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L'oggetto più complesso,
meraviglioso e misterioso dell'universo conosciuto è un pugno di carne
gelatinosa che mediamente non raggiunge i 1500 grammi ma pullula
di una vita straordinaria: cento miliardi di cellule, ognuna delle quali
sviluppa una media di diecimila connessioni con le sue vicine. Queste cellule
uniche e fantastiche, i neuroni, dal terzo al sesto mese di gravidanza crescono
al ritmo di 250 mila al minuto. Qualche settimana prima della nascita la loro
moltiplicazione si blocca e comincia quello che sarà il compito ininterrotto
del cervello: creare connessioni tra una cellula e l'altra. "E' come
scolpire una statua a partire da un blocco di marmo. C'è una ridondanza
iniziale di materiale, dalla quale si crea la forma per eliminazione. Le
cellule che falliscono le connessioni vengono eliminate. Al momento del parto
saranno dimezzate rispetto al loro picco. E il loro numero è fissato per
sempre, dato che quando muoiono non vengono sostituite da nuove generazioni,
come accade per la pelle". La loro morìa, nel corso della vita, è
impressionante: a partire dai 30-40 anni, spariscono al ritmo di centomila al
giorno. Eppure le nostre facoltà mentali non declinano, anzi, lo scorrere del
tempo spesso le migliora. Simili a veterani di mille battaglie, queste cellule
invecchiano, perdono pezzi per strada eppure continuano a vincere.
Com'è possibile?
Questa è una, delle
tante domande in cui ci si imbatte riflettendo sul cervello, l'organo della
funzione più alta prodot-ta dall'evoluzione, il mistero più impenetrabile sul
quale si interroga da sempre l'umanità. Ma può, in linea di principio, il
cervello comprendere se stesso?
Le funzioni cerebrali
Il cervello è suddiviso
in centinaia di aree, ognuna delle quali governa una specifica funzione.Quando
pensiamo, parliamo, cantiamo, ricordiamo o ci muoviamo, queste aree si attivano
in maniera trasversale, dando gli ordini che ci permettono di agire. Oggi si
può individuare nel cervello l'area che corrisponde alle varie azioni. Gli
scienziati hanno messo a punto una sofisticatissima macchina chiamata Pet (Tomografia a emissione di
positroni) che permette di "colorare" le zone interessate attraverso
un meccanismo che misura l'afflusso del sangue.
Antonio R. Damasio,
neurobiologo americano che ha studiato oltre duemila casi clinici di lesioni
cerebrali (e ha scritto il recente L'errore di Cartesio, ed. Adelphi)
sostiene che il cervello è ben più della somma delle sue parti: "La
mente ha la sua sede nei processi cerebrali, ma essi esistono perchè il
cervello interagisce con il corpo e questo con l'ambiente. Non è tutto scritto
nei geni, innato. Sono le emozioni e l'esperienza a dare forma al cervello".
Il cervello non è un organo definito alla nascita. Esso è una
"potenzialità" che si realizza giorno dopo giorno, nell'interazione
con il mondo esterno. Il motore di tutto sono i neuroni, cellule uniche
nell'organismo in quanto fornite di "cavi di trasmissione": dal corpo
centrale si dipartono infatti tanti "rami" minori (i dendriti) che
captano i segnali in arrivo e un "ramo" maggiore (l'assone) che dà
istruzioni di risposta a tutto il corpo allungandosi a dismisura (fino al fondo
della schiena). E' proprio lo sviluppo impetuoso e continuo di dendriti, assoni
e sinapsi (i punti di contatto tra un neurone e l'altro) a espandere il
cervello, nel suo aspetto fisico (al momento della nascita pesa un quarto del
peso finale), ma soprattutto nelle sue funzioni. Come per i muscoli, il segreto
dell'efficienza sta nell'esercizio. Per tutta la vita le sinapsi, se
sollecitate, si rimodellano di continuo all'interno di quella immensa rete di
cavi e connessioni, le cosiddette reti neuronali, dove circolano gli impulsi
elettrici o chimici che "governano" ogni comportamento.
Ma chi fabbrica questa rete? Una risposta immediata potrebbe essere: i geni.
(...) Sebbene prprio nelle scorse settimane il professor Boncinelli del Dibit
di Milano, abbia reso nota la scoperta di due geni importanti, quelli che
regolano il numero e la posizione dei neuroni, gli scienziati sono abbastanza
concordi nel ritenere che il potere dei geni si limiti all'architettura
generale del cervello, come la sua forma, le circonvoluzioni, la disposizione
delle aree che presiedono alle varie funzioni.
