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L'esperienza tra costruzione e conquista: chi siamo da dove veniamo dove andiamo. PDF Stampa E-mail

La realtà e i suoi pezzi, meglio detto come fare a pezzi la realtà!

”Sotto l'immagine rivelata ce n’è un'altra più fedele alla realtà e sotto quest'altra un'altra ancora e di nuovo un'altra ancora fino alla vera immagine di quella realtà assoluta che nessuno vedrà mai”. (dal film: “Al di là delle nuvole” di W. Wenders, M. Antonioni).

L'epistemologia, dal greco episteme  (scienza) e logos (discorso), è lo studio della teoria della conoscenza; è quel ramo della filosofia che indaga le origini, la struttura, i metodi e la validità della conoscenza e, di fondo, di chi pensiamo di essere.



La realtà e i suoi pezzi, meglio detto come fare a pezzi larealtà!

 

”Sotto l'immagine rivelata ce n’è un'altra più fedelealla realtà e sotto quest'altra un'altra ancora e di nuovo un'altra ancora finoalla vera immagine di quella realtà assoluta che nessuno vedrà mai”. (dal film: “Al di là delle nuvole” di W. Wenders, M.Antonioni).

 

L'epistemologia, dal greco episteme  (scienza) e logos (discorso), è lostudio della teoria della conoscenza; è quel ramo della filosofia che indaga leorigini, la struttura, i metodi e la validità della conoscenza e, di fondo, dichi pensiamo di essere.

Per epistemologia s’intende, dunque, “discorso criticointorno alle scienze” (naturali e matematiche).Oggi viene anche considerata come “Teoria della conoscenza”, nel senso di riorganizzazione sistematica delleprocedure che rendono possibile ladescrizione, il calcolo o la previsionecontrollabile di un oggetto, base fondamentale per  l’uso della nostra intelligenza anticipatoria.

Per rappresentazioni epistemologiche s’intendono lerappresentazioni degli eventuali percorsi conoscitivi riguardo un particolareconcetto matematico o scientifico in generale. Tali rappresentazioni possonoessere messe a punto da un soggetto apprendente o da una comunità scientifica,in un determinato periodo storico.

Il linguaggio e la realtà sono strettamente connessi, lo sipuò facilmente comprendere se si considera il linguaggio non come una semplicedescrizione della realtà, linguaggio denotativo, ma come co-costruttore dellarealtà, linguaggio connotativo. Generalmente si sostiene che il linguaggio siauna rappresentazione del mondo; noi sosteniamo esattamente l'opposto, cioè cheil mondo è un'immagine  del linguaggio.Il linguaggio viene prima ed il mondo ne è una conseguenza.

Pensiamo alla comprensione: altro non è che un tipo diaccordo complesso e riflette le condizioni che hanno reso possibili leinterazioni dei partecipanti alla conversazione stessa, dove da un lato unindividuo apprende e dall'altra un altro insegna, sia in modo diretto, che inmodo indiretto.

In realtà la comprensione prevede un'interazione istruttiva,dove esiste un oggetto esterno di conoscenza (qualcosa da apprendere), e unoggetto interno all'esperienza dell'individuo; ogni oggetto del reale porta consé una spiegazione o è intriso di spiegazioni differenti.

Gli esseri umani conoscono il mondo tramite i messaggitrasmessi dai sensi al cervello.

“Il mondo é presente all'interno della nostra mente, laquale é all'interno del nostro mondo” ciricorda Edgar Morin nel “Metodo”; noi siamo come prigionieri del senso cheabbiamo dato al nostro mondo, lo conosciamo e ce lo portiamo dietro, con tuttii suoi limiti e le sue contraddizioni, le sue spiegazioni, le scoperte e leinvenzioni.

Siamo sempre più imbrigliati in sistemi cognitivi,smisuratamente complessi e generalizzati, da non essere più in grado didettagliare con precisione i confini del sistema educativo di riferimento; inun individuo in crescita la comprensione segue l'esperienza diretta; tuttal'attività umana, ancor prima di essere riflessione scientifica, comunicazione,contemplazione, o quant'altro, è una continua pratica di perseguimento delleconoscenze, attraverso la creazione di strumenti e attrezzature concettuali,fino ad arrivare ad una completa distinzione tra esperienza e conoscenza, unadistinzione che ci allontana sempre di più dai dati di realtà comunementeintesi.

Emerge, dunque, sempre più l'esigenza di creare processi diinsegnamento/apprendimento conversazionale in questa società del controllogeneralizzato e della comunicazione spettacolarizzata, creare un mondo dicomprensione o meglio ancora di comunione, attraverso il semplice conversare.

Conversare vuol dire dunque creare un ponte tra insegnamentoe apprendimento: lo stesso ponte che separa e unisce l'insegnamento el'apprendimento, consente di intercettare la radiosa essenza di un luogo comunedove l'insegnamento e l'apprendimento possano incontrarsi e collegarsi insieme.

Così si mette con facilità in discussione un altro famosoproverbio molto diffuso, e cioè quello che dice “vedere per credere”. E' corretto dire “credere per vedere!” Occorre capire ciò che si vede, diversamente non si èin grado di vederlo.

La mente è guidata dai sensi che son guidati dalla mente!

 

 
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