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L'ipnosi generativa PDF Stampa E-mail

(seminario di Stephen Gilligan, Ph.D.)

Martedì, 13 luglio 2004


Domanda del dott. Marco Chisotti: “Cosa connette le nostre esperienze interiori, i sogni, con le nostre esperienze esterne, le percezioni?”

Cosa sarebbe il mondo intelligente (elaboratore) senza l’ausilio dei sensi (dati), ma cosa sarebbero i sensi senza l’intelligenza?

Intelligenza e sensi sono uniti a filo doppio tanto da rendere proficua la domanda: “In quale tipo di relazione intelligenza ed organi sensoriali devono rimanere per garantire la normalità cognitivo-percettiva?”
Studiando l’ipnosi si viene facilmente in contatto col mondo interno ed il mondo esterno delle persone, ciò che colpisce è il modello del mondo e della vita posseduto dagli individui, e da come questo varia proprio in funzione di quanto il cervello elabori una realtà stabile più o meno in funzione di elementi (dati) ricavati dal mondo esterno attraverso i sensi, si può essere auto o eterodiretti raccogliendo elementi ed elaborando gli stessi con percentuali differenti.
Ogni esperienza è frutto di percezione sensoriale, memoria, elaborazione intelligente, cognizioni pregresse, la risultante di questi elementi ci da l’esperienza, è dunque tutto legato dal rapporto tra mondo interno e mondo esterno, quando l’uno o l’altro non sono all’altezza abbiamo uno sbilanciamento dell’esperienza, troppo “inventata” o troppo “analizzata”, come a dire, troppo legata al mondo fantastico o troppo collegata ai fatti, in entrambi i casi le esperienze risultano poco “umane”.
Il mondo per come lo viviamo è in un sottile e continuo equilibrio tra un immaginario, ciò che ci aspettiamo che il mondo sia e dati continuamente raccolti dai sensi.
Ogni volta che percepiamo un esperienza lo facciamo in un equilibrio che si genera tra il nostro mondo interno, la costruzione del mondo da parte del nostro cervello attraverso la nostra intelligenza ed il mondo forgiato attraverso una dominanza percettiva, a seconda che prevalga il mondo interno o il mondo esterno avremo realtà differenti, nel caso di abbondanza percettiva avremo un mondo facilmente condivisibile, ricco di elementi dove si ha dovizia di particolari, al contrario ogni volta che domina il mondo
interiore avremo un mondo unico, molto creativo, nel senso specifico del termine, vale a dire una realtà in prevalenza creata.
Credo che in futuro si darà sempre più importanza all’analisi dell’equilibrio che si viene a generare dietro ad ogni esperienza in merito alla relazione tra quanto dato dall’esterno e quanto preso dall’interno, in
quest’equilibrio ci sta la differenza che fa la differenza nelle esperienze.
Ogni persona ha una personale modalità con cui generare l’esperienza più questa è auto diretta e più è esclusiva, irriproducibile, più è etero diretta e più diviene facilmente condivisibile, nel normale stato di veglia si ha un grande lavoro percettivo da parte del talamo che “scannerizza la neo corteccia” circa 80 volte al secondo, in uno stato di trance si scende a 40 cicli al secondo favorendo in tal modo la raccolta di elementi costruiti dal cervello al suo interno, questa differenza varia durante alla giornata, oltre che variare in periodi differenti della vita.
Nel lavoro clinico spesso ci si imbatte in problemi analoghi, anzi si può dire che spesso i problemi sono proprio generati da un particolare equilibrio tra mondo interno e mondo esterno, e dunque importante stabilire il livello di creazione dell’esperienza da parte della persona.
Da 8000 anni a questa parte l’uomo con certezza scientifica possiede un cervello pressoché identico nelle sue funzionalità, ciò che è enormemente cambiato e continua a cambiarci, è il modo con cui percepiamo le esperienze, la tecnologia ci ha portato a guardare, ascoltare, percepire oltre i limiti dei nostri sensi, le spiegazioni e le conoscenze ci hanno proiettati in un mondo estremamente complesso, ricco di elementi, un mondo così complesso stenta ad essere elaborato da un cervello che si è mantenuto costante da
8000 anni a questa parte, ci vuole molto tempo perché il nostro cervello possa capacitarsi di una tale mole di elementi, l’equilibrio tra mondo interno e mondo esterno è cambiato, così la nostra intelligenza si è
enormemente modificata nel tentativo di star dietro all’”evoluzione” percettiva.
Molte esperienze interne del lavoro del nostro cervello vengono “proiettate” all’esterno attraverso esperienze diverse che ne richiamano la consistenza, forse è da qui che l’uomo ha sempre più accelerato la velocità in cui si trova a vivere, come il tentativo di stare dietro alla straordinaria mole di dati raccolti che devono essere elaborati sempre più velocemente per poterli considerare nel maggior numero possibile.
Sono molte le distorsioni in cui incappiamo legate dall’equilibrio che si viene a creare in ogni momento a fronte di un lavoro differente tra esperienze in prevalenza auto- (create) o etero (percepite) esperite, il mondo cambia quando lo si guarda con occhi freddi o con occhi appassionati, ogni passione deforma il reale fino a renderlo “umano”, ogni esperienza viene umanizzata, resa accettabile, e dunque spiegabile dal modo di sperare di poterle percepire, in verità il mondo è un caso, come la vita d’altronde, a cui viene dato uno scopo, un fine, una spiegazione per poterlo percepire, o meglio usufruire, la vita è vissuta solo nel momento che viene sognata ed il sogno crea l’incredibile per renderlo credibile, di lì in poi l’esperienza viene accettata e dunque viene a far parte del mondo dell’uomo.
E’ affascinante vedere come il mondo viene forgiato dalla fantasia fino a renderlo accettabile, continuamente tentiamo di trasformare il mondo per rendercelo piacevole, quando non ci riesce di modificare il mondo in
funzione della nostra volontà viviamo una frustrazione e reagiamo con l’adattarci al mondo esterno, quando ciò ci riesce viviamo un momento creativo modificando l’ambiente in cui viviamo, l’armonia ci è data
dall’equilibrio che si viene a generare ogni volta che uniamo il mondo dei dati col mondo dei sogni, tale equilibrio ci segue in tutta la nostra vita.

