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Erickson nacque nel 1901
e crebbe in una fattoria del Middle West. L'infanzia fu segnata da molteplici
handicap. Fin dalla nascita era affetto da cecità cromatica (daltonismo),
dislessia e mancanza del ritmo, fu colpito due volte da poliomelite. La prima
volta all'età di diciassette anni fu molto grave: dopo essere uscito dal coma
rimase paralizzato. Fu curato in casa sua, nella fattoria.
Milton scoprì da solo il
fenomeno della focalizzazione ideodinamica indiretta: "era
seduto su una sedia a dondolo e sentiva un forte desiderio di guardare dalla
finestra. La sedia si mise a dondolare nonostante egli fosse completamente
paralizzato! [...] prese a utilizzare il suo metodo muscolo per muscolo,
articolazione per articolazione. L'osservazione della sorellina che imparava a
camminare gli servì da stimolo e da guida nella sua rieducazione."
(Dominique Megglé, Psicoterapie brevi, Red Edizioni, 1998 Como, p. 32)
La moglie in una lettera
a uno studente colpito da polio raccontò che "Imparò a camminare con le
stampelle e a tenersi in equilibrio sulla bicicletta; finalmente ottenuta una
canoa, alcune provviste indispensabili per un equipaggiamento da campeggio e
una manciata di dollari, progettò un viaggio per un'intera estate, a partire
dal lago vicino al campus dell'Università del Wisconsin, per proseguire
seguendo il corso del Mississippi, spingendosi a sud oltre St. Louis, fino a
ritornare indietro nello stesso modo. [...] Andò incontro ad alcune avventure
e, dopo aver affrontato molti problemi, imparando però vari modi per
affrontarli e incontrando molti personaggi interessanti, alcuni dei quali gli
furono di grande aiuto, completò il viaggio, ritornando in condizioni di salute
di gran lunga migliori, con muscoli delle spalle ben sviluppati, pronto ad
affrontare gli studi universitari di medicina." (Jeffrey
K. Zeig, Erickson. Un'introduzione all'uomo e alla sua opera, Astrolabio, Roma 1990,
p. 21)
In seguito studiò
medicina specializzandosi in psichiatria (ma fu fondamentalmente autodidatta
nell'ipnosi) e insegnò nel Michigan finché per gravi disturbi allergici si
dovette spostare a Phoenix in Arizona in cerca di un clima più asciutto. Qui
decise di dedicarsi alla professione privata: "Laggiù, lontano dai
conformismi universitari, ma con il solido sostegno del suo background scientifico,
poté finalmente fare quello che voleva, dando libero sfogo alla sua creatività.
Nel paese si incominciò a parlare di un modesto psichiatra di Phoenix che
riceveva pazienti a casa propria, li faceva attendere in salotto in mezzo ai
suoi otto figli, e otteneva risultati incredibili." (Id. ibid., p. 33)
A quanto pare la voce
arrivò fino a Palo Alto dove l'antropologo Gregory Bateson stava conducendo
delle ricerche sui “paradossi dell'astrazione nella comunicazione” (vedi doppio
legame). Beteson mandò due suoi collaboratori; Jay Haley e Richard Weakland; da
Erickson. Jay Haley rimase affascinato da questo ipnoterapista e scrisse
"Terapie non comuni" che consacrò Erickson come un maestro di terapia
strategica.
Erikson si interessò in
particolare ai metodi naturalistici (senza induzione formale), che lo portò a
utilizzare l'ipnosi in modo creativo non più cioè come una serie di rituali
standard ma come un particolare stile comunicativo e una particolare
"situazione comunicativa relazionale" (Jay Haley, Terapie non
comuni, Astrolabio, Roma 1976, p. 10). Milton era capace di indurre una
trance a partire da racconti, reminiscenze, episodi della sua vita o altre
strane storie e fatti inconsueti che apparentemente non avevano nulla a che
fare con il problema specifico del paziente. Il paziente stava lì, ascoltava; a
volte rapito a volte annoiato; questi strani monologhi, e poi veniva congedato
senza accorgersi che era entrato e uscito spontaneamente dalla trance più
volte.
Scopo della sua ipnosi
era quello di accedere al potenziale inconscio e alla capacità naturale di
apprendere del cliente, depotenziando al contempo i suoi schemi limitanti.
(Milton H. Erickson - Ernest L. Rossi, Ipnoterapia, Astrolabio, Roma
1982, p. 10)
Erickson fu anche il
socio fondatore dell'American Society of Clinical Hypnosis e contribuì a dare
dignità e scientificità all'ipnosi, collaborò inoltre con Aldous Huxley nella
sua ricerca intorno agli stati alterati di coscienza.
Dopo il secondo attacco
di poliomielite rimase in carrozzina con le gambe e un braccio paralizzati e
morì a 78 anni il 27 marzo 1980, nel frattempo altri suoi allievi ospitati a
Phoenix (Haley, Rossi, Zeig) continueranno il suo insegnamento.
