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Di Antonello Musso
I metodi classici sull'apprendimento: dagli animali all'uomo. E se anche le cellule ed i tessuti del corpo umano potessero apprendere dalle malattie sconfiggendole?
SUGGESTIONI SULL' APPRENDIMENTO CELLULARE
Ci siamo mai chiesti il perché alcuni malati di malattie gravi, neoplastiche sopravvivono ed altri non ce la fanno? Le risposte possono essere molteplici, ognuna portatrice di verità. La persona malata può essere già affetta da altre patologie invalidanti, oppure il male può essere particolarmente aggressivo; in altri casi il soggetto può non avere biologicamente i mezzi per rispondere alle aggressioni oppure avere un difetto geneticamente predeterminato che invalida e rende impossibile la risposta immunitaria. Talvolta è la stessa chemioterapia che annichilisce il malato fiaccandolo nel corpo e nella mente e, pur eliminando la cellula malata, nello stesso tempo danneggia quella sana, un po' come se per estirpare alcune erbacce dai campi, ricorressimo ai diserbanti totali che lasciano terra arida e bruciata intorno. Queste e molte altre situazioni si possono verificare purtroppo e sono causa di decessi nei casi più gravi o di minorazioni fisiche o psichiche in chi resta. L'angosciosa attesa di chi aspetta il risultato di un esame da cui dipenderà il suo futuro, la delusione dopo impegnative e sofferenti cure che non hanno portato a nulla, la speranza di alcuni momenti dopo una remissione di malattia, sono situazioni che minano la serenità, fiaccano lo spirito, demotivano la persona. Ed è facile per gli esterni incoraggiare a parole, con quelle frasi che suonano vuote per chi è alla prova. Eppure qualcuno ce la fa... E se provassimo ad ipotizzare che il nostro corpo, nella sua integrità sia pure minata dalla malattia, avesse ancora voglia di apprendere dalle situazioni pericolose; e se in alcuni casi il gioco fosse solo quello di contenere la malattia per dare tempo al corpo di conoscerla ed aggredirla?
Modelli Di Apprendimento: Il Condizionamento Classico
Questo modello è ineluttabilmente legato al nome di Pavlov, fisiologo russo che per primo studiò i riflessi incondizionati legati agli archi riflessi (cibo in bocca---->salivazione automatica), e quelli condizionati (stimolo neutro-suono di un campanello quando arriva il cibo-salivazione associata allo stimolo).Questo Pavlov lo chiamò apprendimento adattativo.
Modelli Di Apprendimento: L'Abituazione e la Sensibilizzazione
Possiamo definire l' abituazione come una forma di de-sensibilizzazione a determinati stimoli; il soggetto che ha paura del buio, ad esempio, viene progressivamente , pazientemente “abituato” a tale situazione, affrontando diverse situazioni di buio fino a che diventa totalmente indifferente a quello stimolo; si è cioè creata una progressiva riduzione della risposta al ripetersi dello stimolo; un po' come entrando in una stanza con cattivo odore, dopo un certo tempo non lo si avverte più: si è cioè adattato. Per contro uno dei suoi “effetti collaterali”, può essere la sensibilizzazione. In un certo senso, reprimendo progressivamente la propria capacità reattiva,sia pure solo rivolta a quello stimolo, conserva uno stato latente di allerta che alla prima occasione si manifesta in modo eccessivo. Un parallelismo di questi concetti lo troviamo anche a livello immunitario: soggetti allergici indotti ad una terapia de-sensibilizzante dagli allergologi, possono sviluppare reattività più evidenti vs altri stimoli non necessariamente patogeni.
Modelli Di Apprendimento: Il Condizionamento Operante
In questo caso i soggetti operano influenzando ed essendo influenzati dalla somministrazione di rinforzi, cioè ad un comportamento corretto una risposta piacevole, ad un comportamento scorretto una risposta spiacevole.. Anche qui la risposta è diversa in base all'entità degli stimoli: rinforzo costante----> apprendimento rapido e marcato; rinforzo intermittente----> apprendimento più duraturo e tenace. A seguire, il condizionamento operante può generare un comportamento nuovo, detto modellamento, generato attraverso approssimazioni successive; se noi induciamo stimoli guidati al nostro sistema immunitario, esso probabilmente sarà pronto a rispondere con una risposta indotta, modellata allo stimolo. Così come il cane che salta per afferrare il cibo posto in alto dall'addestratore ma non lo riceve fino a quando non resta fermo, seduto sulle zampe posteriori.
Modelli di Apprendimento: L'Apprendimento Cognitivo
Nel condizionamento classico ed operante, si apprende in modo automatico e meccanico; in quello cognitivo, il soggetto gioca un ruolo attivo, acquisendo contenuti mentali: l'esperienza ha l'effetto di far assumere al soggetto una o più informazioni, contenuti, conoscenze di cui magari si servirà solo in seguito, quando lo riterrà opportuno. L'evitamento è una di queste situazioni: l'animale impara che determinati comportamenti inducono risposte spiacevoli, dunque li prevede e li evita. L'apprendimento latente cioè quando la prestazione che fa seguito all'apprendimento risulta differita; questa forma evidenzia un atteggiamento di tipo cognitivo, in quanto dall'esperienza ricava un contenuto mentale, che incamera per utilizzarlo, come si diceva, a tempo debito. L'apprendimento ad apprendere è un passo ulteriore: i soggetti imparano le regole del gioco e lavorano poi in modo automatico.
