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Si può dire che il cliente ha difficoltà perché non possiede
più delle risposte efficaci. Occorre sbloccare la situazione a partire dal modo
di percepire la realtà del cliente e lo si può fare solo lavorando sulla sua
mappa cognitiva che non vuol dire cancellare il negativo bensì cambiare i
quadri di riferimento e acquisire nuove associazioni, nuove scelte. La metafora
consente di operare un simile cambiamento aggirando le resistenze del cliente:
la comunicazione indiretta permette al terapeuta di definire la relazione e di
compiere delle delineazioni per il cliente senza per questo essere
squalificato. Il cliente è nell’impossibilità di controbattere con le solite
manovre, dopo tutto chi mai sta parlando di lui?
Il terapeuta per
arrivare a ciò inizia col ricalcare il cliente, in altre parole parla il suo
linguaggio ed entra nel suo modello del mondo per poi riorganizzarlo
creativamente.
Stimolato dal fascino
della metafora il cliente avvia un processo di ricerca inconscia che lo
allontana dai modi consueti di percepire la realtà. Quando il cliente intuisce
a livello profondo il senso della metafora è come se si verificasse una
illuminazione interiore che si manifesta anche a livello somatico con una serie
di reazioni ideomotorie.
Secondo lo schema di
Rossi la persona è passata attraverso diverse fasi durante l’induzione tramite
il racconto di una metafora:
1. Fissazione dell’attenzione.
Utilizzazione delle
credenze e del comportamento del paziente per focalizzare l’attenzione sulle
realtà interne.
2. Depotenziamento degli
abituali schemi di riferimento e sistemi di credenze
Distrazione, shock,
sorpresa, dubbio, confusione, dissociazione, o qualsiasi altro processo che
interrompe le abituali strutture di riferimento del paziente.
3. Ricerca inconscia
Implicazioni, domande,
giochi di parole, e altre forme di suggestione ipnotica indiretta
4. Processo inconscio
Attivazione di
associazioni personali e meccanismi mentali attraverso quanto precede
5. Risposta ipnotica
Espressione di
potenzialità comportamentali che vengono sperimentate come se avessero luogo
autonomamente.
"Poiché la nuova
metafora costituisce un quadro che non è identico a quello originario del
cliente, si ha la possibilità di nuove opzioni e bisognerà aspettarsi che
queste opzioni siano diverse da individuo a individuo perché ogni volta le idee
emergenti saranno il risultato della irripetibile interazione con la storia
personale di una particolare persona" (Stephen R. Lankton, Carol H.
Lankton, La risposta dall’interno, Astrolabio, 1984 Roma, p. 109)
Per questo che si dice
che in ipnosi l’interazione non è istruttiva: non posso prevedere appieno quali
saranno gli specifici risultati della mia tecnica di utilizzazione.
Metafore incastrate l’una
nell’altra
Con l’approccio
metaforico (metafore incastrate l’una nell’altra) si lavora a livello di
processo, cioè si risponde alla domanda: "A che cosa il problema o la
situazione attuale è parallelo, simile?" e poi "Che cosa impedisce al
cliente di raggiungere l’obiettivo desiderato e quindi che cosa ha bisogno per
raggiungerlo?"
Lo scopo delle metafore
multiple è quello di modificare il quadro percettivo del cliente, recuperare le
risorse necessarie e successivamente riassociarle secondo una sequenza come se
si trattasse di una catena di ancore in PNL. Infine il ricalco nel futuro: si
collegano le risorse al qui e ora e poi al futuro (causa/effetto nel presente e
nel futuro che funziona come un comando post-ipnotico che fa scattare in
automatico il recupero delle risorse).
La metafora deve
focalizzare l’attenzione e coinvolgere il cliente perché si metta in 2a
posizione percettiva occorre creare anche una certa drammaticità, mistero, suspance e occorre che la metafora sia
isomorfa al problema del cliente ma in maniera indiretta così da aggirare le
resistenze. Si può per esempio parlare di storie relative a una persona che ti
sono state raccontate da un tuo amico...
