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Prescrizioni metaforiche PDF Stampa E-mail

 

Le direttive di Erickson però erano particolari spesso metaforiche e paradossali.

 

1. Per esempio Erickson a un alcolizzato disse: "Guardi. Ciò che le suggerisco le sembrerà strano, ma vada al Giardino Botanico. Là si fermi a guardare i cactus e mediti che i cactus riescono a sopravvivere tre anni senza acqua, senza pioggia."

 

2. In un caso di frigidità Erickson potrebbe spingere la cliente a immaginarsi in tutti i particolari il modo in cui scongelerebbe il frigo. Tra l’altro quando il cliente descrive il problema in modo indiretto e metaforico è come se producesse un sogno che può essere interpretato e che può dare informazioni utili: "... egli esamina attentamente il modo in cui lei affronterà questo lavoro, partendo dallo scompartimento superiore, da quello inferiore, o magari dal mezzo; che cosa tirerà fuori prima, che cosa dopo; quanto ghiaccio si può essere formato col tempo; in che punto lo strato è più spesso; quante cose dimenticate troverà negli angoli più riposti, che già da tempo avrebbe dovuto buttar via; qual è il modo migliore di effettuare lo segnalamento vero e proprio; se nel far questo eventualmente emergeranno dei ricordi e dei pensieri che non hanno niente a che fare con il lavoro in questione; come infine rimetterà tutto a posto di nuovo, che cosa vale la pena di conservare, eccetera." (Paul Watzlawick, Il linguaggio del cambiamento, Feltrinelli, 1997 Milano, p. 66)

 

3. Una tecnica che Erickson spesso usava per coniugi con difficoltà sessuali era parlare apparentemente di qualcos’altro per esempio il modo in cui cenano, così facendo si aggirerà la resistenza conscia e dal racconto si avranno ulteriori elementi rispetto al problema in questione: il marito potrà dire "a volte a mia moglie piace prendere degli aperitivi prima di cenare e cominciare il pasto lentamente mentre a me piace tuffarmi subito sul piatto di carne e patate". Si potranno fare anche dei commenti; senza fare intendere le implicazioni sessuali; del tipo "a certi mariti piace complimentarsi con la loro moglie su quanto il cibo sia gradevole, altri non notano niente e di conseguenza le mogli si stufano e non fanno alcun sforzo". Il terapeuta può dare un compito a casa: "i due dovranno scegliere una sera e insieme preparare una cena piacevole; dovranno dimostrare attenzione per le rispettive preferenze di gusto, la moglie dovrà cercare di stimolare l’appetito del marito che, a sua volta, dovrà fare quanto è in suo potere per farle piacere". (Jay Haley, La terapia del problem-solving, Nuova Italia Scientifica, 1985 Roma, p. 69)

 

4. C’è una figlia irriverente e aggressiva nei confronti della madre. La madre nel tentativo di risolvere il problema chiama in causa il padre che invece si rivela particolarmente indulgente nei confronti della figlia quasi l’appoggiasse. L’intervento proposto da Watzlawick è: "Abbiamo appurato che in questi casi una strategia molto utile è quella di dire al padre (in presenza della madre) che potrebbe ristabilire la pace in famiglia senza troppe difficoltà se fosse disposto a compiere un gesto piuttosto strano, e precisamente mettere la mano in tasca, tirar fuori una monetina e darla alla figlia ogni volta che è arrogante con la madre. È un gesto che va compiuto in silenzio come se fosse la cosa più naturale del mondo; se poi la figlia insistesse per sapere il significato di quel gesto, il padre dovrebbe limitarsi a risponderle: "Mi viene da darti una monetina". (Paul Watzlawick, John H. Weakland, Richard Fisch,Change, Astrolabio, 1974 Roma, p. 130)

