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IPOTESI DI IPNOSI REGRESSIVA PDF Stampa E-mail

Sull'ipnosi si è già detto di tutto e di più; e come per tutte le arti e le scienze esistono i detrattori ed i sostenitori. Su una cosa sembra esserci una visione comune: si tratta di uno strumento eccellente che  induce uno stato di concentrazione e focalizzazione di frammenti di memoria; aiuta cioè al paziente a ricordare fatti dimenticati da lungo tempo.

Ciò permette ai terapeuti di ricostruire situazioni, episodi che ricollegati insieme, aiutano il soggetto a riprogettarsi nuovamente, sanando vecchie ferite psicologiche o annodando episodi che tacitano la fame di conoscenza della mente.

E l'ipnosi regressiva?

Essa aiuterebbe  a scavare nel passato prossimo e addirittura in quello remoto della persona, portando alla luce episodi non vissuti o di cui non esiste memoria cosciente.

Esistono varie ipotesi sull’ipnosi regressiva.

 

A) Fabulazione cosciente.

B) Personalità multiple

C) Giustificazione e motivazione, valore simbolico o soluzione di un problema di vita attuale

D) Genificazione di ricordi di chi siamo stati

E) Mondi paralleli.

 

IPOTESI DIIPNOSI REGRESSIVA                                                    Antonello Musso      

 

Sull'ipnosi si è giàdetto di tutto e di più; e come per tutte le arti e le scienze esistono idetrattori ed i sostenitori. Su una cosa sembra esserci una visione comune: sitratta di uno strumento eccellente che induce uno stato di concentrazione e focalizzazione di frammenti dimemoria; aiuta cioè al paziente a ricordare fatti dimenticati da lungo tempo.

Ciò permette aiterapeuti di ricostruire situazioni, episodi che ricollegati insieme, aiutanoil soggetto a riprogettarsi nuovamente, sanando vecchie ferite psicologiche oannodando episodi che tacitano la fame di conoscenza della mente.

E l'ipnosi regressiva?

Essa aiuterebbe  a scavare nel passato prossimo eaddirittura in quello remoto della persona, portando alla luce episodi nonvissuti o di cui non esiste memoria cosciente.

Esistono varie ipotesisull’ipnosi regressiva.

 

A)Fabulazionecosciente.

B)Personalitàmultiple

C)Giustificazionee motivazione, valore simbolico o soluzione di un problema di vita attuale

D)Genificazionedi ricordi di chi siamo stati

E)Mondiparalleli.

 

Al momento attualequeste ipotesi sembrano le più accreditate, anche se ne esistono altre comequella di Jung o dell’inconscio collettivo, quella del “brodo dell’inconscio”ecc. che però pare  godano almomento di incerte fortune.

 

Se esaminiamo questeteorie in modo approfondito, soprattutto analizzandole con le realtà dei nostripazienti, osserviamo come, a parte l’ultima, esse non siano così in contrastotra loro.

 

Il fattoad esempio che alcuni pazienti ci raccontino una favola, che può avere un fondodi menzogna, non toglie che in quel preciso momento o in alcuni frammenti delracconto, essi credano a quel che dicono, a testimonianza che ognuno di noiracconta storie in tutta la sua vita, poiché una vita è fatta di tante piccolestorie; e se ciò che egli racconta è una sua verità, a noi terapeuti deveandare bene così.

In altri soggettiborder line, possono coesistere personalità multiple che emergono a secondadella situazione che mette in crisi la persona.

Si tratta diatteggiamenti difensivi creati dall’inconscio per permettere al soggetto disuperare situazioni difficili non gestibili in altri modi.

Sul terzopunto poi, abbiamo ragioni da vendere: quante volte tutti noi dobbiamogiustificare risultati, soluzioni o problemi per i quali non ci sentiamo prontiad assumerci responsabilità in prima persona: in quel caso la causa vieneoggettivata, trasportata all’infuori di noi e delle nostre capacità di controlloe quindi, depauperata e depotenziata, perde molto della sua pesantezzaoriginaria e quindi diventa assai più gestibile se concausata o condivisa conterzi o, come dicevano, demandata a fattori estranei al nostro controllo.

