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La tecnica ipnotica di disseminazione per la
correzione dei sintomi e per il controllo del dolore
All'autore
è stato chiesto innumerevoli volte di pubblicare dettagliatamente la tecnica
ipnotica da lui impiegata per alleviare i dolori insopportabili o per
correggere vari altri problemi.
Le risposte verbali alle molte
richieste non sono mai sembrate sufficienti perché erano sempre precedute dalla
sincera affermazione che la tecnica in se stessa non serve ad altro che ad
assicurare e a fissare l'attenzione del paziente, creando in lui uno stato
mentale ricettivo e responsivo, e quindi permettendogli di trarre beneficio da
comportamenti potenziali di vario tipo non realizzati o solo parzialmente
realizzati. Dopo aver ottenuto questo per mezzo della tecnica ipnotica, vi è
allora la possibilità di presentare suggestioni e istruzioni con lo scopo di
aiutare il paziente guidandolo a raggiungere lo scopo o gli scopi desiderati.
In altre parole, la tecnica ipnotica serve solo a indurre una disposizione
favorevole da cui partire per istruire il paziente a usare in maniera più
vantaggiosa i suoi comportamenti potenziali.
Poiché la tecnica ipnotica è
principalmente un mezzo verso un fine, mentre la terapia è basata sulla guida
delle capacità comportamentali del paziente, ne consegue che una stessa tecnica
ipnotica può essere utilizzata, entro certi limiti, con pazienti che presentano
problemi molto diversi. A illustrare questa affermazione verranno citati due
esempi in cui venne impiegata la medesima tecnica, una volta per un paziente
con un problema nervoso che gli causava un notevole disagio, nell'altro caso
con un paziente che soffriva di dolori insopportabili provocati da una malattia
maligna terminale. L'autore ha impiegato questa tecnica su soggetti incolti e
su laureati, in situazioni sperimentali e per scopi clinici. Spesso è stata
usata per assicurare, per fissare e per trattenere l'attenzione di un paziente
difficile e per distrarlo dal creare difficoltà che avrebbero impedito la
terapia. P, una tecnica che impiega idee chiare e comprensibili ma che, per la
loro manifesta estraneità alla relazione paziente-medico e alla situazione,
distraggono il paziente. Quindi gli viene impedito di interferire in maniera
negativa in una situazione che non comprende, ma per la quale chiede aiuto.
Allo stesso tempo viene creata nel
paziente una disposizione a comprendere e a rispondere.
Così si evolve un'atmosfera favorevole a
suscitare quei comportamenti potenziali necessari e utili ma in precedenza non
usati o scarsamente usati, o probabilmente usati male dal paziente.
Il primo caso sarà citato senza spiegare la tecnica ipnotica impiegata.
Verranno invece riferite le istruzioni utili, le suggestioni e le idee
direttive che permisero al paziente di raggiungere il suo obiettivo terapeutico,
e che erano state inserite fra le idee che costituivano la tecnica ipnotica.
Queste idee terapeutiche non verranno riferite nella stessa maniera ripetitiva
con cui furono dette al paziente per la ragione che, stampate, sono comprese
più facilmente che quando vengono verbalizzate in un flusso di frasi. Tuttavia
queste poche suggestioni ripetute nella situazione ipnotica servirono a
soddisfare in maniera adeguata i bisogni del paziente.
Il paziente era un agricoltore in pensione di 62 anni che aveva fatto solo la
scuola media ma era molto intelligente e aveva letto molto. Aveva una
personalità deliziosa, piena di fascino ed esuberante, ma si sentiva molto
infelice, pieno di risentimento, di amarezza, di ostilità, di sospetto e di
disperazione. Circa due anni prima, per una qualche ragione sconosciuta o
dimenticata (ma considerata non importante dall'autore e senza alcun rapporto
con il problema della terapia), aveva raggiunto una frequenza urinaria che gli
causava un notevole disturbo. Circa ogni mezz'ora egli provava il bisogno
irresistibile di urinare, una necessità che gli riusciva penosa, che non poteva
controllare e che, se non soddisfatta, lo portava a bagnare i pantaloni. Questo
bisogno era costantemente presente giorno e notte, interferiva nel suo sonno,
con i suoi pasti, nei suoi rapporti sociali, e lo costringeva a tenersi nei
pressi di un gabinetto e a portare con sé una borsa contenente alcune paia di
pantaloni da usare in casi di necessità. Spiegò che aveva portato con sé tre
paia di pantaloni e disse di essersi recato al gabinetto prima di uscire per
venire dall'autore, un'altra volta lungo il percorso e che, prima di entrare,
era andato al gabinetto dello studio e si aspettava di interrompere il
colloquio con l'autore per almeno un'altra visita del genere.
