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Autorità
Siamo stati abituati fin
da piccoli che è bene obbedire all'autorità e tutta la società è stata ordinata
secondo un principio di gerarchie e di leggi. Su questo principio fa leva
l'ipnosi autoritaria, i capi carismatici, i guru che raccontano di detenere
poteri straordinari e coloro che sfoggiando titoli altisonanti e in divisa
cercano di mettere in soggezione il loro interlocutore.
Si spiega perciò perché
nella pubblicità del dentifricio c’è un "medico" in divisa che ci
prescrive l'acquisto del nuovo dentifricio antiplacca.
Se ogni comportamento ha
una componente di contenuto e una di relazione non è neanche necessario che
l'autorità sia reale, basta comportarsi e apparire come detentori di un
autorità sul prossimo, porsi in ruolo up.
Alcune ricerche hanno
dimostrato una sorta di "effetto alone". Cialdini narra un divertente
esperimento condotto in una Università: Veniva presentato un visitatore a
differenti classi attribuendogli di volta in volta qualifiche diverse. Man mano
che saliva i gradini della scala sociale si incrementava anche la statura che
gli studenti gli attribuivano. (Robert Cialdini, Le armi della persuasione.
Come e perché si finisce col dire di sì, Firenze, Giunti/Barbera, 1989, p.
174)
Un esperimento
drammatico e inquietante è invece quello di Milgram all'Università di Yale, nel
1963:
Ai volontari fu offerta
una modica somma per partecipare all'esperimento. Vennero abbinati a coppie,
con l'accordo che uno dei due dovesse partecipare in qualità di
insegnante-correttore, mentre l'altro come allievo.
L'"insegnante"
(il vero soggetto dell'esperimento) venne accompagnato in una stanza e posto al
controllo di un pannello. Sul pannello si trovavano vari pulsanti, gli fu
spiegato che ogni pulsante, contraddistinto da un numero, somministrava una
scarica elettrica. Si partiva da 15 fino a 450 volts. Intanto l'allievo veniva
posto in una finta sedia elettrica nella stanza adiacente.
Fu spiegato che
l'esperimento mirava alla valutazione degli effetti prodotti dalle punizioni
sull'apprendimento, l'istruttore fu lasciato libero e poi istigato a punire gli
allievi poco dotati, con scariche progressivamente sempre più forti. Nell'altra
stanza l'allievo fingeva e urlava di dolore.
"[...] i soggetti
si dimostrarono notevolmente succubi e obbedienti alle richieste del
ricercatore: per la precisione, il 62% di essi arrivarono a somministrare
scariche elettriche teoricamente mortali" (Alessandro Usai, I profili
penali del condizionamento psichico , Giuffré Editore, p. 112)
Il risultato dell’esperimento
è ancor più sorprendente se pensiamo che all'istruttore, prima di iniziare, fu
fatta provare la scarica elettrica di 45 volts (che è già abbastanza dolorosa)
perché potesse verificare l'efficacia delle punizioni che andava a
somministrare.
Milgram cerca di
spiegare il fenomeno in questi termini: "L'essenza dell'obbedienza
consiste nel fatto che una persona giunge a vedere se stessa come strumento
utile per portare avanti i desideri di un altro individuo e quindi non si
considera più responsabili". (Stanley Milgram, Obedience to Authority,
Harper & Row, New York (1974)
Possiamo pensare anche
al principio di coerenza con se stessi e alla creazione di una campo
affermativo positivo.
Scarsità
Come fare per rendere
appetibile un bene? semplice rendetelo scarso e poco disponibile, addirittura
vietato o segreto (le sette si basano sulla segretezza dei livelli superiori
del culto), fate in modo che non sia semplice ottenerlo, abbiate cura nel
presentarlo come qualcosa di unico ed esclusivo e il gioco è fatto.
A questo proposito si
narra che la Zar
di Russia, Caterina la Grande,
per rendere appetibili le patate ne circondò i campi con alte palizzate e con
cartelli che vietavano di rubarle.
Nel marketing si insegna
che anche la presenza/assenza di un prodotto fantasma particolarmente attraente
crea un particolare contesto che può essere manipolato dal venditore rendendo
meno appetibili altri prodotti per effetto di contrasto; non c’è nulla neanche
di lontanamente paragonabile al prodotto fantasma (è il caso dei prodotti a
edizioni di coppie limitate o delle offerte per un tempo limitato, etc.).
A volte tale prodotto
non è altro che una chimera che porta la persona a cercare l’impossibile
dimenticando e trascurando tutte le altre alternative più ragionevoli: "la
fissazione sui fantasmi può essere uno spreco di tempo e di energie, in
particolar modo quando il fantasma è una falsa pista, un’opzione completamente
inesistente." (Anthony Pratkanis, Elliot Aronson, Psicologia delle
comunicazioni di massa, Il Mulino, 1996 Bologna, p. 211)
Questo è il caso di
Scientology - setta americana - che viene venduta agli adepti come l’unica
opportunità in questa vita e su questo pianeta per sfuggire alla trappola. Si
fa intendere che forse una opportunità così (malgrado la possibilità di
reincarnarsi) non l’avrete mai più poiché nel frattempo Scientology potrebbe
essere distrutta dai governi ostili oppure il nostro piccolo pianeta potrebbe
essere distrutto dalla guerra nucleare. D’altronde non c’è nulla di neanche
lontanamente paragonabile, chi vi può promettere poteri, immortalità e ogni
tipo di risultato fisico e spirituale? E poi che dire della mistica e del
mistero che avvolge i livelli superiori del culto raggiungibili solo dopo un
adeguato addestramento e perfezionamento spirituale.
