutture corticali che hanno permesso l'identificazione degli attributi percettivi e semantici.<!--[endif]-->
Se l'amigdala può processare il significato emotivo di uno stimolo, pervenuto attraverso la via talamica, indipendentemente dalla via corticale allora è possibile spiegare il fenomeno del processamento della valenza emotigena dello stimolo in assenza del riconoscimento degli attributi percettivi e semantici. Anche se i due tipi di elaborazione dell'informazione, probabilmente nella vita di tutti i giorni, agiscono in parallelo, ci sono delle situazioni in cui si assiste al prevalere di uno sull'altro.
Ladavas, Cimatti, Del Pesce e Tuozzi hanno presentato in visione subliminale degli stimoli emotigeni (sessuali e disgustosi) e neutri (oggetti e paesaggi), seguiti a loro volta da uno stimolo non strutturato con funzione di mascheramento. In questo caso l'elaborazione emotigena può avere luogo indipendentemente dall'elaborazione percettiva e semantica.
Questi risultati possono essere spiegati alla luce del modello della doppia via proposto da Le Doux (1986). Attraverso la via talamica l'informazione arriva all'amigdala, che esegue un'analisi molto essenziale dello stimolo estraendo ed elaborando solo le informazioni emotive. Il prodotto di questo processamento è consapevole, mentre non lo è la sua derivazione. Affinché si abbia consapevolezza anche della sua derivazione è necessario che l'informazione venga analizzata dalle strutture corticali, e successivamente l'informazione arrivi all'amigdala attraverso la via corticale. E’ solo a questo livello che è possibile riconoscere gli attributi simbolici dello stimolo, analizzare i cambiamenti fisiologici prodotti dall'evento e preparare una risposta volontaria congrua alla situazione.
Il nostro comportamento emotivo può essere guidato sia dalle strutture sottocorticali che corticali. Le strutture sottocorticali sono dotate di programmi neuromotori innati che possono generare, in risposta a stimoli appropriati, un set specifico di risposte espressive ed autonomiche, soprattutto per alcune delle emozioni di base.
Questo livello di analisi corrisponderebbe a quello descritto da Leventhal come “schematic level”, nel senso che le informazioni codificate e successivamente recuperate corrispondono a degli esemplari prototipici di una emozione. Questo processo ha la caratteristica appunto di essere automatico ed il prodotto può non essere rappresentato nella coscienza, cioè può essere del tutto inconsapevole. La via corticale invece invia l'informazione all'amigdala solo dopo che l'informazione è stata codificata ed analizzata da strutture corticali che ne hanno permesso l'identificazione consapevole. E’ solo grazie a questo tipo di informazioni che possiamo organizzare una risposta complessa ed adeguata alla situazione. Questo secondo livello di analisi corrisponderebbe a quello descritto da Leventhal come “conceptual level”.
I risultati forniti dalla neuropsicologia suggeriscono che la valutazione del significato emotivo non possa essere considerata un processo unico, bensì il prodotto di elaborazioni diverse ed indipendenti tra loro, confermando quindi il concetto di modularità del sistema emotivo. Inoltre, alcune di queste elaborazioni, cioè quelle corrispondenti alle emozioni di base, generano uno specifico set di risposte emotive in risposta a stimoli specifici, sono automatiche, preprogrammate e operanti già alla nascita. Al contrario, quelle che svolgono un ruolo di controllo e di modulazione della risposta emotiva seguono lo sviluppo socioculturale dell'individuo, anche se dipendenti dallo sviluppo funzionale del sistema nervoso.
GLI STATI EMOZIONALI
Tratto da:
E. R. Kandel, J. H. Schwartz, T. M. Jessell – FONDAMENTI DELLE NEUROSCIENZE E DEL COMPORTAMENTO – Casa editrice Ambrosiana, Milano 1999
Il piacere, l'esultanza, l'euforia, l'estasi, la tristezza, lo sconforto, la depressione, la paura, l'ansietà, la rabbia, l'avversione e la serenità sono alcune delle emozioni che arricchiscono la nostra vita personale ed impregnano le nostre azioni di passione e originalità. La diversità delle manifestazioni emotive e il coinvolgimento di numerosi processi somatici hanno reso finora impossibile dare una dettagliata definizione scientifica del termine emozione. Nel linguaggio di ogni giorno usiamo questo termine per riferirci ai nostri sentimenti e ai nostri stati d'animo e al modo in cui questi vengono espressi sia nei nostri comportamenti palesi che nelle risposte somatiche. Le emozioni, al pari delle percezioni e delle azioni motorie, vengono controllate da particolari circuiti neuronali cerebrali. Molte delle sostanze che modificano le attività mentali, dalle comuni droghe che provocano assuefazione ai farmaci veri e propri, esercitano le loro azioni agendo su questi circuiti.
Poiché le emozioni sono coscienti, deve entrare in gioco un importante elemento cognitivo, che molto probabilmente viene mediato dalla corteccia cerebrale. Però, le emozioni sono accompagnate da risposte del sistema nervoso autonomo, di quello endocrino e dell'apparato motorio scheletrico, che sono mediate da regioni sottocorticali del sistema nervoso: l'amigdala, l'ipotalamo e il tronco dell'encefalo. Queste risposte periferiche hanno lo scopo di preparare il corpo all'azione, oltre che di comunicare gli stati emozionali alle altre persone. Per esempio, quando siamo spaventati, avvertiamo aumento della frequenza del cuore e del respiro, secchezza delle fauci, senso di tensione muscolare e senso di umidità al palmo delle mani e tutte queste manifestazioni sono controllate da strutture cerebrali sottocorticali. Perciò, per renderci conto di che cosa sia un'emozione come la paura, dobbiamo capire non solo come quest'emozione è rappresentata a livello corticale, ma anche in quale modo le strutture sottocorticali regolino le attività del sistema nervoso autonomo e di quello endocrino che mediano le componenti periferiche delle emozioni.