Domenica 11 luglio 2004


Affermazione del dott. Marco Chisotti: “Noi siamo quel che è rimasto dopo le nostre scelte”!


E’ forse questo il motivo per cui siamo portati ad imputare tanto peso al passato, e non appagati, a ricercare in ipotetiche vite precedenti le ragioni del nostro essere come siamo al nostro presente.
Ogni processo di conoscenza opera attraverso delle distinzioni, dunque facendo delle scelte, ogni scelta si lascia qualcosa dietro, è un po’ una separazione quella che viviamo in ogni processo cognitivo.
I nostri valori, le nostre credenze, sono frutto di esperienza, rientrano tra le nostre conoscenze, come ogni esperienza tendiamo a volerla mantenere e riprodurre, cercando di applicarla come sistema di comprensione e conoscenza per ogni nuova conoscenza. Per conoscere abbiamo bisogno di modelli, senza modelli non siamo in grado di conoscere, i nostri modelli sono la base delle nostre spiegazioni e conoscenze, tendenzialmente la conoscenza è percepita come un’addizione di fattori, la difficoltà al
cambiamento spesso sta in questi termini, non è aggiungendo che si arriva a conoscere, ma costatando che i nostri vecchi modelli non sono in grado di permetterci nuove conoscenze. Non si conosce nulla di nuovo senza la modificazione dei modelli dai quali generiamo la nostra conoscenza.
Conoscere è cambiare, cambiare è lasciare, decidere, dividere, modificare la metodologia dalla quale dipende la nostra esperienza. I modelli che apprendiamo da bambini sono la base da cui partono le nostre conoscenze, la nostra intelligenza si sviluppa partendo da questi, tutto può originare da semplici matrici apprese da bambini, dalle quali si è poi sviluppato il nostro mondo, le sue regole, le nostre conoscenze partono da come siamo stati per farci diventare come saremo, infanzia ed adolescenza lasciano un
segno indelebile nell’adulto, introducendolo in un flusso di potenzialità che va ad accrescere l’idea che abbiamo di noi, della nostra identità.
L’ipnosi si deve imparare da bambini!
Portando l’attenzione sui processi d’apprendimento è bello notare come ogni forma d’apprendimento sia una specie di evoluzione per l’individuo, la crescita è un evoluzione e dunque è strettamente collegata
all’apprendimento, fondamentale dunque pensare all’apprendere come ad un processo di adattamento, la crescita è di per sé un insieme di cambiamenti adattativi dell’individuo alla vita.
La trance ipnotica intesa come cambiamento dello stato mentale è la migliore risposta di adattamento per l’individuo, permette di apprendere, aprendo il canale percettivo ed abbassando la critica.
Meglio però chiarire ulteriormente quale passaggio avviene nell’individuo che favorisce la risposta d’adattamento, per fare questo utilizziamo un’esperienza molto comune, l’innamoramento, possiamo definirlo in senso lato come il cambiamento di uno stato mentale durante il quale la persona
dimostra la fissazione del proprio pensiero su di un idea, un progetto o più comunemente una persona, atteggiamento questo che in linguaggio ipnotico possiamo definire monoideismo.
Il vantaggio evolutivo allo sviluppo di un monoideismo da parte di una persona è da attribuirsi alla possibilità di concentrare e mantenere per un tempo sufficiente l’attenzione e le proprie risorse in un'unica esperienza, l’innamoramento verso una persona, ad esempio, è un vero e proprio cambiamento di stato mentale durante il quale la persona modifica sostanzialmente la propria percezione dell’altro, immagine che arriva
dall’esterno, etero-diretta, con la sostituzione attraverso un immagine elaborata dall’interno, auto-diretta.
Una recente ricerca durata cinque anni, da parte di un gruppo di neuro fisiologi britannici, mette in luce un particolare fenomeno a riguardo dell’esperienza dell’innamoramento, avendo riscontrato un maggior numero di incidenti tra persone innamorate rispetto a persone che vivono in un normale stato mentale di veglia, hanno voluto indagare rispetto alle cause del fenomeno, hanno così trovato che la persona innamorata tende a sostituire ad esperienze esterne, etero-dirette, elementi o intere immagini elaborate
completamente dall’interno, auto-dirette.
