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"Cicerone, famoso
nell’antica Roma per come difendeva con successo in tribunale certi furfanti e
assassini matricolati, era d’accordo con gran parte di ciò che Aristotele
affermava sulla persuasione. Egli fissò quelli che chiamò gli officia
oratoria, i doveri dell’oratore: affascinare (stabilire la credibilità
dell’oratore), insegnare (presentare un messaggio con solide argomentazioni) e
commuovere (riempire il pubblico di emozioni)." (Anthony Pratkanis, Elliot
Aronson, Psicologia delle comunicazioni di massa, Il Mulino, 1996
Bologna, p. 30)
Anche l'ipnotista è un
esperto di retorica, allestisce la scena ideale (il setting) per acquisire un
potenziale e accrescere l'aspettativa positiva, poi presenta il messaggio nel
modo più comprensibile e accettabile per quel particolare pubblico o paziente
influenzandone le emozioni. In tal modo crea una realtà consensuale.
Per comprendere questo
concetto si può dire che dal punto di vista costruttivistico una interazione
terapeutica comporta nel paziente uno stato di instabilità sistemica interna.
Ciò accade perché il sistema cognitivo umano è simile a "un sistema che è
aperto solo dal punto di vista energetico, ma che per altri versi è
funzionalmente chiuso, cioè un sistema che può fare riferimento o relazionarsi
solo a se stesso e che a livello di produzione di significato può interagire in
primis solo con se stesso" (Peter Burkhard, "Alcune considerazioni
sul significato della suggestione", in AA.VV. Tecniche dirette ed
indirette in ipnosi e psicoterapia, a cura di Emanuele Del Castello e Camillo
Loriedo, Franco Angeli, 1995 Milano, p. 125).
Nell'ipnosi si tratta di
depotenziare le strutture coscienti e orientare il sistema cognitivo nei
confronti dei suoi processi interni per poi ampliare o modificare tali mappe
cognitive. Perché ciò abbia successo ci deve essere un buon rapport. Il rapport consiste nella co-creazione di una realtà condivisa a
partire da una cornice metacomunicativa o contesto relazionale che specifica
"Questa è un"ipnosi". Si tratta cioè di costruzione di una
realtà in cui il paziente si pone in una posizione complementare all'ipnotista
e in cui ci si aspetta delle risposte involontarie a partire da una ingiunzione
paradossale che dice "Fý come ti dico e al contempo comportati
spontaneamente". Ciò non lascia altra scelta che comportarsi come se non
fossimo noi a farlo determinando quel particolare stato dissociativo chiamato
trance.
Haley per esempio, nota
che l’ipnotista mette in atto una serie di comunicazioni paradossali e utilizza
una comunicazione multilivello. Può per esempio creare una allucinazione
attraverso una serie di ordini contraddittori. Per esempio, dopo aver indotto
una catalessi può dire: "Non esiste alcuna possibilità che la tua mano si
muova, tuttavia quando darò il segnale la tua mano dovrà muoversi." Il
soggetto può risolvere il dilemma con una allucinazione della mano in
movimento.
Un altro esempio può
essere: "Ora, io la inviterò a fare un passo in avanti ma troverà che i
suoi piedi sono bloccati." In questa prima fase vi è la richiesta di fare
un passo in avanti contemporaneamente a un vincolo. Poi ordina di resistere
alla suggestione:"Prova a fare un passo in avanti!" (lo sfida a
resistergli, in tal modo anticipa la resistenza e la pone al proprio servizio).
In altre parole è come se ordinasse "Disubbidiscimi!", tipico comando
paradossale: se la persona fa ciò che è richiesto in realtà sta ancora
obbedendo.
Occorre comunque
ricordare che, alla luce delle teorie di Maturana e Varela gli effetti di una terapia
ipnotica restano al di fuori del controllo del terapeuta. Infatti, secondo la
teoria della "interazione non istruttiva" l’interazione fra due
organismi viventi, in questo caso fra ipnotista e ipnotizzato comporta da una
parte l’induzione di una perturbazione nel soggetto ipnotico che risponde però
secondo la sua particolare struttura che è in stretta relazione con la storia
personale del soggetto (determinismo strutturale). Da ciò deriva la particolare
importanza delle tecniche di ricalco e utilizzazione per garantire
l’"accoppiamento strutturale" fra le due parti interagenti.
L'ipnosi come un effetto
placebo ha due limiti: l'imprevedibilità e le limitazioni dovute alla struttura
del mondo fisico (anche se sono convinto di poter volare non ci riuscirà). E in
effetti possiamo equiparare l'ipnosi alla creazione di un effetto placebo: il
placebo funziona sole se si sono istaurate le circostanze adeguate come il
setting (il contesto) e il rapport
(la fiducia) in colui che somministra il placebo. La creazione di un contesto e
quindi la tecnica della ristrutturazione è alla base dell'effetto placebo. Così
la creazione del mito dell'ipnotista e della sua autorità contribuì
notevolmente all'esito positivo dell'induzione ipnotica.
Alcune ricerche hanno dimostrato una sorta di "effetto alone"
circa l'autorità. Cialdini narra un divertente esperimento condotto in una
Università: veniva presentato un visitatore a differenti classi attribuendogli
di volta in volta qualifiche diverse. Man mano che saliva i gradini della scala
sociale si incrementava anche la statura che gli studenti gli attribuivano.
(Robert Cialdini, Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire
di si, Firenze, Giunti/Barbera, 1989, p. 174).
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