Scrive Lankton: "L’impiego
di tali riferimenti alla vita reale del cliente genera rapport (è come me), confusione (non star mica parlando di me?) e ricerca
inconscia (che legame c’è)"
Il comportamento
ideomotorio del cliente ci guida nella costruzione della metafora: "Tutto
quello che il terapeuta deve fare, è imparare a distinguere i segnali
ideomotori dagli indicatori comportamentali di ricerca inconscia, e cioè la
perdita di tono dei muscoli delle guance, la dilatazione della pupilla, i
movimenti del bulbo oculare, un rallentamento del battito delle palpebre e del
riflesso di deglutizione, un accrescimento del pallore della pelle, un
rilasciamento muscolare e una generale assenza di movimento nei principali
gruppi muscolari."
Schema
A1) Induzione: l’impiego del
paradosso e della metafora fissa l’attenzione del soggetto e tende a produrre
fenomeni di trance anche quando essi non vengono presentati in modo esplicito.
B1) Inizio della metafora analogica:
questa metafora viene iniziata, ma non portata a conclusione. In essa sono
inserite componenti di suspance e
mistero, col fine di catturare e trattenere l’attenzione del cliente.
Successivamente si dà avvio a un digressione che lascia irrisolto il dramma,
cosicché il cliente rimane in attesa di una soluzione.
C1) Metafore miranti ad attivare
risorse e fenomeni di trance: in questa fase vengono utilizzate
svariate metafore digressive, intese a stimolare, generare e recuperare
molteplici risorse, che potrebbero essere definite schemi automatici
sensoriali, percettivi e comportamentali.
Erickson operava
digressioni per tutto il tempo necessario a generare queste risorse, per quanto
lungo esso fosse. In questo modo, le metafore inserite l’una nell’altra
divengono sempre più oscure per la mente conscia, ma continuano ad essere
importanti ai fini di quell’apprendimento che è necessario alla mente conscia
per affrontare il problema.
In questa fase inizia l’attivazione
dei fenomeni di trance, i quali sono considerati veicoli per far passare il soggetto
attraverso una serie d’esperienze che nell’originario quadro di riferimento non
gli sono consentite.
D) Intervento diretto sul sintomo:
nella fase di intervento diretto si mira di solito al cuore della nevrosi, come
direbbe Erickson. Gli interventi, in questa fase, spesso non si riferiscono ai
problemi espressi dalla mente conscia del cliente; la fase d’intervento diretto
mira piuttosto alla vera difficoltà, alla più grave. E la fase in cui il
terapeuta interviene a risolvere i conflitti emozionali inconsci.
C2) Collegamento delle risorse alla
rete sociale: è auspicabile collegare ordinatamente le risorse a quelle
immagini dell’immediato mondo sociale del paziente che fungeranno da segnale
per la loro attivazione.
In queste situazioni,
infatti, i segnali faranno scattare con la maggiore facilità possibile le
associazioni alle acquisizioni inconsce ottenute in terapia. In questa vera e
propria elaborazione della mappa, si agisce in modo simile a quanto avviene
nelle suggestioni postipnotiche, nel senso che si stimolano comportamenti da
mettere in atto dopo la seduta. Le risorse vengono collegate a compiti attuali
e futuri che attendono il cliente nel corso del suo sviluppo.
B2) Conclusione della metafora
analogica: con la conclusione della metafora analogica, portiamo a
compimento dotato di significato le molteplici digressioni operate nel corso
della seduta, e forniamo alla mente conscia del cliente quella tanto attesa
conclusione del racconto originario. Scrive Haley riportando le parole di
Erickson: "A questo punto passo a un altro argomento che è per loro
accettabile, ma in questo modo li lascio in sospeso con una fortissima sensazione
di attesa. [...] È estremamente spiacevole restare in sospeso e le persone
desiderano conoscere la conclusione di un argomento che io ho portato fino all’estremo
limite: questo stato di tensione li rende più disposti ad accettare i miei
suggerimenti, proprio perché desiderano ricevere un’affermazione decisiva. Se
la prescrizione viene data immediatamente può essere messa in discussione, ma
se viene dopo una digressione, il paziente spera che voi torniate al punto, e
così accetta di buon grado un’affermazione decisiva."