Riferì di aver consultato più di 100
medici e clinici di fama. Gli era stata praticata la cistoscopia più di 40
volte, gli erano state fatte innumerevoli radiografie e altri esami, fra cui
elettrocardiogrammi ed elettroencefalogrammi. Gli era sempre stato assicurato
che la sua vescica era normale; molte volte gli era stato suggerito di
ritornare dopo uno o due mesi per altri esami; e « troppe volte» gli era stato
detto «è tutto nella sua testa», che non aveva alcun problema, che «doveva impegnarsi
a fare qualche cosa invece di stare a riposo, di cessare di perseguitare i
medici e di comportarsi da vecchio invalido". Tutto ciò lo aveva fatto
sentire vicino al suicidio.
Aveva descritto il suo problema a un
buon numero di redattori delle rubriche mediche nei quotidiani, parecchi dei
quali gli avevano offerto, nelle sue buste già affrancate e con l'indirizzo
stampato, una dissertazione pontificale e banale sul suo problema,
dichiarandolo fermamente di oscura origine organica. In tutte le sue ricerche
di aiuto, neppure una volta gli era stato suggerito di consultare uno
psichiatra.
Di sua iniziativa, dopo aver letto
un paio di quei libri ingannevoli, fuorvianti e sostanzialmente fraudolenti
sull'"ipnosi fatta da sé",
chiese aiuto a degli ipnotisti da teatro, tre in tutto. Ognuno gli offrì le
solite lusinghe, assicurazioni e promesse, comuni a quel tipo di ambigua
pratica medica, e ognuno fallì completamente nei ripetuti tentativi di indurre
una trance ipnotica. Ciascuno però pretese un onorario esorbitante (se
paragonato all'onorario medico medio e specialmente in rapporto al nessun
risultato ottenuto).
Tutti questi “maltrattamenti”,
quelli medici non migliori di quelli dei ciarlatani ma in realtà meno
perdonabili, lo avevano reso amaro, disilluso, pieno di risentimento e
apertamente ostile, per cui stava pensando seriamente al suicidio. L'addetto a
un distributore di benzina gli suggerì di andare da uno psichiatra e, in base
ad un articolo su di un giornale della domenica, gli raccomandò l'autore.
Completato il suo racconto, si
lasciò andare nella poltrona, incrociò le braccia e disse in tono di sfida: “Adesso
mi psichiatrizzi, mi ipnotizzi e curi questa... della mia vescica”.
Durante il racconto della storia del
paziente l'autore aveva ascoltato con tutta l'apparenza di un'attenzione
estatica, a eccezione di alcuni movimenti delle sue mani apparentemente senza
scopo, come per cambiare posizione agli oggetti sul suo tavolo. Fra questi
spostamenti vi era stato quello dell'orologio da tavolo in maniera che il
quadrante non fosse più visibile dal paziente. Mentre l'autore ascoltava dal paziente
l'amaro racconto delle sue esperienze, era intento a pensare a un possibile
approccio terapeutico per una persona così evidentemente infelice, tanto piena
di risentimento per la medicina e per i medici, e con un atteggiamento di sfida
così marcato. Certamente non sembrava probabile che fosse ricettivo e
responsivo a qualsiasi cosa l'autore potesse dire o fare. Mentre l'autore
arzigogolava per trovare una soluzione, gli venne in mente il problema del
controllo del dolore in un paziente grandemente in uno stadio terminale di una
malattia, e che soffriva molto. Quel paziente aveva costituito un caso
paragonabile, in cui l'approccio ipnoterapeutico era stato molto difficile, e
tuttavia si era ottenuto un successo. Entrambi i pazienti avevano in comune
l'esperienza professionale di coltivatori di piante, entrambi erano ostili e
pieni di risentimento, e tutti e due disprezzavano l'ipnosi. Quindi, quando il
paziente lanciò la sua sfida “mi psichiatrizzi e mi ipnotizzi” l'autore, senza
altre parole, si lanciò nella stessa tecnica usata con l'altro paziente per
ottenere uno stato di ipnosi terapeutica in cui poter offrire suggestioni
utili, istruzioni e direttive, con la ragionevole speranza che sarebbero state
accettate e attuate in maniera responsiva, in accordo con i bisogni attuali del
paziente e con i potenziali del suo comportamento.
