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Erickson nacque nel 1901 e crebbe in una fattoria del Middle West.
L'infanzia fu segnata da due attacchi di poliomielite, solitamente il primo
risulta mortale per la maggior parte delle persone. Fin dalla nascita era
affetto da cecità cromatica (daltonismo), dislessia e mancanza del ritmo. La
prima volta all'età di diciassette anni fu molto grave: dopo essere uscito dal
coma rimase paralizzato. Fu curato in casa sua, nella fattoria della sua
famiglia.
Con una straordinaria forza di volontà Milton scoprì da solo il
fenomeno della focalizzazione ideodinamica indiretta: "era seduto su una
sedia a dondolo e sentiva un forte desiderio di guardare dalla finestra. La
sedia si mise a dondolare nonostante egli fosse completamente paralizzato!
[...] prese a utilizzare il suo metodo muscolo per muscolo, articolazione per articolazione.
L'osservazione della sorellina che imparava a camminare gli servì da stimolo e da
guida nella sua rieducazione funzionale." (Dominique Megglé, Psicoterapie
brevi, Red Edizioni, 1998 Como, p. 32)
Con il termine focalizzazione ideodinamica ci si riferisce a un
semplice fenomeno che fa sì che quando pensiamo a una certo comportamento lo
agiamo impercettibilmente a livello inconscio.
Se ne incominciò a parlare – alla fine del '800 – alla scuola di
Nancy in questi termini: "Abbiamo stabilito che ogni suggestione tende a
realizzarsi, che ogni idea tende a farsi atto.
Tradotto in termini fisiologici, questo vuol dire che ogni cellula
cerebrale azionata da un'idea aziona le fibre nervose che devono realizzare
questa idea. [...] Se dico a qualcuno: <<Lei ha una vespa sulla
fronte>>, questo qualcuno, che non avrà alcun motivo di credermi, sentirà
più o meno distintamente la presunta vespa, e porterà la mano alla fronte,
esteriorizzando lì il prurito creato dal sensorio azionato dall'idea della
vespa. L'idea è diventata sensazione" (Hippolyte Bernheim, L'ipnotismo e
la suggestione nei loro rapporti con la medici legale, Doin, Paris 1897)
Milton Erickson “Imparò a camminare con le stampelle e a tenersi
in equilibrio sulla bicicletta; finalmente ottenuta una canoa, alcune provviste
indispensabili per un equipaggiamento da campeggio e una manciata di dollari,
progettò un viaggio per un'intera estate, a partire dal lago vicino al campus
dell'Università del Wisconsin, per proseguire seguendo il corso del Mississipi,
spingendosi a sud oltre St. Louis, fino a ritornare indietro nello stesso modo.
[...]
Andò incontro ad alcune avventure e, dopo aver affrontato molti
problemi, imparando però vari modi per affrontarli e incontrando molti
personaggi interessanti, alcuni dei quali gli furono di grande aiuto, completò
il viaggio, ritornando in condizioni di salute di gran lunga migliori, con
muscoli delle spalle ben sviluppati, pronto ad affrontare gli studi
universitari di medicina.” (Jeffrey K. Zeig, Erickson. Un'introduzione all'uomo
e alla sua opera, Astrolabio, Roma 1990, p. 21)
In seguito studiò medicina specializzandosi in psichiatria (ma fu
fondamentalmente autodidatta nell'ipnosi) e insegnò nel Michigan finché per
gravi disturbi allergici si dovette spostare a Phoenix in Arizona in cerca di
un clima più asciutto. Qui decise di dedicarsi alla professione privata:
"Laggiù, lontano dai conformismi universitari, ma con il solido sostegno del
suo background scientifico, poté finalmente fare quello che voleva, dando
libero sfogo alla sua creatività. Nel paese si incominciò a parlare di un
modesto psichiatra di Phoenix che riceveva pazienti a casa propria, li faceva
attendere in salotto in mezzo ai suoi otto figli, e otteneva risultati
incredibili." (Id. ibid., p. 33)
A quanto pare la voce arrivò fino a Palo Alto dove l'antropologo
Gregory Bateson stava conducendo delle ricerche sui 'paradossi dell'astrazione
nella comunicazione' (vedi doppio legame). Beteson mandò due suoi collaboratori
– Jay Haley e Richard Weakland – da Erickson. Jay Haley rimase affascinato da
questo ipnoterapista e scrisse "Terapie non comuni" che consacrò
Erickson come un maestro di terapia strategica.