Una teoria delle emozioni per essere accettabile deve fornire una spiegazione delle relazioni intercorrenti fra stati cognitivi e stati fisiologici
Nello sviluppo e nell'espressione di ogni emozione sono state distinte tradizionalmente varie componenti. Innanzitutto si ha il riconoscimento di un evento importante, per esempio la vista della propria casa in fiamme. Questo riconoscimento, a sua volta, genera un'esperienza emozionale cosciente a livello della corteccia cerebrale, la paura, che elabora segnali efferenti che vengono convogliati a strutture periferiche come il cuore, i vasi sanguigni, le ghiandole surrenali e quelle sudorifere. Secondo questa concezione, la casa in fiamme viene preliminarmente identificata come un potenziale pericolo e quest'atto cognitivo dà avvio alle risposte riflesse del sistema nervoso autonomo.
Alla fine del secolo scorso il filosofo americano William James e lo psicologo danese Karl Lange proposero un'ipotesi alternativa, secondo la quale l'esperienza cosciente che chiamiamo emozione viene fatta dopo la ricezione da parte della corteccia delle informazioni circa le modificazioni delle condizioni fisiologiche.
Infatti, James scriveva: "Ci sentiamo afflitti perché piangiamo, adirati perché picchiamo qualcuno, impauriti perché fremiamo e non al contrario piangiamo, picchiamo qualcuno o fremiamo perché siamo afflitti, adirati o impauriti a seconda dei casi".
Secondo la teoria di James - Lange, le emozioni sono precedute da particolari modificazioni fisiologiche, come, per esempio, l'aumento o la diminuzione della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e della tensione muscolare. Perciò, quando vediamo un incendio, abbiamo paura perché la nostra corteccia ha ricevuto informazioni che la frequenza cardiaca è aumentata, che le ginocchia tendono a piegarsi e il palmo delle mani è sudato.
Secondo questa concezione, le emozioni sono risposte cognitive ad informazioni provenienti dalla periferia, che vengono vissute in modo simile a quello con cui si percepiscono i pensieri. L'esperienza della vita di ogni giorno conferma che le informazioni provenienti dal nostro corpo danno un contributo all'esperienza emozionale. Inoltre, i pazienti con sezione accidentale del midollo spinale vivono in una condizione caratterizzata da riduzione dell'intensità delle loro emozioni, riduzione che appare correlata con il livello di sezione del midollo spinale, in quanto, più elevato è il livello della sezione spinale, maggiore è l'entità della riduzione delle risposte emozionali.
Tuttavia, altri esperimenti hanno dimostrato che questa teoria è in grado di spiegare solo un aspetto del comportamento emozionale. Per esempio, ci si può sentire coinvolti emotivamente anche dopo la scomparsa dei correlati fisiologici delle emozioni. Una persona può continuare a vivere un'emozione, avere certi timori e compiere particolari azioni anche molto tempo dopo la rimozione di una condizione di minaccia incombente. Se i segnali fisiologici a feedback fossero l'unico fattore di controllo, le emozioni non dovrebbero avere una durata maggiore deIIe variazioni fisiologiche. Di converso, alcune emozioni hanno un inizio molto rapido, molto più rapido delle variazioni delle condizioni somatiche. Perciò, le emozioni sono qualcosa di più complesso della semplice interpretazione delle informazioni provenienti dalla periferia.
Mentre la teoria di James - Lange è incentrata sul ruolo che i segnali periferici hanno nel processo che dà l'avvio all'esperienza emozionale, Walter B. Cannon e Philip Bard hanno formulato una teoria delle emozioni nella quale alcune strutture sottocorticali hanno un ruolo fondamentale nella mediazione delle emozioni. Cannon e Bard hanno dimostrato la presenza di risposte emozionali integrate in gatti sottoposti a rimozione della corteccia cerebrale. Tuttavia, queste risposte scomparivano dopo ablazione dell'ipotalamo. Queste osservazioni hanno indotto Cannon e Bard a suggerire che due strutture sottocorticali, l'ipotalamo e il talamo, svolgono una duplice funzione: generano i comandi motori integrati che producono i segni periferici delle emozioni e inviano alla corteccia le informazioni necessarie per l'elaborazione della percezione cognitiva delle emozioni.
In tempi più recenti il comportamento emozionale è stato considerato come il risultato deIl’interazione di fattori periferici e centrali. Un importante contributo a questa concezione è stato dato da Antonio Damasio, che si è basato sullo studio di pazienti con lesione dell'amigdala o della corteccia prefrontale. Un altro importante contributo è stato dato da Stanley Schachter, che negli anni 1960 elaborò la teoria di James – Lange mettendo in risalto il fatto che è la corteccia a costruire le emozioni, analogamente a quanto avviene con la visione, indipendentemente da segnali spesso ambigui che riceve dalla periferia.
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