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L'atto ipnotico nell'induzione. PDF Stampa E-mail

L'atto ipnotico nell'induzione considerando gli atti linguistici di J. Austin dalla sua opera "Come fare le cose con le parole".

Oltre una considerazione del lessico ipnotico. 

 

L'atto ipnotico nell'induzione. A cura di  Marco Chisotti

Considerando il lavoro di J. Austin sugli atti linguistici, il qual 
lavoro ora si ritrova come base operativa nella filosofia analitica, 
ogni espressione linguistica è un atto: anche l'enunciato ritenuto 
constativo (constatare attraverso un analisi visiva, o logico 
cognitiva) è un'azione (ad esempio, dire "e mentre chiudi gli occhi ti 
accompagno…" equivale a un impegno, a un atto, è enunciazione 
performativa e non solo indicativa e descrittiva).
Così il linguaggio ipnotico è scomponibile iin tre atti ipnotici 
differenti:

L'atto ipnotico locativo è quello con cui si dice qualcosa dotato di 
significato (ad esempio, "i tuoi occhi sono aperti la tua mano è 
leggera") e può essere elaborato dal punto di vista paralinguistico 
(tono, timbro, ritmo e volume della voce).

L' atto ipnotico illocutivo è un atto effettuato col dire qualcosa: 
esso, oltre a informare, constatando una data realtà (ad esempio, il 
fatto che i tuoi occhi siano effettivamente aperti, o che la mano sia 
proprio leggera), può contenere un'esclamazione, una preghiera o un 
suggerimento (ad esempio, l'invito a chiudere gli occhi o nel caso di 
chiudere ancora più fortemente i tuoi occhi o l'invito a sollevare la 
mano ora ). L'atto illocutivo ha quindi una forza collegata alla reale 
intenzione di chi compie quell'atto ipnotico.

L' atto ipnotico perlocutivo è l'atto compiuto per il fatto di dire 
qualcosa: quello per cui si raccoglie il suggerimento (o comando, 
invito, ecc.) implicito in quell'atto "illocutorio" e si esegue ciò 
che viene suggerito (si chiudono, cioè, gli occhi, si solleva la 
mano). Mette in evidenza l'interattività costitutiva dell'ipnosi, 
cioè gli effetti sugli interlocutori che l'atto ipnotico determina.
Queste specifiche aiutano a distinguere e comporre con precisione 
l'esperienza dell'ipnosi.
Per quanto riguarda il lessico ipnotico (le parole usate durante un 
induzione) è utile fare una distinzione:

Il lessico passivo, viene capito tramite il senso del contesto non si 
riesce ad utilizzarlo attivamente, mentre il lessico ipnotico attivo 
risulta produttivo, viene utilizzato anche mentre si parla e le sue 
possibilità di impiego sono così conosciute che vi si possono formare 
frasi sensibilmente comprensibili, che raggiungono con facilità la 
possibilità di guidare la persona.

Per quanto riguarda il numero di parole da usare con l'ipnosi in 
generale bastano dalle 400 alle 800 parole, le parole usate nella vita 
quotidiana.
L'uso di parole più difficili come quelle usate in riviste, giornali o 
nei classici arrivando fino a 4.000 alle 5.000 parole, o in casi 
eccezionali come son presenti in Dante o James Joyce, parole fino a 
80.000 o 100.000 parole, ha solo lo scopo di generare o confusione o 
saturazione del canale razionale cognitivo o quello percettivo.
Il linguaggio e di conseguenza il lessico deve essere semplice durante 
l'induzione come si parlasse ad un bambino, al massimo usando parole 
più difficili all'inizio dell'induzione e via via che si prosegue 
nell'induzione usare un lessico più semplice.
Ad esempio osservando la costruzione di nuovi campi di comunicazione 
(Chat, SMS, ...) nei quali si utilizza un lessico che va dalle 100 
alle 200 parole, si può arrivare ad usare e ripetere in modo 
rafforzativo le stesse parole.

L'esperienza che si crea con l'uso mirato delle le parole è come una 
nagia, una tecnica che si prefigge lo scopo di influenzare gli eventi 
e dominare i fenomeni fisici, di creare ed usare l'inconscio, 
servendosi di gesti, atti ipnotici formule verbali e rituali 
appropriati a far cambiare, adattare, riequilibrare la persona che 
stiamo portando o mantenendo in trance ipnotica.

 

 
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