Utilizzando la PET, tomografia cerebrale ad emissione di positroni, hanno infatti riscontrato una normale attività cerebrale sia nella zona occipitale della neocorteccia, area visiva, ed un normale dialogo tra talamo e neo corteccia, attività quest’ultima che permette di confrontare il mondo dell’esperienza costruita dall’interno, col mondo dell’esperienza percepita dall’apparato percettivo esterno, nelle persone in normale stato mentale di veglia, mentre al contrario tra le persone in stato d’innamoramento è stata riscontrata una maggiore attività di dialogo tra talamo ed ipotalamo, operazione collegata ad una elaborazione dell’immagine dall’interno, a spese di una minore attività tra talamo e neocorteccia e nell’area imputata all’attività percettivo-visiva della neocorteccia occipitale.
Questa recente ricerca ci aiuta a comprendere quanto sia significativa l’esperienza visiva costruita in modo indipendente da parte del nostro cervello, come noi processiamo una realtà attraverso l’attività cerebrale,
influenzando totalmente il mondo percettivo attraverso l’attività creativa della nostra mente.
Sempre più marcata risulta l’attività creativa del nostro cervello rispetto agli elementi di realtà, condivisi con le altre persone; noi immaginiamo prima di percepire ed influenziamo completamente ogni percezione attraverso il mondo della relazione, con gli oggetti e con le persone, modificando con le nostre aspettative ed i nostri desideri l’intero mondo di realtà.
Difficile considerare il sottile diaframma che divide il sogno dalla realtà, tanto che potrebbe risultare più semplice e corretto considerare la realtà come un sogno condiviso con gli altri, l’innamoramento è un sogno, nella maggior parte dei casi, un amore condiviso tra due persone, un amore permesso da un abbassamento della critica che ci porta un crescere dell’emozione ed un abbassamento della ragione, un adattamento reso possibile da una sovrapposizione percettiva da parte di una percezione interna (immagine, suono, sensazione) alle spese di elementi percettivi esterni.
“Noi siamo continuamente influenzati dal modo in cui anticipiamo gli eventi” (G.A. Kelly), se pensiamo alla nostra immagine del mondo, questa è prodotta dal nostro cervello utilizzando tutti gli input percettivi che si trova a possedere, ed usando al contempo i dati incamerati nella memoria e tutti gli
elementi collegati alle esperienze avute in precedenza. Pur portandoci l’idea di realtà condivisa, ogni nostra esperienza risente tantissimo di come ci siamo immaginato quello che sarebbe potuta essere, da come
immaginiamo come sarà.
E’ normale che ogni realizzazione umana passi attraverso due precise fasi, la prima è il costruire un immagine, l’immaginare una situazione ed i suoi sviluppi, la seconda fase è collegata alla presa di coscienza o consapevolezza della situazione.
Non sempre però si è in grado di possedere sufficienti esperienze da poter considerare l’immagine e dunque la conseguente consapevolezza, la fase preparatoria alla possibilità di realizzare un’esperienza è una fase particolare dal momento che l’esperienza ancora non sussiste deve essere inventata, per poterla attuare è necessario fare finta che possa realizzarsi, questa “finzione” permetterà di immaginarsi l’esperienza, rendersi consapevoli, fino a realizzarsi.
Il bambino conosce molto bene queste circostanze necessarie alla realizzazione di qualunque esperienza, l’adulto se né dimenticato, già all’età di due anni un bambino impara a far finta, è in grado di fare come
se fosse, da quel momento in poi il suo apprendimento accelera permettendo grandi realizzazioni attraverso continui lavori di immedesimazione e ed emulazione, fingersi per poter essere.
L’intelligenza si sviluppa attraverso dei picchi discontinui, non si accresce in un processo graduale, il bambino utilizza l’intelligenza per necessità, in base alle situazioni che si trova ad affrontare mette alla
prova la sua capacità di adattamento, accresce le sue capacità analitica, attraverso la raccolta di dati sensoriali, ed elaborativa, sviluppando in un primo tempo un intelligenza concreta, per poi arrivare ad affrontare lo sviluppo dell’intelligenza astratta, ipotetico deduttiva, qui si fissano le
basi del pensiero analitico, dei suoi sviluppi, dei limiti e delle possibilità ad esso collegati.
 


 
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