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Abuso e maltrattamento nell'infanzia PDF Stampa E-mail
 

LE CAUSE E LE CONFIGURAZIONI DEGLI ABUSI SESSUALI

Gli approfondimenti prodotti nell’ultimo decennio hanno contribuito ad una migliore comprensione delle cause e della configurazione del fenomeno delle violenze sessuali compiute sui minori.
Numerose sono state le prospettive teoriche che nel corso degli anni hanno proposto delle ipotesi interpretative riguardo al fenomeno dell’abuso sessuale. Tra queste menzioniamo:

-         L’orientamento psicoanalitico: la causa primaria dell’abuso va ricercata nei problemi psicologici e nei conflitti intrapsichici degli adulti aggressori, questi determinerebbero il comportamento abusante.

-         L’orientamento sociale: l’abuso è un comportamento espresso da un determinato gruppo sociale

-         L’orientamento socio-ambientale: l’abuso è la risultante dell’agire di condizioni sociali e ambientali: disoccupazione, condizioni abitative inadeguate e povertà.

Differentemente secondo un approccio integrato, che prevede il concorrere di più fattori, l’abuso è considerato come l’espressione di un sintomo disfunzionale che origina dal confluire di più variabili interagenti tra loro, appartenenti al sistema familiare, sociale e relazionale e non unicamente legato alla componente psicologica dell’abusante.L’episodio violento va collocato all’interno di un contesto familiare, dove ogni membro ha una sua storia e porta con sé le esperienze della propria famiglia di origine e del proprio ambiente sociale, esperienze che vengono, poi, ad interagire con quelle degli altri membri appartenenti al nucleo.Tra i diversi autori si riscontra un parziale accordo circa l’identificazione dei fattori di rischio individuali e socio-familiari nella genesi del comportamento abusante e circa i tratti i specifici del bambino abusato.
Ad esempio alcuni autori reputano la giovane età degli abusanti come favorente le difficoltà nell’espletare le funzioni genitoriali e, quindi, anche l’espressione dell’aggressione di tipo sessuale, mentre altri rilevano che l’autore della violenza possa avere un’età molto superiore a quella della vittima. Dati di altre ricerche collocano l’età media degli abusanti nella fascia d’età che va dai 35 ai 45 anni.
Differiscono poi i risultati di numerosi lavori sul livello di intelligenza di coloro che abusano sessualmente di un minore. Per questi soggetti sono stati riscontrati livelli di intelligenza al di sotto della norma, ma i dati spesse volte non trovano conferma presso altre ricerche.L’influenza dei fattori sociali, culturali ed economici, invece, non sembra essere rilevante. Il fenomeno dell’abuso sessuale infantile riguarda tutte le classi sociali. Anche se è vero che la maggior parte delle segnalazioni che arrivano ai servizi di assistenza interessano più i nuclei familiari appartenenti a fasce sociali marginali, il cui disagio è più visibile.Per quanto riguarda l’età del minore abusato, gli studi compiuti in proposito non forniscono dati precisi. Ciò trova spiegazione nel fatto che si interpone un tempo variabile tra il momento di insorgenza ed il riconoscimento dell’abuso in base alle diverse forme di violenza sessuale manifesta o mascherata.
Nel primo caso si verificano veri e propri rapporti sessuali tra l’autore e la vittima dell’abuso ed il riconoscimento avviene in tarda età, in seguito alla raggiunta comprensione del significato dell’atto da parte del bambino stesso. E’ il minore che inizia, se riesce a parlarne con familiari e conoscenti.
Al contrario, per l’abuso mascherato in cui il bambino subisce contatti sessuali non propriamente violenti, accompagnati da una particolare cura e attenzione alle parti intime, il riconoscimento può avvenire con più tempestività e la data di insorgenza si colloca anche prima dei dieci anni. I bambini, difatti, possono esprimere l’abuso subìto attraverso il gioco e le interazioni con l’altro in assenza di quella sensazione di star a tradire un “segreto familiare”, caratteristica invece dell’abuso manifesto.Circa il sesso delle vittime di abuso sessuale, tutti i dati delle ricerche confermano la maggiore frequenza per il sesso femminile. L’abuso sessuale si configurerebbe come un fenomeno che interessa soprattutto minori di sesso femminile: si stima che per una bambina o adolescente la probabilità di subire abuso sia da due a tre volte superiore rispetto al maschio. E’ però, probabile che le statistiche riguardanti vittime di sesso maschile siano sottostimate a causa della maggiore reticenza maschile ad ammettere esperienze di questo genere anche per il timore della stigmatizzazione sociale dell’omosessualità. Dalle numerose ricerche c’è convergenza sull’individuazione di una popolazione femminile pari al 15% e maschile pari al 6% che avrebbe avuto esperienza di vittimizzazione prima della maggiore età.Ciò che realmente costituisce un elemento determinante nell’accadimento di un episodio violento, è la composizione del nucleo familiare: la maggior parte delle vittime risulta appartenere a famiglie disgregate e disorganizzate. In particolare nel caso dell’abuso intrafamiliare si deve constatare l’assenza dei confini generazionali.Nel caso dell’incesto fra padre e figlia l’abusante tende a stabilire con la figlia un rapporto esclusivo, la elegge a figlia preferita, oppure cerca una particolare vicinanza affettiva mostrandosi incompreso e bisognoso di cure. Il padre tende ad invischiarla prospettandole realizzazioni sociali grandiose. Inoltre mette in atto una serie di strategie volte a svalutare la figura materna così da interferire nella relazione madre-figlia.
L’azione del padre volta all’isolamento della figlia agisce in molti casi su una difficoltà preesistente della madre a fornire protezione e vicinanza affettiva alla figlia. Queste difficoltà possono essere legate a sue problematiche personali o a fattori contingenti come malattie fisiche che aumentano la distanza tra le due in modo tale da rendere impotenti entrambi: l’una ad accorgersi dell’abuso e a difendere la figlia, l’altra a chiedere aiuto.
Alcuni autori hanno individuato le fasi attraverso cui si esplica l’abuso sessuale.

