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Impegno e coerenza
Una volta che abbiamo
preso una decisione o quando abbiamo compiuto qualcosa sentiamo il bisogno di
comportarci coerentemente con l'immagine che abbiamo dato di noi stessi. Il
principio di coerenza è particolarmente rilevante per l'insorgere del fenomeno
denominato "dissonanza cognitiva".
In altre parole, il
bisogno di coerenza con noi stessi ci spinge ad allineare le nostre convinzioni
e percezioni con ciò che ormai abbiamo fatto. Per non dover fare dei passi
indietro, alcune volte, per non dover riconoscere di avere avuto torto
sfoderiamo tutte le migliori armi retoriche per convincere noi stessi e gli altri
che valeva la pena farlo.
Questi processi sono
stati ben studiati dalla psicologia cognitiva che ha individuato le
"tecniche" con cui riusciamo a ingannare noi stessi; ne cito solo
due:
1. Astrazione selettiva.
Comporta una sorta di
cancellazione di parti dell'esperienza per focalizzare l'attenzione su ciò che
sembra confermare il nostro modello del mondo.
2. Inferenza arbitraria
Si tratta di una
conclusione totalmente arbitraria, un presupposto, un postulato che viene dato
per scontato e che può servire a mantenere la coerenza con se stessi eliminando
in tal modo il disagio.
Ad ogni modo il
principio di coerenza e di impegno ha anche una utilità "storica",
poiché garantisce che, una volta presa una decisione non dobbiamo continuare a
pensarci su e possiamo procedere oltre.
In genere quando si
parla di impegno e coerenza si fa riferimento alle tattiche che, partendo da un
controllo sottile del comportamento altrui, arrivano sino a cambiare gli
atteggiamenti facendo leva sul processo di autopersuasione che normalmente si
verifica quando cerchiamo di spiegare a noi stessi i comportamenti che
"liberamente" scegliamo di adottare.
Il procedimento opera
per gradi: il venditore cercherà di farci dire o fare qualcosa di
apparentemente innocuo e poco impegnativo per legare logicamente tale
comportamento a tutta un'altra serie di richieste una più gravosa dell'altra. È
comunque essenziale al fine della persuasione, che il soggetto creda di essere
arrivato a una libera scelta.
Ora per continuare in
una descrizione dettagliata del principio di coerenza è necessario dividere le
richieste è rispetto al soggetto persuaso è in due categorie:
1. Il soggetto viene
persuaso a compiere un atto contro-attitudinale
2. Il soggetto viene
persuaso a compiere un comportamento non-problematico.
Nel primo caso si ha
un'attivazione emotiva (arousal) che
motiva il soggetto a ridurre lo stato di dissonanza ristabilendo la coerenza e
quindi l'equilibrio del sistema (è ciò di cui parla Festinger con il termine
dissonanza cognitiva).
A questo riguardo un
esperimento fu quello di Festinger e Carlsmith (1959) presentato nell'articolo
Cognitive consequences of forced complicance (pubblicato nel Journal of
Abnormal and Social Psychology).
Festinger e Carlsmith
chiesero a un individuo per volta di prestarsi a un esperimento particolarmente
noioso; finito l'esercizio noioso chiedevano al volontario di sostituire
l'assistente di ricerca e far intendere al soggetto successivo (in realtà un
complice degli sperimentatori) che l'esperimento appena svolto era
particolarmente divertente, in cambio davano una ricompensa molto bassa (1
dollaro) oppure 20 dollari.
Finita anche questa
seconda fase dell'esperimento chiedevano al soggetto che cosa ne pensasse
veramente. Sorprendentemente (poiché tale risultato andava contro la teoria
comportamentistica) erano proprio coloro che avevano ricevuto un solo dollaro a
minimizzare la noiosità dell'esperimento (Nicoletta Cavazza, La persuasione,
Il Mulino, 1996 Bologna, pp. 131-132)
Festinger e Carlsmith
spiegarono tale risultato in base alla teoria della dissonanza cognitiva:
coloro che avevano ricevuto 20 dollari potevano pensare fra sé e sé "ho
ingannato il prossimo solo in cambio di un compenso". Coloro che avevano
ricevuto un compenso insignificante invece non avevano questo alibi, si
trovarono quindi con una conflittualità interna che chiedeva di essere risolta.