Al funerale il commento
finale di Pearson fu: "Erickson ha affrontato da solo l'establishment psichiatrico,
e l'ha sconfitto. Ma loro ancora non lo sanno..." (Introduzione di Sidney
Rosen a La mia voce ti accompagnerà. Racconti didattici di Milton H.
Erickson, Astrolabio, Roma 1983, pp. 11-12). Rosen precisa anche che
"in molte delle sue storie c'è qualcosa di tipicamente americano,
specialmente in quelle che riguardano la usa famiglia. È per questo che
Erickson è stato definito un eroe del folklore americano" (Id. ibid., p.
19)
L’approccio di Erickson
deve molto alla sua personale esperienza e alla riabilitazione che dovette
intraprendere.
Trattò gli altri così
come aveva trattato se stesso insegnando alla sua mente inconscia a recuperare
le risorse perdute e a utilizzare ogni cosa necessaria per giungere al
risultato volgendola nel suo positivo: "La famiglia Erickson viaggiò
dunque in treno e in carro fino ad arrivare nel minuscolo villaggio di Aurum,
nel Nevada. Il viaggio a Ovest fu difficile, pieno di quei disagi tipici delle
avventure dei pionieri: vi furono carenze di cibo e d'acqua, rigide notti,
forti tempeste di vento da sopportare, senza contare la resistenza fisica
richiesta per il lungo tragitto.
Una volta arrivata, la
famiglia si stabilì in una capanna di tronchi dal pavimento di terra, con tre
sole pareti (la quarta era costituita da una montagna! ) in una zona desolata
della Sierra Nevada. Costantemente assillati da penuria di viveri, i pionieri
divennero bravissimi nel trasformare ciò che avevano a disposizione in ciò di
cui avevano bisogno. Ad Albert e Clara piaceva raccontare di quando
conservavano la gelatina nelle bottiglie di whisky - la gelatina la si poteva
tirare fuori con un coltello - perché i vasi a bocca larga, che erano di meno,
servivano per conservare altri cibi. Certamente crescere in un ambiente di
questo tipo deve aver contribuito a formare la base é ciò che alla fine avrebbe
caratterizzato gli approcci molto innovativi alla terapia di Milton: l'utilizzare
in modo creativo tutto ciò che è disponibile nella persona al fine di ottenere
cambiamento e guarigione."
L’approccio all’ipnosi
era di tipo naturalistico poiché in tenera età aveva vissuto fenomeni
autoipnotici.
Inoltre Erickson era
molto abile nella comunicazione multilivello proprio perché conosceva i
multipli significati di molte parole, infatti fino alla 3a elementare era stato
un grande lettore di dizionari: "Dato che Erickson nacque e crebbe in una
terra di frontiera e in campagna, poté avvalersi di poche istituzioni sanitarie
o educative. L ‘'istruzione' che si impartiva era di tipo semplice, limitata
all'essenziale, ed è forse per questo che (a quanto sembra) nessuno si accorse
che il giovane Milton percepiva il mondo in un suo modo del tutto peculiare.
Molti dei primi ricordi di Erickson riguardano il modo in cui, per via di vari
problemi di costituzione, le sue percezioni erano diverse da quelle degli
altri: per esempio, era daltonico inoltre era affetto da sordità tonale e non
poteva né riconoscere né eseguire i ritmi tipici della musica e delle canzoni;
era poi a che affetto - da dislessia un problema che indubbiamente la sua mente
di bambino non riusciva a capire e che egli riconobbe e capì solo molti, molti
anni dopo.
Le incomprensioni, le
discrepanze e la confusione che derivavano da queste differenze rispetto alla
visione del mondo che era comune e normale negli altri avrebbero potuto
menomare il funzionamento mentale di un'altra persona. Nel giovane Milton,
invece, queste differenze crearono a quanto pare l'effetto opposto: stimolarono
la sua ricerca e la sua curiosità. Ma, cosa più importante, esse portarono a
una serie di esperienze inusuali che costituirono la base di una ricerca,
durata tutta una vita, sulla relatività delle percezioni umane e sui problemi
che ne derivavano, nonché sugli approcci terapeutici riguardanti tali problemi.
"Quando aveva sei
anni Erickson era un bambino che appariva handicappato dalla dislessia. La sua
maestra, per quanti sforzi facesse, non riusciva a convincerlo che un '3 e una
'm' non erano la stessa cosa. Un giorno ella scrisse un 3 e poi una m guidando
con le proprie mani quelle del piccolo, ma Erickson non riusciva ancora a
coglierne la differenza. D'un tratto ebbe un'allucinazione visiva spontanea in
cui la percepì in un lampo di luce accecante.
E: Puoi capire come
questo sia sconcertante? Poi un giorno, c'è stato qualcosa di sbalorditivo: uno
scoppio improvviso di luce atomica. Ho visto la m e il 3. La m stava diritta
sulle gambe e il 3 poggiato su un fianco con le gambe protese. Già, un lampo
accecante! Luminosissimo! Da far dimenticare ogni altra cosa. Un lampo
accecante e, al centro di quell'esplosione di luce, il 3 e la m.