L'Insight (intuito) è un atto intelligente con il quale il soggetto, di fronte ad una difficoltà, riesce a sbloccare la situazione Secondo la Gestalt, per conoscere il mondo, è fondamentale il modo in cui organizziamo in una struttura gli elementi, poiché non percepiamo le cose staccate, ma come parti di una struttura complessa. L'atto intelligente è dunque un cambiamento di schema, di associazione degli elementi di base che vanno a configurare una nuova struttura utile a superare l'ostacolo come sequenza logica; si stacca nettamente dai tentativi confusi e disorganizzati di prima e tende ad essere ripetuto ed applicato in altre circostanze simili ma non necessariamente uguali.
L'Apprendimento Sociale
Se i soggetti utilizzassero come modello di apprendimento solo il modellamento, non si capirebbe il perché alcuni di noi imparano rapidamente comportamenti nuovi, anche complessi; evidentemente vengono utilizzati altri sistemi.
Uno di questi è l' Apprendimento Sociale: il soggetto, attraverso i neuroni specchio, apprende imitando. Il soggetto acquisisce nuove capacità osservandole nel comportamento del modello e automaticamente viene spinto a ripetere le sue azioni, anche a distanza di tempo: in questi casi il modello fa da rinforzo, sia esso reale (legato cioè ai risultati positivi da lui ottenuti comportandosi in codesto modo, e dal soggetto osservati), o vicariante (legato cioè a risultati che necessariamente saranno positivi, vista l'importanza che noi attribuiamo al modello: si effettua un atto di fiducia verso di esso). Talvolta però vengono a mancare entrambi questi fattori: in questi casi il soggetto considera lecita, funzionale ed utile tale azione e l'atto di fede lo fa verso se stesso, realizzando un autorinforzo. Quando questi atti intelligenti di imitazione diventano funzionali ed utili non solo per il singolo ma per il gruppo, essi diventano tradizioni e vengono codificati, coordinati e raccolti in modo semplice per poi poterli trasferire da una generazione all'altra con facilità.
Dobbiamo inoltre tener presente il contributo importante offerto dall'etologia del sistema, cioè dal terreno biologico sul quale esso si svolge: non possiamo prescindere dal fatto che gli esseri viventi sono prima di tutto insiemi di cellule e tessuti che tramandano, secondo una precisa e specifica filogenesi, la loro storia evolutiva che si differenzia da specie a specie. E non necessariamente le diverse specie possono utilizzare tutti i sistemi di apprendimento che fino ad ora abbiamo esaminato, proprio perché i viventi sono organizzati in alberi filetici, cioè in tassonomie con gerarchie ben definite. Solo l'uomo le utilizza tutte, partendo dal semplice imprinting (comportamenti semplici e duraturi che si imparano alla nascita o ancora prima ed è di breve durata, pochi giorni o poche ore), all'atto intelligente organizzato e tramandato (tradizione). Il tutto gestito da una forma di intelligenza che:
a)utilizza a seconda dei casi una forma di apprendimento o l'altra;
b)può utilizzare contemporaneamente più forme di apprendimento al fine della acquisizione;
c)questo evento può dipendere da varie circostanze:
1)dalla disponibilità e le risorse del “qui ed ora” alla sua ontogenesi e filogenesi;
2)dalla necessità e dall'importanza delle richieste (situazioni in cui l'organismo deve imparare in fretta e bene, ha o non ha molto tempo a disposizione, può o non può permettersi degli errori ecc.)
E le nostre cellule? Esse si comportano un po' come la linea ontogenetica della nostra specie con una risorsa in più: quella della supervisione del nostro cervello con l'intelligenza analitico deduttiva e quella emotiva. All'inizio dello sviluppo esse apprendono ed evolvono in base a fasi di sviluppo preorganizzate dal codice genetico; la cosa sorprendente però è che esse, essendo in una condizione pre-specialistica, possono essere indotte a mutare la propria filogenesi, cioè la normale funzione a cui sono predestinate, cambiandone il destino: come materia informe primordiale esse possono modellarsi a seconda delle esigenze, “specializzandosi” a comando. Sono le famose cellule staminali in cui molti malati e molti medici ripongono così tante speranze del futuro dei trattamenti terapeutici. Ma come già prima sostenuto, anche le cellule ormai evolute possono apprendere: dagli stimoli esterni (virus, batteri ecc.) o da malattie indotte da errori nella replicazione dei geni (autoimmunitarie) o da quelle plurifattoriali (neoplasie ad esempio). L'importante è che non manchino due elementi fondamentali: il tempo per apprendere e la volontà di cambiamento, quest'ultima articolata appunto, dalla nostra intelligenza alla quale demandiamo risorse, circostanze e forti spinte motivazionali. In mancanza di questi fattori il sistema è destinato inevitabilmente al collasso.
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