Se tutte le funzioni
cerebrali fossero governate dai geni, dovremmo avere un Dna sterminato: la
differenza genetica tra l'uomo e la scimmia è infatti minima ( 2- 4%), mentre tra
le due menti c'è un abisso.
Le immagini del mondo esterno non vengono proiettate sul cervello come una
fotografia. L'immagine viene scomposta e ogni frammento inviato a un diverso
centro di controllo: qua il colore, là il movimento, là ancora la profondità, e
così via. Ma la specializzazione non si ferma qui: anche nell'ambito del
colore, ci sono cellule che leggono il verde, altre il giallo, altre il rosso.
In questa estrema frammentazione, dov'è finita l'immagine? In un tempo che si
calcola in millisecondi, i frammenti dispersi nelle diverse aree del cervello
si ricompongono e l'immagine riemerge nella sua totalità, come un ologramma a
livello cosciente.
Chi l'ha ricomposta? E'
questo il mistero della mente: i cinque sensi percepiscono il mondo e ne danno
informazione ai neuroni, sempre in questa forma infini-tamente frammentata. La
Pet può far vedere in tempo reale l'esplosione di luci delle varie zone del
cervello che si attivano e aiutare a capire la materia della mente. Ma qui si
ferma il tutto. La Pet ha portato nuova chiarezza nelle tradizionali idee sul
cervello. Fino a una decina di anni fa esistevano sul funzionamento del
cervello due teorie radicalmente opposte: quella olistica, secondo la
quale l'intero cervello concorrerebbe alla formazione del pensiero, e quella localistica,
che invece ritiene si attivino di volta in volta singole zone specifiche. La
verità oggi ci sembra essere nel mezzo: esistono circuiti funzionali
trasversali alle diverse aree, che si attivano coinvolgendo questa o quell'area
in maniera non esclusiva. A questo propositosi può parlare di zone di
convergenza, cioè sistemi che coinvolgono più aree. Un sistema è come una
grande orchestra che per lo più improvvisa, anziché suonare uno spartito. Gli
strumenti sono le assemblee di neuroni diffusi ovunque, che producono il suono
po-lifonico richiesto.
Uomini e donne: differenze cerebrali
Le due metà del cervello
sono pressoché identiche, ma non sono dotate delle stesse capacità funzionali:
nel corso dell'evoluzone alcune funzoni superiori sono state messe un po' a
destra e un po' a sinistra. A destra in genere i compiti spaziali e di sintesi
come la comprensione e la visualizzazione di schemi spaziali (ad esempio la
lettura delle mappe), l'esecuzione del disegno geometrico, le somiglianze
visive (il riconoscimento delle facce), la sintesi temporale e il senso
musicale. A sinistra invece i compiti analitici, come l'espressione e la
comprensione del linguaggio, l'analisi temporale e dei dettagli, il
ragionamento simbolico. Statisticamente, sulla base di tests di varia natura,
donne e uomini dimostrano piccole differenze attitudinali: i maschi si rivelano
migliori nell'orientamento spaziale e nella logica matematica di altissimo
livello, le donne nella fluenza verbale e nella ricchezza di vocabolario e
nell'abilità manuale. A queste differenze di predisposizione non corrispondono
differenze sostanziali nell'architettura del cervello. C'è invece una disparità
a livello di emisferi: statisticamente nella donna la so-miglianza tra i due
emisferi è superiore rispetto all'uomo. Questo vorrebbe significare che l'uomo
è più evoluto e la donna è rimasta più indietro? Dipende dai punti di vista:
vantaggi e svantaggi sono equamente distribuiti. Se l'uomo è favorito nelle
situazioni normali; la donna lo è in quelle estreme, ad esem-pio un insulto a
uno dei due emisferi. In questo caso le sue capacità di recupero sono
nettamente superori.
C'è poi il parametro del peso. Su un'altezza media di 165 centimetri,
l'encefalo maschile pesa 45
grammi in più. Una differenza irrilevante e soprattutto
insignificante. Non esiste infatti nessun nesso tra peso e capacità mentali: il
cervello di Anatole France, ad esempio, pesava appena 1000 grammi, quello di
Einstein 1485, quello di Dante 1420. Tutto al di sotto della media . Infine è
dei giorni scorsi la notizia che uno psicologo ameri-cano, Ruben Gur,
esaminando con la Pet e la Rmn volontari di ambo i sessi tra i 18 e i 89 anni
di età, avrebbe trovato la prova organica di quanto già si sa: i maschi vanno
incontro a una dimi-nuzione del tessuto cerebrale superiore alle donne. Tripla,
dicono le sue misurazioni.
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