R: Hai visto veramente
un lampo accecante? C'era proprio o stai usando una metafora?
E.: Sicuro. Oscurava
ogni cosa, tranne il 3 e la m.
R.: Ti rendevi conto
d'essere in uno stato alterato? Da bambino qual eri, ti meravigliavi di
un'esperienza così strana?
E.: t, così che
impariamo le cose.
R: - Penso che sia
quello che chiamerei un momento creativo (Rossi, 1972, 1973).
Hai sperimentato una
vera alterazione percettiva: un lampo con il 3 e la m al centro. Avevano
proprio delle gambe?
E: Li ho visti
com'erano. [Erickson fa lo schizzo di un effetto nube con al centro un 3 e una
m]. Escludevano ogni altra cosa!
R: Era un'allucinazione
visiva? A sei anni hai effettivamente avuto un importante insight intellettuale
sotto forma di allucinazione visiva?
E: Sì, non ricordo
nient'altro di quel giorno. Il lampo più accecante, più abbagliante l'ho avuto
al secondo anno di scuola secondaria. Tanto nella scuola elementare quanto in
quella secondaria mi avevano soprannominato 'Dizionario' perché passavo un
sacco di tempo sul dizionario. Un giorno, poco dopo il segnale d'inizio
dell'intervallo di mezzogiorno, me ne stavo seduto al mio solito posto in fondo
all'aula e leggevo il dizionario. D'un tratto vi fu un lampo luminosissimo che
mi abbagliò, perché avevo imparato a usarlo. Sino a quel momento, leggevo il
dizionario. D'un tratto vi fu un lampo luminosissimo che mi abbagliò, perché
avevo imparato a usarlo. Sino a quel momento, quando dovevo cercare una parola,
cominciavo dalla prima pagina e continuavo a leggere colonna per colonna,
pagina per pagina, finché non arrivavo al vocabolo desiderato. In quel lampo
accecante capii che per cercare una parola usiamo l'alfabeto come un sistema
ordinato. Gli allievi che si portavano la colazione da casa andavano sempre a
mangiarla nel piano interrato. Non so quanto tempo rimasi al mio posto,
abbagliato dalla luce accecante, ma quando scesi quasi tutti avevano finito di
mangiare. Quando mi chiesero perché arrivassi con tanto ritardo, sapevo già che
non gli avrei detto che avevo appena imparato a usare il dizionario. Non so
perché ci avevo messo tanto tempo. Non potrebbe darsi che il mio inconscio
rifiutasse di farlo proprio per la grande quantità di nozioni che ricavavo
dalla lettura integrale del dizionario? ( ... )
E: Devo avere avuto una
leggera dislessia. Non avevo dubbi sul fatto che quando dicevo: co-mick-al,
vin-gar, goverment e mung, la mia pronuncia fosse identica ai suoni prodotti
quando gli altri dicevano: comical, vinegar, government e spoon. Quando facevo
il secondo anno di scuola secondaria, la professoressa di dizione cercò
inutilmente per un'ora intera di farmi dire: government. Poi, con una
improvvisa ispirazione, si servì del nome di un mio compagno, 'La Verne', e scrisse sulla
lavagna: 'govLaVemement'. Io lessi: 'govlavernement'. Lei allora me lo fece
rileggere omettendo il La di La Verne. Quando lo feci, una n accecante cancellò
altro oggetto circostante compresa la lavagna. Devo a Miss Walsh la mia tecnica
di introdurre l'inatteso e il non pertinente in uno schema fisso e rigido fino
a farlo esplodere. Oggi è venuta una paziente, tutta tremante e singhiozzante:
"Sono stata cacciata via. Ne capita sempre. Il mio capo ufficio mi
strapazza. Ricevo degli insulti e piango sempre. Oggi mi ha urlato: 'Stupida!
Stupida! Fuori di qui! Fuori!'. Ed eccomi qui". Le ho detto con estrema
coscienza e serietà: "Perché non gli dice che bastava che lui glielo
facesse sapere e lei avrebbe lavorato volentieri in un modo ancora più stupido!
". È rimasta perplessa, sconcertata e sbigottita, poi è scoppiata in una
risata. Il resto del colloquio si è svolto bene, con risate improvvise in
genere all'indirizzo di se stessa.
R: Le sue risate
indicano che l'hai aiutata a far breccia nella sua visione limitata di se
stessa come vittima. In quella vecchia esperienza con Miss Walsh è illustrato
un principio fondamentale del tuo approccio di utilizzazione: lei aveva
utilizzato la tua capacità di pronunciare LaVerne per aiutarti a irrompere
fuori del tuo errore stereotipo nella pronuncia della parola government"
(Milton H. Erickson, Opere vol. I, Astrolabio, Roma 1982, pp. 138-140).
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