-         Fase dell’adescamento: l’abusante mette in atto una serie di comportamenti per attirare a sè la vittima.

-         Fase dell’interazione sessuale: l’abusante passa a forme via via sempre più intrusive (da discorsi pornografici a esibizionismo, voyeurismo, a contatti fisici fino alla penetrazione).

-         Fase del segreto: l’abusante costringe la vittima con vari mezzi a tacere.

-         Fase dello svelamento: il bambino comunica l’evento abuso;

-         Fase della rimozione: vi è il tentativo da parte della vittima di negare la realtà dell’abuso e il suo danno anche a causa delle frequenti pressioni psicologiche esercitate dal proprio nucleo d’appartenenza.Per quanto riguarda la durata dell’abuso, quando questo è perpetrato da estranei nella maggior parte dei casi l’evento tende a fermarsi ad un solo accadimento.Differentemente se l’abuso è compiuto da familiari o persone conosciute dal minore questo evento tende a ripetersi con un aumento della gravità.Nelle situazioni caratterizzate da una violenza di natura prevalentemente sessuale è poco frequente che l’abuso sia accompagnato da violenza fisica. Inoltre gli studi clinici mettono in evidenza sempre più spesso l’esistenza di un legame tra maltrattamento e abuso sessuale, nel senso che differenti tipi di violenza possono accadere simultaneamente all’interno di un nucleo familiare. 

ABUSO SESSUALE

Altro grande capitolo è quello dell'abuso sessuale; è noto ormai che questo fenomeno attraversa tutti i gruppi sociali senza sostanziali differenze di incidenza. L'influenza degli aspetti sociali, di quelli culturali ed economici appare quindi secondaria nella genesi di questi comportamenti. Questo non significa affermare che non esistano fattori di rischio psicologico e sociale rapportabili alle situazioni di abuso ma piuttosto che questi fattori di rischio sono in gran parte aspecifici e cioè non collegabili unicamente a queste situazioni. La definizione più accettata è quella per la quale è definito abuso ogni relazione sessuale imposta da un adulto a un minore. Il coinvolgimento di un minore in una relazione sessuale di questo tipo si basa infatti su una posizione di potere e dominio da parte dell'abusante. L'abuso costituisce, sul piano delle relazioni interne dell'abusato, una devastante esperienza di intrusione che può sovvertire, se non distruggere, i contenuti del suo mondo interno. Al bambino abusato vengono, infatti, imposti comportamenti sessuali anomali rispetto al suo stato di maturazione mentale e fisica e che quindi non può contenere, anche perché raramente ha in quel momento la possibilità di avere vicino a sé un adulto “sano” con cui condividere l'esperienza traumatica. L'abuso sessuale ha in comune con altre esperienze di maltrattamento, la caratteristica di essere, prima di tutto, un abuso psicologico. Quando l'abusante è, come spesso succede, un parente se non un genitore del bambino, questa caratteristica è ancora più gravida di conseguenze negative. Il bambino vittima di maltrattamento mostra spesso una sintomatologia composita, aspecifica, che pur non costituendo una prova certa che vi sia stato un abuso ai suoi danni, certamente può rappresentare un segnale di allarme per la famiglia.
 
 
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