Con questa prescrizione si crea confusione nella figlia, si interrompe il pattern e si comunica a livello simbolico disoccultando il gioco che si era istaurato tra padre e figlia: così facendo diventa impossibile continuare a giocare al gioco ingenuamente come prima. L’uso di queste tecniche così come la prescrizione di rituali sono ormai in uso in varie forme di terapia e con Jung si è riscoperta la potenza del simbolo. I terapeuti del Centro di Milano a questo proposito dicono che il rituale "conduce alla sostituzione di un rito malsano (come, ad esempio, il sintomo anoressico) ed epistemologicamente errato mediante uno sano ed epistemologicamente corretto. Il rituale comporta una prescrizione comportamentale che conduce inaspettatamente al cambiamento (tramite per esempio doppi legami) e al contempo consiste di una parte specificatamente analogica: una sorta di messaggio per l’inconscio. A questo proposito Alejandro Jodorowsky fondatore nel 1962 del teatro "panico" con Fernando Arrabal e Roland Topor (e regista di film come "El topo" e "La montagna incantata") ha inventato una forma di terapia che egli chiama psicomagia che riprende molti temi dell’approccio Ericksoniano ma che si sviluppa a partire dall’incontro con una guaritrice messicana chiamata Pachita. Rispetto a questa esperienza scrive: "Non oserei dire che le manipolazioni di Pachita fossero vere e proprie operazioni; ma non posso neppure dire che non lo fossero... E, alla fine, sono arrivato alla conclusione che non ha importanza. Le domande di questo genere ci preoccupano perché crediamo in un mondo "obiettivo". [...] Comunque sia, non si può non riconoscere che Pachita fosse geniale. Se il suo era teatro, che grande attrice! Se era illusionismo, quella donna è stata la più grande illusionista di tutti i tempi! E che psicologa... [...] Grazie a lei ho capito che tutti; o quasi tutti;, siamo bambini, a volte adolescenti. [...] dal momento in cui sentivi le sue mani tra le tue, quella vecchia donna in cui sentivi le sue mani tra le tue, quella vecchia donna ti appariva nella veste della Madre Universale e non potevi più resisterle. [...] Ma dopo il contatto, la mia resistenza si è sciolta come neve al sole. Pachita sapeva che in ogni adulto, perfino in quello più sicuro di sé, dorme un bambino desideroso di amore. [...] Osservando Pachita, ho scoperto che, quando si finge un’operazione, il corpo umano reagisce come se fosse sottoposto a un intervento autentico. Se ti comunico che ti aprirò il ventre per estirparti un pezzo di fegato, se ti obbligo a sdraiarti su un tavolo e riproduco esattamente i suoni, gli odori e le manipolazioni, se senti il coltello sulla pelle, se vedi uscire il sangue, se hai la sensazione che le mie mani si rigirino nelle tue viscere ed estraggano qualcosa, sarai "operato". Il corpo umano accetta in modo diretto e ingenuo il linguaggio simbolico, come accade per i bambini. [...] Quindi, verità o menzogna, poco importa. Se c’è imbroglio, è un imbroglio sacro... [...] Era il modo di utilizzare il linguaggio degli oggetti e il vocabolario simbolico, al fine di produrre determinati effetti sul prossimo; in poche parole, come rivolgersi direttamente all’inconscio tramite il suo linguaggio, fosse attraverso le parole, gli oggetti o le azioni. Questo è ciò che ho imparato da Pachita. [...]".

La ricerca di Jodorowsky che lo porterà alla sua psicomagia si sviluppa ulteriormente con il suo interesse per la poesia, il teatro e l’esoterismo: "Ho letto centinaia di libri sul tema per tentare di estrarre elementi universali degni di essere utilizzati in modo cosciente nella pratica. [...] Un’altra pratica universale è quella è quella della purificazione, le abluzioni rituali. [...] Anch’io suggerisco a molti che vengono da me di farsi dei bagni e di praticare un particolare cerimoniale di abluzione, perché so che questo atto, all’apparenza insulso, influirà notevolmente sulla psiche e conferirà loro una diversa predisposizione d’animo. Se qualcuno ha paura di andare a parlare dalla propria madre, gli raccomando prima dell’incontro, di sciacquarsi la bocca sette volte e di riempirsi le tasche di lavanda. Questi dettagli sono sufficienti perché la situazione venga affrontata in modo diverso. [...] Anche gli stregoni ittiti mi hanno aiutato a scoprire i concetti di sostituzione e di identificazione [...] Secondo un testo antico, "si legherà un oggetto alla mano e al piede destro dell’offeritore, poi lo si slegherà e vi si legherà un topo, mentre l’officiante recita: “Io ti ho estirpato il male e l’ho legato a questo topo”: e allora il topo verrà liberato". Così Pachita estirpava il male per trasferirlo su una pianta, un albero o un cactus [...]" Ma la prescrizione di un atto psicomagico non è cosa da prendersi alla leggera né una serie di rituali preconfezionati bensì il frutto della raccolta di materiale e informazioni sul cliente anche tramite la divinazione con i tarocchi e le risposte non verbali del cliente: "Ho imparato questo principio da Mijamoto Misachi, famoso guerriero giapponese praticante di Kendo [...] Prima del combattimento, dice, bisogna recarsi sul campo all’alba e fare un minuzioso sopralluogo. [...] la familiarizzazione con il terreno psicoaffettivo della persona mi pareva un requisito indispensabile per la prescrizione di qualsiasi atto psicomagico." La cosa curiosa è che non si possono prevedere completamente gli effetti di un atto psicomagico e neppure i vari ostacoli che si possono creare nell’attuarlo ma questa imprevedibilità va accolta come un elemento fondamentale per la riuscita.