A questo proposito si
può ricordare l’"effetto Zeigarnik" (Woodworth e Schlossberg) per
aumentare la motivazione del cliente. Si è notato che una persona è motivata a
riprendere un compito non completato dopo un’interruzione, ciò accadde in virtù
della tensione o dello squilibrio originato dalla disposizione mentale a
concluderlo. Possiamo far riferimento anche alla tecnica descritta da Haley:
incoraggiare una risposta frustrandola: "Con un soggetto ipnotico che
risponde solo parzialmente, Erickson suggerisce che l’ipnotista deve inibire la
risposta, deve cioè chiedere al soggetto di comportarsi in una certa maniera e
quando questi inizia a farlo l’ipnotista deve bloccare la risposta e passare a
un altro argomento. quando la richiesta verrà nuovamente ripetuta, la risposta
sarà migliore perché il soggetto nel frattempo ha sviluppato la capacità di
rispondere ma è stato frustrato nel farlo." Le metafore precedentemente
presentate possono non seguire alcuna logica apparente, e l’amnesia è facilitata
dalla mancanza di collegamenti associativi tra una fase del processo e la
successiva.
A2) Riorientamento allo stato di
veglia: con lo schema delle metafore multiple è facile creare
un’amnesia spontanea poiché non c’è un ben preciso collegamento tra le
metafore. In altre parole entro la metafora iniziale che viene spezzata e
lasciata in sospeso vengono inserite altre storie e aneddoti e viene fatto un
lavoro terapeutico. Poi alla fine si riprende la metafora dove la si era
lasciata.
Quando si finisce la
seduta è buona regola non parlare di ciò che è avvenuto durante bensì
continuare a parlare di quanto si stava dicendo prima di iniziare (dopo aver
fatto una interruzione di schema). Si può disseminare anche il concetto di
amnesia tramite suggestione indirette e l’analogical
marking. Di solito rispetto all’intervento diretto il cliente produce una
amnesia spontanea secondo il principio che "quando si presenta a un
soggetto una serie di elementi, si ha rammemorizzazione massima per quelli
presentati all’inizio e alla fine della sequenza e minima per quelli presentati
nel mezzo" (p. 299 Lankton).
(da pp. 153-157)
Tecnica della PM
(psicoterapia con le metafore)
In questa forma di
terapia non si creano metafore per il cliente ma lo si invita a generare delle
metafore sulla propria situazione problematica, ad esplorarle e a elaborarle.
Passo 1: nella
descrizione del proprio problema il cliente userà necessariamente delle
metafore. Utilizzatele!
Passo 2: il terapeuta invita il
cliente a esplorare l’immagine metaforica dicendo: "Quando vede la
(metafora) quale immagine/disegno le viene in mente?" come a dire:
"Quando dice che si sente come se stesse sbattendo la testa contro un
muro, che immagine Le viene in mente?". È importante utilizzare le stesse
parole del cliente.
Passo 3: il terapeuta invita il
cliente a esplorare la metafora come immagine sensoriale (VAKOG). Il terapeuta
sta ben attento a non introdurre dei propri contenuti quindi non suggerisce
nulla neanche indirettamente e non fa domande del tipo "Riesce a
vedere?"
Dire invece Cosa vede?
Cos’altro vede?
Se il cliente dice
"sono intrappolato in un castello" il terapeuta non deve dire
"C’è un fossato intorno al castello?" Sarebbe molto più giusto
invitare soltanto ad esplorare senza suggerire il contenuto con domande del
tipo "Com’è il castello?" o "Se fossi con Lei nel castello cosa
vedrei/sentirei?"
Passo 4: una volta che l’esplorazione delle immagini è completata,
il terapeuta invita il cliente a descrivere le sue sensazioni ed esperienze
associate all’immagine metaforica (Meta K).
Passo 5: provocare una trasformazione della metafora con domande
del tipo: "Se potesse cambiare l’immagine in qualche modo, come la
cambierebbe?" In casi estremi se il cliente non produce nessun cambiamento
si può suggerire un cambiamento verificandone l’ecologia.
Passo 6: si ricollega la metafora alla vita del cliente: "Che
paralleli vede tra la Sua
immagine metaforica e la situazione originaria?" e poi "Come può
essere applicato il modo in cui ha cambiato l’immagine alla Sua situazione
attuale?".
Secondo un approccio
Ericksoniano quest’ultima fase non sembra necessaria Il cliente non ha bisogno
di conoscere esplicitamente o coscientemente il significato della metafora: se
essa è veramente isomorfa alla situazione che sta esperendo tutti i
collegamenti e i cambiamenti necessari avverranno a livello inconscio tramite
la ricerca transderivazionale.
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