Erikson si interessò in particolare ai metodi naturalistici (senza
induzione formale), che lo portò a utilizzare l'ipnosi in modo creativo non più
cioè come una serie di rituali standard ma come un particolare stile
comunicativo e una particolare "situazione comunicativa relazionale" (Jay
Haley, Terapie non comuni, Astrolabio, Roma 1976, p. 10).
Milton era capace di indurre una trance a partire da racconti,
reminiscenze, episodi della sua vita o altre strane storie e fatti inconsueti
che apparentemente non avevano nulla a che fare con il problema specifico
del paziente. Il paziente stava lì, ascoltava – a volte rapito a
volte annoiato – questi strani monologhi, e poi veniva congedato senza
accorgersi che era entrato e uscito spontaneamente dalla trance più volte.
Scopo della sua ipnosi era quello di accedere al potenziale
inconscio e alla capacità naturale di apprendere del cliente, depotenziando al
contempo i suoi schemi limitanti. (Milton H. Erickson - Ernest L. Rossi,
Ipnoterapia, Astrolabio, Roma 1982, p. 10)
Erickson fu anche il socio fondatore dell'American Society of
Clinical Hypnosis e contribuì a dare dignità e scientificità all'ipnosi,
collaborò inoltre con Aldous Huxley nella sua ricerca intorno agli stati
alterati di coscienza.
Dopo il secondo attacco di poliomielite rimase in carrozzina con
le gambe e un braccio paralizzati e morì a 78 anni il 27 marzo 1980, nel
frattempo altri suoi allievi ospitati a Phoenix (Haley, Rossi, Zeig)
continueranno il suo insegnamento.
Al funerale il commento finale di Pearson fu: "Erickson ha
affrontato da solo l'establishment psichiatrico, e l'ha sconfitto. Ma loro
ancora non lo sanno..." (Introduzione di Sidney Rosen a La mia voce ti
accompagnerà. Racconti didattici di Milton H. Erickson, Astrolabio, Roma 1983,
pp. 11-12).
Rosen precisa anche che "in molte delle sue storie c'è
qualcosa di tipicamente americano, specialmente in quelle che riguardano la usa
famiglia. È per questo che Erickson è stato definito un eroe del folklore
americano" (Id. ibid., p. 19)
L’approccio di Erickson deve molto alla sua personale esperienza e
alla riabilitazione che dovette intraprendere.
Trattò gli altri così come aveva trattato se stesso insegnando
alla sua mente inconscia a recuperare le risorse perdute e a utilizzare ogni
cosa necessaria per giungere al risultato volgendola nel suo positivo: "La
famiglia Erickson viaggiò dunque in treno e in carro fino ad arrivare nel
minuscolo villaggio di Aurum, nel Nevada. Il viaggio a Ovest fu difficile,
pieno di quei disagi tipici delle avventure dei pionieri: vi furono carenze di
cibo e d'acqua, rigide notti, forti tempeste di vento da sopportare, senza
contare la resistenza fisica richiesta per il lungo tragitto.
Una volta arrivata, la famiglia si stabilì in una capanna di
tronchi dal pavimento di terra, con tre sole pareti (la quarta era costituita
da una montagna! ) in una zona desolata della Sierra Nevada. Costantemente
assillati da penuria di viveri, i pionieri divennero bravissimi nel trasformare
ciò che avevano a disposizione in ciò di cui avevano bisogno. Ad Albert e Clara
piaceva raccontare di quando conservavano la gelatina nelle bottiglie di whisky
- la gelatina la si poteva tirare fuori con un coltello - perché i vasi a bocca
larga, che erano di meno,
servivano per conservare altri cibi. Certamente crescere in un
ambiente di questo tipo deve aver contribuito a formare la base é ciò che alla
fine avrebbe caratterizzato gli approcci molto innovativi alla terapia di
Milton: l'utilizzare in modo creativo tutto ciò che è disponibile nella persona
al fine di ottenere cambiamento e guarigione."