 

Le ultime due sono forsequelle più affascinanti.

 

La teoria della“gelificazione” dei ricordi è recente e fonda le sue radici su un’ipotesiaffascinante ed inquietante: noi siamo figli di coloro che sono stati prima dinoi, e questo è un fatto. Tramandiamo nel nostro patrimonio genetico,informazioni biologiche e biometriche che permetto alle successive generazionidi avere delle informazioni sulle nostre battaglie vinte e perse e sullestrategie che abbiamo adottato per superarle.

Finora però ci sibasava su informazioni esclusivamente biologiche: perché non pensare che anchefenomenologie esperienziali vissute non possano essere trasformate ininformazioni proteiche e quindi trasmesse nel dna?

In fondo noi non siamopuro spirito o puro corpo, ma bensì una meravigliosa commistione fra i dueelementi; il sistema di trasmissione dei dati avviene in modo strettamentebiologico e quindi il veicolo può essere il medesimo per tutto.

Come già sappiamo, leesperienze emotive seguono un iter bioelettrico ben preciso nel nostro cervelloe nel nostro organismo: vengono percepite dagli organi sensoriali, elaborate inun primo tempo da alcune zone encefaliche, confrontate con i ricordi,selezionate ed infine percepite, memorizzate ed applicate fisicamente. Nonabbiamo ancora sicurezza di come vengano registrati i file, ma abbiamo provedel modellamento del cervello sui comportamenti appresi dopo quattro mesi dellamedesima esperienza ripetuta in modo costante.

Quindi in qualche modoancora biologicamente sconosciuto, tali informazioni restano nel nostroelaboratore e ci tornano utili se tali episodi con la medesima soluzione, sidovessero ripresentare.

Dunque nulla ciimpedisce di credere che se un nostro avo fu morso dal serpente, noi proviamorepulsione per i rettili e ce ne teniamo alla larga, oppure evitiamo le stradebuie per l’innato timore di essere assaliti o di qualunque pericolo che metta arepentaglio la nostra incolumità.

Anche l’esperienzadella morte pare apparentemente inspiegabile: però le emozioni che qualcunoprima di noi può aver provato per scomparsa di una persona cara, possono esserestate fatte proprie, memorizzate e quindi trasmesse.

 

A latereil discorso sulle rinascite dello spirito o sulla Reincarnazione su cui faccioun breve accenno.

 

Si trattadi una credenza assai diffusa a tutt’oggi e presente nella cultura di diversepopolazioni nell’antichità.

Originicerte risalgono all’antico Egitto (vedi alcuni passi del Libro dei Morti) o neinomi di alcuni re (Amonemhat: colui che rinasce; Sensuret: colui le cui nascitevivono. M.Pompas Reincarnazione) ed alcune ipotesi dal bacino CaldeoMesopotanico prima ancora.

In Indianell’ottocento A.C. già si troverebbe l’idea del Karma, cioè dell’anima cheritorna sulla terra con una condizione fisica e personale differente a secondadella sua storia precedente buona o cattiva.

Ancoraoggi sia l’Induismo che il Buddismo, ritengono che l’anima possa trasmigrare,più che in un animale in un essere umano che avrà a disposizione un’altra vitadi “prova” per tentare di migliorarsi fino a raggiungere l’anelato premio.

Nell’anticaGrecia illustri pensatori come Platone e Pitagora indugiarono su questeipotesi, visto che “il corpo non è che la prigione dell’anima” e che questa,essendo immortale deve rinascere più volte per poter espiare le colpe sino allafinale purificazione o catarsi.

Questaidea conobbe alterne fortune e fu promulgata da Plotino ed in seguito anche daOrigene.