La sola differenza per i due
pazienti era che per l'uno il materiale terapeutico frammischiato riguardava il
funzionamento della vescica e la durata del tempo, mentre per l'altro le
istruzioni terapeutíche intrecciate riguardavano il benessere del corpo, il
sonno, l'appetito, le gioie della famiglia, l'assenza della necessità di usare
medicine, e il godimento continuo del tempo senza preoccupazione per il domani.
La terapia verbale che venne
presentata, sparsa com'era nel contesto della tecnica stessa, fu la seguente,
con gli inserimenti indicati dai puntini:
“Come sa, possiamo pensare che la sua
vescica abbia bisogno di vuotarsi ogni 15 minuti invece che ogni mezz'ora...
nessuna difficoltà a pensarlo... un orologio può correre lentamente....
o.veloce... sbagliare anche di un minuto ... anche di due, cinque minuti ... ,
o pensare alla vescica ogni mezz'ora ... come lei ha fatto... può darsi che
qualche volta fossero 35, 40 minuti ... possibile farlo tra un'ora... che
differenza c'è... 35, 36 minuti, 41, 42, 45 minuti... non molta differenza...
differenza non importante... 45, 46, 47 minuti... tutto lo stesso...
probabilmente molte volte lei doveva aspettare un secondo o due... li sentiva
come un'ora o due... lei lo faceva... può farlo ancora... 47 minuti, 50 minuti,
che differenza c'è... si fermi a pensare, non grande differenza, niente
d'importante... proprio come 50 minuti, 60 minuti, solo minuti ... chiunque può
aspettare mezz'ora può aspettare un'ora ... io lo so ... lei sta imparando...
non è male imparare... anzi è bene ... cominci a pensarci, ha dovuto aspettare
quando qualcuno è arrivato qui prima di lei... anche lei lo ha fatto... può
farlo ancora... e ancora... tutto ciò che lei vuole... un'ora e 5 minuti...
un'ora e cinque minuti e mezzo... che differenza c'è... o anche sei minuti e
mezzo... farlo 10 minuti e mezzo, un'ora e dieci minuti e mezzo... un minuto, 2
minuti, un'ora, 2 ore, che differenza c'è ... lei ha fatto pratica per un mezzo
secolo, 0 anche più, nell'aspettare ... lei può usare tutta quell'esperienza...
perché non usarla... lei può farlo... probabilmente la sorprende molto... non
ci ha neanche mai pensato... perché non sorprendere se stesso a casa... buona
idea... niente di meglio di una sorpresa... una sorpresa inaspettata... quanto
a lungo lei può trattenere ... quella è la sorpresa ... Più a lungo di quanto
lei abbia mai pensato ... molto più a lungo ... può anche cominciare...
sensazione piacevole il cominciare... e continuare... Senta, perché non dimentica proprio quello di
cui abbiamo parlato e lo conserva nel profondo della sua mente. Un buon posto
per conservarlo... non può perderlo. Non importa la pianta di pomodoro... ciò
che invece era importante riguardo alla sua vescica, ... abbastanza bene... si
sente bene, una piacevole sorpresa... . Senta, perché non comincia a sentirsi
riposato, rinfrescato, proprio adesso, più sveglio di quanto lo fosse questa
mattina presto (per il paziente, quest'ultima frase è un'istruzione indiretta
decisa e definitiva a svegliarsi dalla trance). Poi (col significato di
congedo, ma non riconoscibile consciamente come tale dal paziente), perché non
si fa una bella passeggiata senza fretta fino a casa, senza pensare a nulla
(un'istruzione di amnesia e per la trance e per il suo problema, come pure una
misura di confusione per coprire il fatto che ha già passato un'ora e mezza
nello studio)? Potrò rivederla alle 10 fra una settimana da oggi (favorendo la
sua illusione, a livello cosciente e come risultato della sua amnesia, che non
è stato ancora fatto nulla, eccetto dargli un appuntamento)".