Una convinzione fondamentale di Erickson fu che l'ipnosi - come
aveva potuto verificare - esiste in un gran numero di situazioni della vita
quotidiana, non è necessario quindi un rituale specifico, strano o complicato
per indurla. Per Erickson l'ipnosi era più che altro uno stile comunicativo che
lo seguiva in qualsiasi approccio con il cliente. Da questa convinzione deriva l'approccio
naturalistico che lo ha reso famoso.
Inoltre Erickson era molto abile nella comunicazione multi-livello
proprio perché conosceva imultipli significati di molte parole, infatti fino
alla 3a elementare era stato un grande lettore di dizionari: "Dato che
Erickson nacque e crebbe in una terra di frontiera e in campagna, poté
avvalersi di poche istituzioni sanitarie o educative. L‘'istruzione' che si
impartiva era di tipo semplice, limitata all'essenziale, ed è forse per questo
che (a quanto sembra) nessuno si accorse che il giovane Milton percepiva il
mondo in un suo modo del tutto peculiare. Molti dei primi ricordi di Erickson
riguardano il modo in cui, per via di vari problemi di costituzione, le sue
percezioni
erano diverse da quelle degli altri: per esempio, era daltonico
inoltre era affetto da sordità tonale e non poteva né riconoscere né eseguire i
ritmi tipici della musica e delle canzoni; era poi a che affetto - da dislessia
un problema che indubbiamente la sua mente di bambino non riusciva a capire e
che egli riconobbe e capì solo molti, molti anni dopo.
Le incomprensioni, le discrepanze e la confusione che derivavano
da queste differenze rispetto alla visione del mondo che era comune e normale
negli altri avrebbero potuto menomare il funzionamento mentale di un'altra
persona. Nel giovane Milton, invece, queste differenze crearono a quanto pare
l'effetto opposto: stimolarono la sua ricerca e la sua curiosità. Ma, cosa più
importante, esse portarono a una serie di esperienze inusuali che
costituirono la base di una ricerca, durata tutta una vita, sulla
relatività delle percezioni umane e sui problemi che ne derivavano, nonché
sugli approcci terapeutici riguardanti tali problemi.
"Quando aveva sei anni Erickson era un bambino che appariva
handicappato dalla dislessia. La sua maestra, per quanti sforzi facesse, non
riusciva a convincerlo che un '3 e una 'm' non erano la stessa cosa. Un giorno
ella scrisse un 3 e poi una m guidando con le proprie mani quelle del piccolo,
ma Erickson non riusciva ancora a coglierne la differenza. D'un tratto ebbe un'allucinazione
visiva spontanea in cui la percepì in un lampo di luce accecante.
E: Puoi capire come questo sia sconcertante? Poi un giorno, c'è
stato qualcosa di sbalorditivo: uno scoppio improvviso di luce atomica. Ho
visto la m e il 3. La m stava diritta sulle gambe e il 3 poggiato su un fianco
con le gambe protese. Già, un lampo accecante! Luminosissimo! Da far
dimenticare ogni altra cosa. Un lampo accecante e, al centro di quell'esplosione
di luce, il 3 e la m.
R: Hai visto veramente un lampo accecante? C'era proprio o stai
usando una metafora?
E.: Sicuro. Oscurava ogni cosa, tranne il 3 e la m.
R.: Ti rendevi conto d'essere in uno stato alterato? Da bambino
qual eri, ti meravigliavi di un'esperienza così strana?
E.: E’ così che impariamo le cose.
R: - Penso che sia quello che chiamerei un momento creativo
(Rossi, 1972, 1973). Hai sperimentato una vera alterazione percettiva: un lampo
con il 3 e la m al centro. Avevano proprio delle gambe?
E: Li ho visti com'erano. [Erickson fa lo schizzo di un effetto
nube con al centro un 3 e una m]. Escludevano ogni altra cosa!
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