In ogni caso la persona si deve assoggettare alle direttive del terapeuta e seguire passo per passo il rituale prescritto. Anche il transfert ha chiaramente un elemento fondamentale in queste pratiche che altrimenti non sarebbero "magiche": "Non so se avete mai assistito a un incontro di aikido: arriva il maestro e, grazie al ki, sembra diventare invisibile. Non lo è, perché di fronte a una persona che non sia suo discepolo non ha potere: è necessario un transfert. Vale a dire, trasferiamo a certi archetipi forze che custodiamo dentro di noi, e in virtù di tale trasferimento, rendiamo quella persona un maestro, un guru, un essere dotato di una forza immensa."

 

Prescrizioni paradossali

 

Il primo passo della terapia parte dal comportamento che viene presentato.

Nel caso della donna che voleva suicidarsi la prima mossa di Erickson fu quella di dimostrare empatia dicendole che sì, era stata trattata tanto male e quindi era logico che lei pensasse al suicidio e nessuno poteva darle addosso per questo. Dopo aver ottenuto rapidamente la sua fiducia con questa manovra, Erickson passò alla fase di ‘guida’, nella quale suggerì che sarebbe stata una dannata vergogna morire e lasciare i suoi soldi a quei bastardi che l’avevano trattata così male. L’interpretazione positiva del comportamento è intimamente connessa con la possibile alterazione dello stesso. Spesso l’interpretazione positiva rappresenta per il cliente la ragione logica per seguire una direttiva altrimenti illogica. Selvini, Palazzoli, Boscolo, Cecchin e Prata usano dichiararsi alleati della famiglia e approvano il comportamento dei loro membri, in particolare di quelli che hanno sempre fatto da capro espiatorio, rendendoli gli eroi della famiglia; per esempio: "Attirando l’attenzione su di sé, Giovanni ha protetto tutta la famiglia, e specialmente suo padre e sua madre, dal dover guardare se stessi e il loro comportamento". Rapport e paradosso fissano l’attenzione. Il paradosso il particolare comporta un depotenziamento degli schemi cognitivi attuali e avvia una ricerca inconscia: Gli ordini paradossali sospendono la normale attività logica retta da regole e la mente cosciente rimane per qualche momento sovraccaricata dall’illogica logica della comunicazione paradossale.

Così si può dire che l’impiego del paradosso dà accesso a un nuovo quadro di riferimento, mentre la metafora permette l’associazione a esperienze della vita della persona che sinora sono rimaste inutilizzate.

Scrive Lankton: noi consideriamo il paradosso come la grande porta d’accesso a un cambiamento di second’ordine. [...] Per noi il paradosso è parte centrale dell’approccio di base, consistente nell’accettare qualsiasi cosa il cliente stia già facendo, nell’utilizzare e/o prescrivere il comportamento messo in atto e poi nell’operare un leggero cambiamento tale da far associare il cliente a quelle risorse interne e così tramutare il ‘problema’ in un ‘alleato’."Dopo il ricalco e la confusione del paradosso si passa alla guida che comporta una alterazione della strategia usata dal cliente per affrontare il sintomo e che concorre a mantenerlo. Questo cambiamento può essere effettuato su vari parametri: il tempo, lo spazio o l’intensità.

Vediamo per esempio alcuni casi di prescrizioni paradossali.

 

Doppio legame terapeutico

 

Qualsiasi cosa il cliente faccia va verso la guarigione, è implicato perciò un paradosso. L’interruzione dello schema avviene per sovraccarico:

 

1. Un giovane ha due problemi: non riesce a scrivere e a uscire con le donne.

Il terapeuta gli ingiunge che se non fosse stato in grado di scrivere sei pagine a settimana la settimana successiva avrebbe dovuto chiedere degli appuntamenti a giovani donne. Piuttosto che chiedere a una donna un appuntamento il giovane si mise di buzzo buono e scrisse. In tal modo si adopera un sintomo per curare l’altro.

 

2. "Vuole venire a capo del problema già questa settimana o quella successiva?"