Ritornò dopo una settimana e si lanciò entusiasticamente a raccontare di essere
arrivato a casa e di avere aperto il televisore con la subitanea, ferma
intenzione di ritardare la minzione il più a lungo possibile. Aveva guardato un
film di due ore e, durante la pubblicità, aveva bevuto due bicchieri d'acqua.
Aveva deciso di prolungare l'attesa di un'altra ora ma a un tratto si era
accorto di provare una tale tensione della vescica da esser costretto ad andare
al gabinetto. Aveva guardato l'orologio e aveva scoperto di aver aspettato
quattro ore. Il paziente si lasciò andare nella poltrona e sorrise felice
all'autore, aspettandosi evidentemente un elogio. Quasi immediatamente si
raddrizzò con un'aria sorpresa e meravigliata ed esclamò: «Ora mi torna tutto
in mente, non ci avevo mai pensato fino a questo momento. Avevo dimenticato
tutto completamente. Senta, lei mi deve aver ipnotizzato. Ha fatto un mucchio
di discorsi sulla coltivazione di una pianta di pomodoro e stavo cercando di
afferrare il senso dei suoi discorsi e quello che poi ricordo è che camminavo verso
casa. Ripensandoci, devo essere rimasto nel suo studio più di un'ora, poi mi ci
volle un'altra ora per tornare a casa, così non sono state solo quattro le ore
in cui mi sono trattenuto dall'urinare, sono state almeno sei ore. E ora che ci
penso, non è tutto, tutto ciò è accaduto una settimana fa. E per tutta la
settimana ricordo di non avere avuto un briciolo di preoccupazione... ho
dormito bene... non mi sono dovuto alzare. t strano come uno si possa svegliare
una mattina con la mente occupata dal pensiero di mantenere un appuntamento per
raccontare qualche cosa, e dimenticare che è passata un'intera settimana.
Senta, quando le ho detto di psichiatrizzarmi e di ipnotizzarmi, lei l'ha presa
sicuramente sul serio. Le sono proprio molto grato. Quanto le devo?".
In sostanza, il caso era chiuso e il
resto dell'ora venne occupato da una conversazione casuale intesa a scoprire
eventuali dubbi o incertezze del paziente. Non ce n'erano, e nei mesi che sono
trascorsi non se ne sono presentati.
Il caso suddetto, permette al
lettore di comprendere, almeno in parte, come durante una tecnica di
suggestione per l'induzione e il mantenimento di una trance si possano inserire
qua e là delle suggestioni ipnotiche tese a uno specifico scopo terapeutico.
Secondo l'esperienza dell'autore questo inserimento di suggestioni terapeutiche
fra quelle per il mantenimento della trance, spesso può rendere le prime molto
più efficaci. Il paziente le sente, le capisce, ma prima che possa pensare a dissentire o a porle in questione in
un qualche modo, la sua attenzione viene ricatturata dalle suggestioni per il
mantenimento della trance, le quali, a loro volta, non sono altro che la
continuazione delle suggestioni d'induzione. In tal modo la suggestione
terapeutica viene ad essere inserita in un'atmosfera di significato e di
efficacia che deriva dall'efficacia già dimostrata delle suggestioni di
induzione e di mantenimento. Poi, così disseminate, le stesse suggestioni
terapeutiche possono essere ripetute, anche molte volte, finché il terapeuta
non si senta sicuro che il paziente le abbia assorbite adeguatamente. Allora
l'operatore può passare a un altro aspetto della terapia, inserendo le altre
suggestioni qua e là con la stessa tecnica.
