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Questo è un caso di ipnosi regressiva. In genere
non trattiamo casi di questo tipo, a meno che non ci venga fatta una specifica
richiesta come in questo caso. Venne da noi A., di anni 24, accompagnato dalla
mamma, con un problema molto particolare: dopo un inizio brillante
universitario, non riusciva a portare avanti il suo corso (di veterinaria), in
quanto bloccato.
Un giovine senz’altro fuori del comune, in quanto già da
bambino, aveva manifestato doti extrasensoriali. Aveva un pensiero ricorrente,
quello di percepire una sorta di “voce”interiore che lo guidava in alcune
scelte importanti e che ultimamente non si era più fatta sentire. Egli
desiderava prendere contatto con questa sua voce interna per interrogarla ed
ottenere risposte esaustive. Raggiunse una trance profonda abbastanza
velocemente.
L’ipnosi regressiva permette di raggiungere uno stato di
vita antecedente. Non è compito nostro in questa sede accertare se tale vita
prima della nascita esista nella forma che noi conosciamo o in altre forme o
sia solamente una costruzione mentale dei nostri sistemi complessi: una
virtualità comunque necessaria per creare un ponte che unisca due isole
nell’arcipelago dei nostri pensieri o delle nostre emozioni. Esiste al proposito
un a recente, interessante teoria, secondo la quale la mappatura genetica non
conterrebbe solo informazioni biologiche ma anche di tipo esperienziale: in tal
modo si trasmetterebbero anche emozioni, sentimenti e quant’altro. Il punto
debole di tale teoria è come un individuo possa trasmettere informazioni anche
sulle sue morti precedenti (non potendo geneticamente trasmettere tali
informazioni); si potrebbe teorizzare che la parte spirituale di ogni persona
lasci una traccia in un’altra dimensione così intensa (l’emozione della morte e
della nascita è decisamente un’emozione forte), tale per cui una persona in
vita, particolarmente sensibile, possa tramite la sua chiave d’accesso in
questo caso il suo codice genetico- entrare in assonanza con questa traccia
emotiva e ripercorrerla. Si visualizzò in un luogo montano, brullo; ricordò
molto bene i suoi tratti somatici (orientali), il modo di vestire (una tonaca
lisa), la casa (simile a quelle tibetane, almeno dalla descrizione).Iniziò a
parlare sommessamente come se avesse a fianco un morente, lo pregava di non
lasciarlo, che non era pronto, che il maestro avrebbe potuto insegnargli molte
cose ancora: ma il tempo era scritto e la morte certa. Si poteva apprezzare la
disperazione in quella voce, la solitudine, la paura. Tutto il suo corpo
somatizzava tali emozioni con il respiro, il sudore, il tremore. Poi tornò in
sé con lucidi ricordi, ma senza ancora le risposte.
La volta seguente, la trance regressiva lo portò ad essere
un funzionario onesto della Cina di molti secoli fa: in netto contrasto con un
suo superiore che operava disonestamente sui tributi dovuti dai sudditi
all’imperatore. Dopo aver denunciato il reo, temette per la sua vita al punto
che l’ultima scena lo vide protagonista con il saio circondato dai suoi
confratelli. La scena fu particolarmente toccante per come egli la visse
fisicamente e per le parole di commiato: “Grazie a tutti, per quello che avete
fatto per me e per come mi avete accolto; non vi dimenticherò, vi porterò
sempre con me, nel mio cuore. Abbiate cura di voi, abbiate cura di voi. Io vado
a prepararvi la strada per rivederci tutti”. Fisicamente entrò nel
caratteristico respiro del morente ed esalò l’ultimo respiro; seguì un certo
periodo di apnea, poi, gradualmente si riprese. Anche di questa esperienza si
ricordava ogni cosa.
L’ultima
seduta venne da noi un po’ pilotata in accordo con A: si trattava di avere le
risposte alle domande che egli desiderava chiedere. Ciò avvenne con le solite
modalità. In verità le domande non le conoscemmo, ma durante la trance si
verificarono le risposte. “Io ti conosco da quando eri piccolino, ti ho
conosciuto da sempre. E per questo ti dico che la risposta alle tue domande è
questa: non ti devi preoccupare, non ti devi preoccupare mai poiché io sarò
sempre con te in ogni momento della tua vita. Non avere paura, non avere paura
mai; non dubitare, non dubitare mai. Il percorso è già stato scritto. Lo
percorreremo insieme”. Al momento A. sta trascorrendo una vacanza meditativa
con la quale metterà a fuoco decisioni e paure. E’ previsto un incontro di
follow - up in cui lo incontreremo per una rivalutazione del suo caso.
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