L'unico modo era quello di modificare il proprio atteggiamento spiegando a se
stessi che in fondo non era un compito così noioso: "Il processo in questione
secondo Cooper e Fazio (A new look at dissonance theory, in L. Berkowitz
(a cura di), Advances in experimental social psychology, vol. XVII, New
York, Academic Press, 1984) avverrebbe secondo i seguenti passaggi: il soggetto
mette in atto un comportamento contro-attitudinale, stabilisce quali
conseguenze ha avuto; se ci sono conseguenze indesiderabili stabilisce a chi o
a che cosa può essere imputata la responsabilità; se si sente personalmente
responsabile emerge l'attivazione emotiva (arousal); se lo stato emotivo
attivato è negativo, egli cerca di capire a che cosa è dovuto; se lo
attribuisce alla propria responsabilità per le conseguenze indesiderate (e non
a fattori esterni) emerge la motivazione al cambiamento dell'atteggiamento
relativo; quindi il cambiamento vero e proprio si verifica." (Nicoletta
Cavazza, La persuasione, Il Mulino, 1996 Bologna, pp. 134-135)
Il secondo caso invece è
quando il soggetto viene persuaso a compiere un comportamento non-problematico.
Quando il comportamento richiesto non viola nessun principio o valore della
persona non dovremmo aspettarci uno stato di dissonanza cognitiva, appare
quindi più adatta la teoria dell'autopercezione di Daryl Bem: una persona che
ha compiuto senza costrizioni un comportamento inferisce da tale comportamento
un'immagine di sé a cui si ritiene vincolato secondo il principio di coerenza.
L'individuo perciò, dopo
un primo innocuo impegno può essere portato ad aderire a tutta una serie di
richieste comportamentali coerenti con l'immagine di sé.
Un esempio
particolarmente interessante viene descritto da Cialdini (Robert Cialdini, Le
armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì, Firenze,
Giunti/Barbera, 1989, pp. 67-68) ed è tratto dall'esperimento compiuto dagli
psicologi Jonathan Freedman e Scott Fraser (pubblicato sul Journal of
Personality and Social Psychology, 1966)
Il ricercatore si
presentava presso i proprietari di un sobborgo elegante della California
dicendo di essere un volontario per la "Campagna per la sicurezza delle
strade" e chiedeva se potevano cortesemente istallare nel loro giardino un
grande cartello con scritto "Guidate con prudenza". Questa offerta
piuttosto gravosa veniva rifiutata dalla maggior parte degli abitanti della
zona (83%) ma straordinariamente accettata dal 76% di coloro che poco prima (2
settimane) avevano ricevuto la visita di un altro incaricato e avevano
accettato di compiere un gesto apparentemente innocuo e poco costoso:
l'esposizione di un piccolo adesivo con scritto "Guida sicura".
Una tecnica che può
essere abbinata con notevoli successi al "Piede nella porta" è il
"Colpo basso".
Il colpo basso per così
dire "puro" consiste in una sola richiesta comportamentale nella
quale si dissimulano i "costi" reali che vengono resi espliciti
quando il soggetto non può più tirarsi indietro.
Cialdini racconta che
aveva appreso questa tecnica presso un concessionario di macchine (Robert
Cialdini, Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di
sì, Firenze, Giunti/Barbera, 1989, pp. 85-86)
Al cliente veniva
proposto un'offerta speciale, lo si coinvolgeva il più possibile lasciandogli
la macchina in prova per un giorno e lo si invitava a compilare tutta una serie
di moduli.
Alla fine della trafila
saltava fuori la sorpresa (ecco il colpo basso!): per esempio l'offerta era
scaduta qualche giorno prima oppure c'era stato un errore di calcolo o ci si
era dimenticati di precisare che l'offerta prevedeva l'obbligo all'acquisto di
una serie di optionals
particolarmente costosi. A quel punto il venditore si scusava e sottolineava la
libertà del cliente di recedere dal contratto.
Un buon numero di
clienti finiva con l'acquistare la macchina malgrado la motivazione iniziale
all'acquisto (la convenienza) fosse ormai inesistente.