Le armi della
persuasione nella vita quotidiana
Le tecniche fin qui
descritte ci insegnano che la strategia fondamentale per ottenere il consenso
consiste nell’utilizzo delle forze e delle leggi della natura e di tutto ciò
che l’interlocutore vi porta: la sua resistenza, il suo linguaggio, i suoi
pattern comportamentali, le sue credenze e valori, la sua emotività, il suo
inconscio...
Ricordiamoci dunque che
tali strategie di persuasione e coercizione non vigono soltanto nelle famose
sette ma anche nella vita di ogni giorno.
Alcuni esempi:
Il datore di lavoro
chiama di domenica il dipendente sul cellulare perché c’è una
"urgenza" deve chiedergli alcune informazioni tecniche (non è certo
la prima volta).
D.L. Ohhh Carissimo finalmente!
Lo sa che l’abbiamo (notare il plurale - riprova sociale) cercata tutto
il giorno per mari e per monti... (lavorare sul senso di colpa...)
Dipendente: Che vuole?
lo sa che oggi è domenica?
D.L.: Com’è irascibile!
Una persona intelligente come lei non dovrebbe rispondere in questo modo. Non
so se si rende conto che siamo in una situazione difficilissima.
"Lo sa" è un
predicato di consapevolezza. In altre parole si da per scontato un fatto e
rimane da sapere solo se l’altro si è già reso conto di ciò. L’uso della
particella "noi" (quando in realtà la questione riguardava solo
datore di lavoro) serve per stimolare la riprova sociale.
"Una persona
intelligente come lei non dovrebbe rispondere in questo modo", questa
breve frase è in realtà una manovra molto astuta poiché troviamo:
1. Una posizione down da
parte del datore di lavoro
2. Una ristrutturazione
del significato della risposta del dipendente
3. Un doppio legame
4. Una comunicazione a
due livelli differenti poiché sul piano paraverbale sembra fare intendere un
dubbio a proposito e quindi stimola un atteggiamento di sfida da parte del
dipendente che può fare due cose o rimanere arrabbiato e quindi dimostrare la
sua stupidità oppure fare ciò che vuole il datore di lavoro.
Riporto ora alcuni
esempi di comportamenti tipici del "manipolatore" tratti da "L’arte
di non lasciarsi manipolare":
"Usa la
colpevolizzazione e i luoghi comuni come se si trattasse di verità universali.
Per esempio, per ottenere un favore senza farlo sembrare una richiesta o un’esigenza,
dirà ad un amico: <È davvero una scocciatura che la mia macchina sia ancora
in panne. La settimana scorsa era la batteria. Per fortuna Jacques, il mio
vicino, si è offerto di occuparsene. È davvero simpatico e generoso. Dopo tutto
è normale che ci si aiuti tra amici!>. E se alla fine viene espressa la
richiesta reale: <Potresti prestarmi la tua macchina per oggi?>, la
tendenza naturale in questo contesto sarebbe di accettare incondizionatamente.
I più colpevolizzati di noi non aspettano nemmeno la domanda: la anticipano,
proponendo i loro servizi nonostante le proprie esigenze di quel giorno. Così
potranno essere considerati <davvero simpatici> e <generosi>, come
lo è il vicino Jacques." (Isabelle Nazare-Aga, L’arte di non lasciarsi
manipolare, Edizioni Paoline, 2000, p. 48)
"Avendo bisogno di
un guardaroba, e non avendo in quel momento grandi possibilità finanziarie,
chiedono a Charles e a sua moglie se possono lasciare loro l’armadio per un
mese o due, giusto il tempo che il marito ne costruisca uno solo. Otto o nove
mesi più tardi l’armadio non è ancora stato restituito ai proprietari. Questi
ultimi adesso ne hanno assolutamente bisogno e avvertono la coppia che stanno
per tornare a riprendersi la propria roba. [...] Charles avverte la coppia che
sarebbe passato con la moglie a recuperare il mobile verso la fine della
settimana successiva. Arrivati sul posto, devono ancora liberare l’armadio dai
vestiti e smontarlo completamente (non era ancora stato fatto!) il loro amico è
sul lavoro e ad accoglierli ci sono solo la moglie e i figli. Il giorno dopo,
Charles viene a sapere dall’amico che la moglie l’ha chiamato proprio dopo che
se n’erano andati, decisamente furibonda, dicendo frasi del genere: <Ma ti
rendi conto, arrivano all’improvviso; sbattono tutte le cose per terra; non si
preoccupano neanche di chiedere se siamo ancora nella m... Adesso non abbiamo
più nemmeno un posto dove appendere i vestiti ..., simpatici i tuoi
amici!" (pp. 83-84)
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