La relazione precedente non indica
il numero delle ripetizioni per ogni suggestione terapeutica per la semplice
ragione che il numero può variare per ogni gruppo di idee e di concetti che
viene comunicato, per ogni paziente, e per ciascun problema terapeutico. Oltre
a ciò, anche la disseminazione di suggestioni di amnesia e di suggestioni
postipnotiche fra quelle per il mantenimento della trance può venir compiuta
con la massima efficacia. Può servire un'illustrazione tratta dalla vita
quotidiana, in cui l'assegnazione di un doppio compito è di solito più efficace
che non l'assegnazione separata degli stessi due compiti. Per esempio, una
mamma può dire a Johnny: “Mentre metti via la bicicletta, chiudi anche la porta
del garage". Questo sembra un compito singolo di cui un aspetto favorisce
l'esecuzione di un altro aspetto, con il risultato di far apparire più facile
il compito. Chiedere che venga messa via la bicicletta e poi chiedere di
chiudere la porta del garage, hanno tutto il tono di essere due compiti
distinti che non possono venir combinati. Con due compiti distinti se ne può
rifiutare facilmente l'uno o l'altro o anche entrambi. Ma quando i compiti sono
combinati in uno solo, che cosa significa un rifiuto? Che Johnny non metterà
via la bicicletta? Che non arriverà fino al garage? Clae non chiuderà la porta
del garage?
Il grado dello sforzo necessario per
identificare ciò che uno deve rifiutare, è di per se stesso una remora al
rifiuto.
E non è neppure facile rifiutare.
La combinazione di suggestioni
psicoterapeutiche, di amnesia e postipnotiche con le suggestioni utilizzate
dapprima per indurre la trance e poi per il suo mantenimento, costituisce una
misura efficace per assicurare i risultati desiderati. I valori
dell'interdipendenza sono decisamente efficaci. A ulteriore illustrazione, è
accaduto che più di una volta un paziente che ha sviluppato una trance
semplicemente sedendosi nella poltrona, abbia detto all'autore: “Oggi non
intendevo andare in una trance”. E l'autore ha replicato: “E allora è probabile
che lei voglia svegliarsi dalla trance e quindi, mentre si rende conto che può ritornare in una trance quando
ne ha bisogno, può svegliarsi".
In tal modo il “risveglio” è fatto dipendere dal “rendersi conto”, rendendo
possibili in tal modo delle altre trance mediante l'associazione che deriva
dall'interdipendenza.
Avendo così spiegato il fondamento di questo metodo, dopo alcuni chiarimenti
preliminari verrà presentato il problema del secondo paziente. L'autore è stato
allevato in una fattoria, ha sempre provato e ancora prova piacere nel
coltivare le piante, e ha letto molto sul processo della germinazione dei semi
e della crescita delle piante. Il primo paziente era un agricoltore a riposo.
Il secondo, che chiameremo Joe, era un floricoltore. Aveva cominciato la sua
carriera da ragazzo come venditore ambulante di fiori, risparmiando i centesimi
per comperare più fiori da vendere, eccetera. Presto fu in grado di acquistare
un fazzoletto di terreno su cui coltivare con amorevole cura altri fiori,
mentre apprezzava la loro bellezza che desiderava condividere con altri, e per
acquistare a sua volta dell'altro terreno sul quale coltivare degli altri
fiori, e così via. Infine diventò il floricoltore più importante di una grande
città. Joe amava letteralmente ogni aspetto del suo lavoro e vi si dedicava
intensamente, ma era anche un buon marito, un buon padre, un buon amico e un
membro della comunità molto stimato e rispettato.
Poi, un fatale settembre, un
chirurgo asportò una neoformazione da una guancia di Joe, avendo cura di non
sfigurarne troppo la faccia. Il patologo stabilì che la neoplasia era maligna.
Venne istituita una terapia radicale ma si riconobbe presto che verso la fine
della seconda settimana di ottobre un parente di Joe chiese urgentemente all'autore
di impiegare l'ipnosi su Joe per alleviargli il dolore, dato che i narcotici si
dimostravano di scarsa utilità. Data la prognosi che era stata pronunciata,
l'autore accondiscese con riluttanza a vederlo, a condizione che tutti i
farmaci fossero sospesi alle 4 del giorno della venuta dell'autore.
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