Anchealcuni padri della Chiesa come Sant’Agostino nelle Confessioni, si chiede,magari in modo figurativo, se”…prima di quella vita, o Dio, mia gioia fui forsein qualche luogo o in qualche corpo?” (Agostino, Le Confessioni).Anche neivangeli Apocrifici se ne fa cenno; ed alcune sette gnostiche come iValentiniani, gli Ofiti e gli Embioniti, includevano la Reincarnazione tra iloro insegnamenti più importanti (I.M. Oderberg: La Reincarnazione come venivainsegnata dai primi Cristiani).

Nell’ambitodella religione ebraica, solo i cabalisti l’hanno accettata.

 

Ora nonsi tratta di stabilire chi abbia ragione o torto, resta il fatto che per alcunepopolazioni o più semplicemente con alcune persone, questa è una credenza assairadicata. Il bravo terapeuta deve essere sufficientemente elastico peradattarsi alla persona per raggiungere uno scopo terapeutico condiviso.

 

L’ultima ipotesi èdecisamente astrofisico/matematica

 

Secondo alcuniastrofisici che studiano la mappa dell’universo con le variazioni delle traccedi microonde, un universo parallelo ha toccato il nostro miliardi di anni fa,lasciandone una traccia di prova.

Negli anni 50, Everettipotizzò con i suoi studi sulla meccanica quantistica, che ad ogni istante lastoria dell’universo si dirami in ogni direzione diversa dalla precedente matutte reali e verosimili, come un dado che apra almeno sei possibilità ad ognilancio.

Negi anni80 Alan Guth ipotizzò che il nostro universo sia uno dei tanti nati da ununiverso primordiale. Per tale motivo, essendo unica la matrice primordiale,tutti questi universi potrebbero essere uniti tra loro da tunnelspazio-temporali.

Recentemente nasconodue teorie:la teoria delle stringhe e quella del multiverso.

Secondo laprima, la materia è composta da minuscole corde (stringhe) che vibrano in unospazio di almeno 9 dimensioni; tali stringhe sarebbero incollate a membranetridimensionali (universi) con leggi fisiche proprie perché osservate conottica puntiforme.In realtà le stringhe avrebbero un’armonia unica cheaprirebbe la porta a principi fisici universali uguali per tutti gli universi,in collegamento appunto per leggi fisiche uniche e condivise.

Per laseconda, gli universi nascono gli uni dagli altri creando una sorta dimultiverso infinito a forma di albero.Anche in questo caso essi sarebbero tutticollegati fra loro (L.Bignami “Focus, marzo 2008)

L’ipnosi avendo lapossibilità di andare oltre percependo le vibrazioni di ciò che c’è dentro dinoi ed intorno a noi, può permetterci di vedere in alcuni casi,ciò che con inostri poveri sensi non riusciamo a percepire e magari entrare in contatto con“vibrazioni” diverse da quelle conosciute, ipotizzando una lettura di tipodiverso.

Detto questo, benvenutial dibattito.

Personalmentecome terapeuta, faccio mie le parole dette da un’entità per bocca di unapaziente, registrata da weiss in una delle sue molteplici esperienze, e dalcaso di un nostro paziente che insieme al Dr. Chisotti seguo da alcuni anni,che anch’egli parla per bocca altrui:

“Poichésiamo creature fatte ad immagine e somiglianza di Dio, lui è il nostro maestroed il nostro compito è quello di meritarci la sua somiglianza attraverso laconoscenza che poi dobbiamo utilizzare per insegnare agli altri ed aiutarli”.

La sapienzasi raggiunge lentamente, perché la conoscenza deve essere sublimata in emotivao subconscia, affinché ne resti traccia, e deve essere tradotta in azione,messa in pratica non solo pensata; capire che nessuno è più grande di un altro.Il terapeuta saggio deve evitare le lusinghe assolutistiche della tecnologia odel “Deus ex machina”: la parola, la pazienza, la comprensione, la compassioneci devono differenziare per diventare, crescere come persone e forse perlasciare una piccola traccia di noi.

 


 

 

 
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