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Processi attivi del pensare. PDF Stampa E-mail

Il perché si plasma con facilità, ad ogni esperienza che facciamo con 
facilità troviamo una spiegazione, la nostra intelligenza ha un 
intrinseco bisogno di finalizzare ogni nostro operato.
Il senso della vita lo si raccoglie quotidianamente si costituisce 
attraverso l'esperienza, noi impariamo, consciamo attraverso le nostre 
esperienze, facendo esperienza abbiamo costruito il mondo in cui 
viviamo, la mappa di questo mondo non è altro che la nostra conoscenza.


Il perché si plasma con facilità, ad ogni esperienza che facciamo con 
facilità troviamo una spiegazione, la nostra intelligenza ha un 
intrinseco bisogno di finalizzare ogni nostro operato.
Il senso della vita lo si raccoglie quotidianamente si costituisce 
attraverso l'esperienza, noi impariamo, consciamo attraverso le nostre 
esperienze, facendo esperienza abbiamo costruito il mondo in cui 
viviamo, la mappa di questo mondo non è altro che la nostra conoscenza.
Conoscere è vivere, quello che possiamo vedere è parte della nostra 
conoscenza che si incrocia e tesse il nuovo intorno a noi. La 
conoscenza è la nostra vita, percepiamo, riconosciamo ed utilizziamo 
ogni cosa attraverso la forza del nostro conoscere, tanto che non ci 
poniamo tante domande in merito, ci lasciamo guidare dalla conoscenza 
che guida a sua volta i nostri sensi che guidano la nostra esperienza.
Se il Sè, la nostra identità è possibile considerarla in 
un'entità di relazione, non può trovare un suo spazio negli oggetti 
dell'esperienza, l'identità o meglio semplicitamrnte il nostro 
essere, è un esperienza che non si ferma, è un divenire facendo, la 
consapevolezza di ciò che siano e di ciò che facciamo.
La nostra identità non risiede nel cuore, come pensava Aristotele, e 
neanche nel cervello, come siamo propensi a pensare al giorno d'oggi, 
è nella relazione che siamo ed in cui esistiamo.
Non risiede completamente in alcun luogo, ma si manifesta prettamente 
nella continuità della nostra attività di differenziazione e 
relazione, nonchè nell'intuitiva certezza o consapevolezza che la 
nostra esperienza sia veramente nostra, che siamo noi a vivere ed a 
provare ciò che siamo e che viviamo.
Quando si parla ad una persona si danno per scontate tante cose a 
partire dall'identificarsi in se stessi, divenendo una parte 
dell'esperienza, l'altra parte è intuitivamente frutto dell'esperienza 
dell'altro che diamo per scontata.
Il più delle volte la nostra conversazione cammina per suo conto 
sostenuta da un unica idea logica di riferimento, il senso comune 
condiviso. Abbiamo bisogno di identificarci quando un ragionamento non 
risulta più condiviso, bensì si genera, meglio si crea un nuovo 
significato.
Il nostro cervello ripete in modo economico ciò che conosce, ma così 
facendo si preclude il nuovo, la novità ha bisogno dell'identità 
senza la quale non potrebbe esistere. Noi praticamente esistiamo 
consapevolmente solo in un atto creativo, quando generiamo il nuovo.
Nell'esperienza dell'ipnosi noi attiviamo un processo creativo di 
generazione di significato, senza per questo conoscere il senso di 
quello che andiamo a vivere, vivendo uno stato di trance ci lasciamo 
guidare da una persona che possiede un suo stato di coscienza e che 
conduce l'esperienza per noi, in tal modo seguiamo una logica esterna 
alla nostra che dà un senso ed un fine alla nostra esperienza. Non 
filtrando in modo consapevole l'esperienza non siamo soggetti alla 
nostra conoscenza che ci obbliga, siamo "obbligati" dalla conoscenza 
dell'altro, dunque portati a vivere il nuovo. In tal senso abbiamo a 
disposizione quotidianamente un certo numero di cellule staminali 
indifferenziate, nel nostro cervello, che utilizziamo per ampliare 
l'area del cervello interessata alla nuova esperienza. Forse si può 
dire che viviamo costantemente in attesa di confermarci nella nostra 
identità, ma ci identifichiamo consapevolmente solo quando abbiamo 
nuove esperienze. La nostra intelligenza, come processo identificativo 
di noi stessi, ha costantemente bisogno di nuovo identificarsi in un 
sè diverso per potersi identificare.
Ci attirano le esperienze che non possiamo conoscere, quelle che non 
possiamo prevedere, ci attirano le esperienze che chiedono alla nostra 
intelligenza di potersi impegnare.

 
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