Un ipotesi sulla relazione tra male adattamento e coscienza, considerando il punto di partenza delle neuroscienze che declinano l'idea di coscienza nell'attività di parti del cervello connesse tra loro, e la mancanza di coscienza come attività mentali di parti del cervello non connesse tra loro.
Appoggiando l'idea della coscienza come identità, consapevolezza di se, la cui funzione avviene attraverso l'attivazione e il collegamento di alcune aree del nostro cervello. Noi abbiamo consapevolezza, coscienza appunto di noi stessi, attraverso il lavoro interattivo di alcune aree del cervello mantenute attive e collegate assieme, funzione che rimaneattiva, come dimostrano alcuni recenti studi neuro- scientifici, solo in presenza di uno stato di veglia, attraverso una massiccia attivazione corticale, o in stato di trance, in misura più contenuta,con una parziale attivazione corticale ed una sensibilità concentratapiù nel mondo interiore. È possibile, in tal modo, considerare il maturare del nostro stato di coscienza come un accrescersi gradualedi questi collegamenti, fino a raggiungere un certo equilibrio traqueste parti, creando così una sorta di sistema organizzato adattabile a circostanze differenti. Usando l'idea dei tre cervelli, il cervello rettile, il cervello mammifero e il cervello evoluto, la neo corteccia, come componenti presenti all'interno del cervelloumano, possiamo considerare che la singola maturazione cerebrale, di tipo evolutivo per la specie uomo, e di tipo educativo nel singolo individuo, come la creazione di ponti di collegamento ed interazioni tra aree differenti del cervello, che bilanciando i comportamenti, permettono alla coscienza di mantenere stati mentaliadattati anche in presenza di stimoli interpretabili dalle singolearee del cervello come potenzialmente pericolosi. Ne consegue che tutti i mal funzionamenti adattivi accorsi ad un individuo possono esser imputati ad un mancato o limitato collegamento tra aree diverse del cervello, lasciando intuire che l'adattamento è frutto di relazioni orientate all'esterno verso la realtà e all'interno attraverso l'equilibrio dell'attività delle singole parti interessatedel cervello. La terapia consisterebbe dunque nel favorire l'attività relazionale delle singole aree, creando dei ponti di collegamento tra queste differenti realtà. Il giocare con parti diverse di personalità favorisce la costruzione di questi ponti, larelazione concilia un attività mentale bilanciate e dunque un buonadattamento. |