Cialdini spiega
l'efficacia di tale tecnica: "Sembra incredibile che il cliente accetti di
comperare l'auto a queste condizioni, eppure la cosa funziona, non con tutti ma
abbastanza spesso da essere usata sistematicamente da molti rivenditori, che
hanno capito bene come una scelta iniziale si costruisca da sola il suo sistema
di sostegno, munito di tutta una serie di giustificazioni nuove." (Robert
Cialdini, Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di
sì, Firenze, Giunti/Barbera, 1989, p. 86)
Riprova sociale
Questo principio può
essere definito sinteticamente a partire dalle parole di Cialdini: "quanto
maggiore è il numero di persone che trova giusta una qualunque idea, tanto più
giusta è quell'idea." (p. 104)
Ne parlava anche Gustave
Le Bon nel suo Psicologia delle folle (1895) libro di riferimento per
Mussolini. Secondo Le Bon le idee, i sentimenti e le emozioni hanno un potere
contagioso nella folla poiché l'uomo è imitatore per natura e nella folla resta
in preda alla eccitazione reciproca.
Questo principio è
particolarmente potente nelle situazioni particolarmente nuove e sconcertanti,
dove, per intenderci c'è un notevole margine di dubbio: la persona si trova
confusa e non sa che fare, in mancanza di un modello comportamentale già
pronto, un metodo facile e istintivo consiste nell'imitazione del comportamento
altrui.
È evidente che in una
situazione di shock e confusione viene a crearsi un fenomeno circolare tipico
di un sistema cibernetico che trasforma un aggregato umano in un sistema
ricorsivo autoriverberante.
Un esempio: C'è un uomo
disteso per terra, sorge un dubbio: costui ha avuto un malore oppure è un
ubriaco che dorme?
La reazione istintiva
dell'uomo confuso che si trova in una folla è quella di guardarsi intorno e
uniformarsi al comportamento delle altre persone che paradossalmente stanno
facendo con noncuranza altrettanto: A guarda B che non fa niente imitando C che
sta pensando sul da farsi e guarda A.
Questo fenomeno è stato
definito dagli psicologi John Darley e Bibb Latané come "ignoranza
collettiva".
Nella folla tra l'altro
è come se la responsabilità si diluisse. Siamo tutti responsabili e quindi
nessuno è responsabile in particolare.
L'effetto imitazione lo
si ritrova anche nelle epidemie di suicidi dopo che i media hanno cominciato a
farne pubblicità. Mi sto riferendo al cosiddetto "effetto Werther"
che deve il suo nome all'ondata di suicidi che si estese per tutta l'Europa
dopo la pubblicazione del romanzo "I dolori del giovane Werther" in
cui il personaggio principale, Werther, si suicida. In questo caso l'effetto di
imitazione si da solo per le persone che si identificano con il suicida:
"il principio di riprova sociale agisce con la massima efficacia quando
osserviamo il comportamento di persone come noi. È la condotta di queste
persone che ci chiarisce meglio quale sia il comportamento giusto anche per
noi." (Robert Cialdini, Le armi della persuasione. Come e perché si
finisce col dire di sì, Firenze, Giunti/Barbera, 1989, p. 113)
Questo principio lo
possiamo estendere a maggior ragione anche ai gruppi settari nel caso in cui si
verificano dei suicidi collettivi.
Spiega Cialdini rispetto
alla setta del Reverendo Jim Jones: "ognuno osservava il comportamento
degli altri e, vedendo intorno a sé una calma apparente, perché ciascuno degli
altri, invece di reagire, si guardava intorno per capire la situazione,
"veniva a sapere" che fare pazientemente la fila era il comportamento
giusto"
(Robert Cialdini, Le
armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì, Firenze,
Giunti/Barbera, 1989, p. 125)
Cialdini precisa inoltre
un meccanismo fondamentale che è importante chiarire: "Nessun capo può
sperare di persuadere direttamente tutti i membri del gruppo, ma il fatto che
sia riuscito a convincerne una frazione considerevole basta per convincere il
resto". (Robert Cialdini, Le armi della persuasione. Come e perché si
finisce col dire di sì, Firenze, Giunti/Barbera, 1989, p. 125)
Questo principio è usato
anche nell'ipnotismo quando l'ipnotizzatore in virtù della sua autorità e del
suo carisma crea una cornice suggestiva che genera confusione e incertezza
negli astanti: prima ipnotizza l'assistente e poi chiama i soggetti più
"facili", che sono coloro che hanno stanno già sviluppando uno stato
di trance o attenzione responsiva, per chiamare infine solo dopo aver dato
dimostrazione del suo "potere" con una serie di fenomenologie è sul
palco i soggetti "resistenti".
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