 

3. Con un paziente che evita qualsiasi situazione rischiosa:

"Bisogna dire al paziente che un modo serio e probabilmente efficace di risolvere il suo problema ci sarebbe, ma perché non pensi che si tratti di uno dei tanti consigli che gli sono stati dati e che certamente rifiuterebbe, non è possibile parlarne se prima non promette di fare tutto quello che gli si chiede per quanto difficile, incoerente o irragionevole possa sembrargli." (Paul Watzlawick, John H. Weakland, Richard Fisch,Change, Astrolabio, 1974 Roma, , p. 159)

Se rifiuta accetta il rischio perde l’"occasione" (quindi accetta un altro rischio) e dichiara implicitamente che il problema non è poi così urgente. Se accetta comincia a correre il rischio dell’ignoto e prende comunque una forma di iniziativa

 

4. Una paziente che partecipa a una terapia di gruppo non riusciva a dire di no, aveva l’idea che ciò sarebbe stato legato a conseguenze catastrofiche. Pare che quando era bambina si fosse rifiutata di rimanere a casa con il padre e quando ritornò lo trovò morto.

Fu quindi prescritto il sintomo: "dica di no a tutti i presenti uno per uno"

Essa si rifiutò quasi come presa dal panico: "No, mi è assolutamente impossibile dire ‘no’ alle altre persone!" Il terapeuta continuò a insistere e le si rifiutò. Dopo alcuni minuti le fece presente che stava dicendo di no e che nulla di male era accaduto.

Nei casi resistenti si può dare una direttiva paradossale del tipo: dire al cliente di fare una cosa quando invece si vuole che egli non agisca come suggerito. In tal caso il cambiamento deriva da un atto di ribellione nei confronti del terapeuta.

Questo metodo si basa su una comunicazione isomorfa a quella del cliente: il più delle volte il cliente dice di voler cambiare rimanendo lo stesso. Ciò vuol dire che il cliente ha raggiunto; malgrado la sua sofferenza; una stabilità e il terapeuta sospingendolo verso il nuovo e quindi verso l’instabilità produce una reazione di rifiuto, sfida o resistenza.

Per affrontare casi di questo genere la tattica paradossale si può riassumere in "utilizzazione della resistenza" o "incoraggiamento del sintomo" in questa categoria sono da inserire tutti gli interventi di terapia provocativa "alla Farrelly".

Si noterà che questi interventi consistono in una reductio ab absurdum del sintomo con interruzione dello schema per giro a vuoto = "Spegnere il fuoco aggiungendo la legna":

 

1. "[...] una famiglia può presentarsi con il problema di un bambino che non vuole andare a scuola. Il terapeuta; nel contesto del suo lavoro (che consiste nell’aiutare il bambino a tornare a frequentare); può parlare con la famiglia dei motivi per cui il ragazzo dovrebbe andare a scuola. Potrà suggerire, poi, che potrebbe essere meglio che il ragazzo stia a casa e potrà offrire a giustificazione di questa sua teoria varie ragioni a seconda del tipo di famiglia: potrà dire che forse gli altri componenti sarebbero tristi se il ragazzo andasse a scuola come gli altri e che perciò è meglio che rimanga a casa. [...] Quando il metodo ha successo, i componenti della famiglia raggiungono lo scopo per provare al terapeuta che sono bravi come gli altri: cambiano "spontaneamente". Il terapeuta dovrà accettare il mutamento quando questo avviene e lasciare che la famiglia manifesti la non grande opinione di lui nel dimostrargli che ha sbagliato. Se vuole assicurarsi che il cambiamento continui, potrà dire loro che forse si è trattato solo di un fatto temporaneo e che ci sarà una ricaduta; la famiglia, allora, continuerà a cambiare per provargli che ha torto.

Parlando di temporaneità del cambiamento, egli previene le ricadute, ma può fare lo stesso proprio favorendole; questo metodo può evitare che esse di verifichino. Il terapeuta potrà dire alla famiglia: "vedo che siete cambiati e che avete superato il problema, ma credo che questo sia accaduto troppo velocemente; vorrei che aveste una ricaduta e quindi, per questa settimana, cercate di comportarvi come facevate prima" [...] Quando chiederà di tornare alla situazione originale, essi comunque resisteranno, per non avere ricadute, cosa in cui consiste lo scopo del terapeuta" (Jay Haley, La terapia del problem-solving, Nuova Italia Scientifica, 1985 Roma, pp. 71-72)

 



 
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